IL SITO DEL PRESIDIO DI OPERA E' UNA CARICATURA DEI PROBLEMI LEGATI ALL'INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI NELLA SOCIETA' MODERNA.

SOTTO: LA STORIA DEL PRESIDIO DI OPERA, UN ANNO DOPO.

Dal 21 dicembre 2006 al 12 febbraio 2007 riassunta con gli articoli di giornale più significativi (spesso falsi) ed i comunicati stampa, per non dimenticare:

VERGOGNA, non possiamo permettere questo!

31 GENNAIO 2007: FESTA DELLA BIRRA

I cittadini del presidio organizzano l'ennesimo evento davanti all'area circense. Stasera si tiene la festa della birra con salamelle e birra a volontà.
I presidianti realizzano ancora una festa a tema per allietare la serata dei cittadini e tenere alto il morale di chi combatte da un mese e mezzo una battaglia contro l'arroganza del Sindaco Ramazzotti e delle istituzioni che hanno imposto un campo nomadi senza minimamente interessarsi dell'opinione della gente. Non gente qualsiasi, gli operesi padroni di casa!

30 GENNAIO 2007: SI PROGETTA IL NUOVO ROM.PI.BAR

Mentre si attende lo spostamento del baldacchino, come richiesto dalla Questura, ci si prepara a farlo nel migliore dei modi ripulendo l'area che lo dovrà accogliere ed autofinanziandosi per acquistarne la struttura portante. Nel frattempo si pubblicizza l'evento programmato per domani, un'altra festa a tema: la festa della birra.
Il presidio è sempre vivo e le presenze non calano anzi, soprattutto nelle serate a tema, giungono centinaia di persone a mantenere viva la protesta ed alte le fiamme nei bidoni con cui ci scalda e si cuociono i cibi.
Ad ogni mezzanotte viene bruciata una pagina del calendario con il conto alla rovescia che indica quanti giorni mancano al 31 marzo. Data ultima entro cui dovranno essere spostati i nomadi da Opera.

29 GENNAIO 2007: ORDINE TASSATIVO, SPOSTARE IL ROM.PI.BAR

Il Sindaco Ramazzotti, con le sue pressioni isteriche sul Questore ed il Prefetto, contava di fare sbaraccare il presidio partendo dal baracchino.
Dall'incontro in Questura tra Fusco ed il Questore di Milano che si scomoda per questa idiozia dello spostamento del baracchino (il Sindaco operese in tutta questa vicenda ha fatto esclusivamente pessime figure dinanzi alle istituzioni) nasce la nuova collocazione per il Rom.Pi.Bar.
Il capo della Polizia ed i funzionari Digos non si sognano certo di chiedere lo smantellamento ma provano a rendere innocuo il presidio spingendo verso una soluzione piuttosto "scomoda" per i presidianti.
La prima proposta della Polizia è quella di spostarsi dalla parte opposta della rotonda, verso le case nuove dove c'è un piccolo spiazzo in cemento ed una cabina elettrica per i cantieri. Significherebbe spostarsi di oltre cento metri dal punto attuale a ridosso dell'ingresso al campo.
Questo è lo scopo dell'incontro, infatti, farci allontanare da un terreno che i funzionari di Polizia sanno bene sia tranquillo per l'atteggiamento pacifico dei presidianti ma che il Sindaco continua a rendere infuocato diffondendo notizie di agguati, aggressioni, intimidazioni, forche caudine e violenze tali da costringere Prefetto e Questore ad intervenire pubblicamente in quanto più facile che non rimuovere un Sindaco che, oltre alla manifesta incapacità nel gestire un problema di ordine pubblico, continua ad aggravare la situazione creando tensioni inutili tra parti politiche ed i cittadini stessi diventati oramai bersaglio di insulti sui mass media da parte di Ramazzotti e dei suoi uomini più vicini, Borghi, Liguori e Armelloni in particolare.
Naturalmente Fusco è fermo sull'indisponibilità a spostare il baldacchino ma dopo lunghe trattative, valutando anche altre richieste della Questura, si giunge all'accordo sullo spostamento di dieci metri arretrando verso la curva della ciclabile.
Un posto migliore, in effetti, dove a breve si dovrà spostare il baldacchino. Il tempo stringe, la Questura ha una fretta del diavolo e per sabato vi è l'ordine di fare i lavori necessari alla nuova collocazione del manufatto dei presidianti.

28 GENNAIO 2007: RAMAZZOTTI LAMENTA ANCORA AGGRESSIONI FANTASMA

Ogni giorno il Sindaco Ramazzotti trova il pretesto per insultare gli operesi con il racconto di qualche evento a dir poco "dubbio".
E' il caso di una presunta aggressione verbale subita da qualcuno che avrebbe avuto difficoltà nel recarsi al campo nomadi attraverso il presidio dei cittadini.
Il primo cittadino operese non perde occasione per invocare l'intervento del Prefetto e del Questore con i quali i rappresentanti dei presidianti, in particolare il Consigliere Ettore Fusco, dialogano quasi quotidianamente per mantenere un clima di serenità all'interno della sacrosanta protesta che non cesserà certamente per volontà del Sindaco.
Ramazzotti intanto continua a parlare di operazione umanitaria e di legalità rispettata all'interno del campo e non all'esterno. Ogni giorno in pratica accusa anche le Forze dell'Ordine di non fare il proprio dovere e più volte dubita delle capacità di Prefetto e Questore che, secondo lui, avrebbero già dovuto sgomberare l'area occupata dagli operesi abusivi ed illegali.
Gli operesi però... per i rom si tratta invece di missione umanitaria!
Intanto il Questore, per accontentare il Sindaco che ogni giorno fa pressioni, convoca i presidianti in questura per mediare alcune forme di protesta.
Oggetto dell'incontro tra Fusco ed il Questore è lo spostamento del baracchino, il "ROM-PI-BAR", utilizzato come ricovero dei viveri e punto di aggregazione.
Un gazebo costruito con barre di ferro, listelli di rinforzo e tendoni vari sotto cui i presidianti proteggono il televisore, i viveri e se stessi quando piove.
COMUNICATO STAMPA DEL PRESIDIO:
Quotidianamente apprendiamo dai giornali qualcosa di nuovo:ieri, domenica 28 gennaio, abbiamo saputo da "Il Giorno" che qualcuno è stato vittima di aggressione verbale da parte di 80 presidianti l'area circense. Pertanto (e non a caso) il Sindaco Ramazzotti chiede per l'ennesima volta al Prefetto che il presidio venga sciolto da chi è preposto a mantenere l'ordine pubblico.Siamo indignati per la quantità di menzogne che l'Amministrazione riesce a produrre sul conto dei suoi amministrati in lotta per la tutela del territorio, lotta che, invece, competerebbe al primo cittadino e non, come sta avvenendo, all'intera cittadinanza lasciata sola, paradossalmente, contro l'Amministrazione ed il piccolo gruppo di familiari degli assessori, consiglieri e gestori di attività legate all'Ente.Ci auguriamo che il Prefetto ed il Questore prendano atto di quanto sta avvenendo ad Opera e si facciano garanti del buon andamento del presidio cittadino in atto da un mese, pacificamente, e determinato a resistere sino all'allontanamento dell'ultima tenda dall'area circense di via Marcora.Segnaliamo infine quanto apprendiamo dal mensile locale vicino all'amministrazione "Punto e Linea" in merito alla presunta aggressione subita dai volontari alcune sere fa quando, accompagnati dall'Assessore di rifondazione comunista Matteo Armelloni, si sono recati al campo nomadi per allietare la serata dei rom con musica e balli:Il gruppo dei volontari scrive al giornale, che pubblica, il racconto di quella serata e conclude ritenendosi fortunato perchè grazie all'intervento delle forze dell'ordine è stato evitato l'inseguimento degli stessi, ad opera dei presidianti, fino alle macchine.In virtù della denuncia che si dice sia stata fatta dai volontari presso la stazione dei carabinieri di Opera per aggressione e danneggiamento delle auto in sosta ci domandiamo se i volontari hanno mentito al giornale, visto che hanno dichiarato di non essere stati raggiunti ne di avere subito danni alle auto, oppure ai carabinieri, denunciando un fatto non accaduto, oppure ancora se, più semplicemente, la denuncia sia stata scritta da un militante di rifondazione comunista per poi farla sottoscrivere ai volontari senza sapere che gli stessi si erano già preoccupati di avvisare il giornale raccontando i fatti, realmente accaduti, senza pensare che la serata doveva essere strumentalizzata dal partito rifondazione comunista per creare l'ennesimo precedente. Precedente che, come tutti gli altri, non ha alcun fondamento di realtà.

27 GENNAIO 2007: LA POLITICA DEVE LAVORARE PER SANARE LA FRATTURA...

Alessandro Ramazzotti "predica bene ma razzola male" e se da una parte sembra voglia saldare una frattura, tra lui e la popolazione, dall'altra dimostra tutta la sua arroganza nel non voler riconoscere un errore che lo rende sempre più detestato dai cittadini.
Ramazzotti infatti parla di frattura solo ed esclusivamente per incolpare di qualcosa la parte che non include la sua figura. Il presidio, per Ramazzotti è "abusivo ed illegittimo".
Gli operesi che lo detestano, oramai quasi tutti, sarebbero quelli che non rispettano la legalità ed a cui si rivolge il Sindaco Ramazzotti quando cerca di fare passara la quasi totalità degli operesi per una minoranza di pecorelle smarrite che devono tornare al gregge.
Ma la parola d'ordine è diventata "fuori dal gregge" e le uniche pecore rimaste al pastore Don Renato sono il Sindaco, la sua cricca di amministratori, i familiari e la gente che campa alle spalle dei cittadini grazie al clientelismo rosso... e neppure tutti!
COMUNICATO STAMPA DEL COMUNE DI OPERA:
Opera (27 gennaio 2007) - "La politica deve ricominciare a lavorare per sanare la frattura che l'intervento umanitario ha provocato all'interno della nostra comunità": Il Sindaco Alessandro Ramazzotti ribadisce la necessità di riformulare i termini della protesta dei cittadini, riportandola nei limiti del confronto democratico.
Il presidio abusivo non può, in altre parole, essere confuso con la protesta dei cittadini che esprimono le proprie preoccupazioni e paure. "Occorre - ribadisce il sindaco - che la legalità assicurata all'interno del campo venga rispettata, o fatta rispettare, anche fuori. Perchè, come ho detto in consiglio comunale, non si può impedire di entrare a chi intende portare il proprio sostegno umanitario alle persone ospitate nel campo di prima accoglienza.
Non possono essere continuamente coperti di insulti e minacce". D'altra parte il presidio non ha alcuna autorizzazione ed è quindi illegittimo. Le autorità di pubblica sicurezza incontreranno nei prossimi giorni i manifestanti per ridefinirne la collocazione, in modo che venga garantito, alle persone autorizzate, l'accesso al campo dove rimarranno gli agenti della Polizia di Stato, così come assicurato dal Questore e dal Prefetto in persona.
Ufficio Stampa Comune di Opera.

26 GENNAIO 2007: DOPO LA TEMPESTA E' QUIETE

Il giorno dopo l'attesissimo Consiglio Comunale voluto e convocato dal centrodestra i cittadini e l'Amministrazione si interrogano sul risultato dello stesso.
Praticamente un nulla di fatto se non la presa di coscenza ufficiale di chi si è schierato a favore o contro il campo nomadi.
Dalle parole del Sindaco e dall'evolversi della situazione si insidia sempre più preoccupante l'idea che il campo resterà a Opera per sempre e diverrà un altro Triboniano.
La maggioranza è troppo compatta, ad eccezione delle preplessità portate in aula dal Consigliere Susani sul metodo e sulla disinformazione strisciante perpetrata dal Sindaco, ed addirittura si continua a parlare di esperimento, di modello da seguire, di integrazione. Concetti che non si sposano con una presenza lunga solo tre mesi.
Gli operesi al presidio stringono i denti, chiudono bene i cappotti ed aprono gli ombrelli per resistere a quest'inverno non particolarmente rigido ma umido, molto umido.
Resistere è la parola d'ordine dei presidianti, contro tutto e contro tutti.
Strano per una popolazione saldamente unita che battaglia per un ideale condiviso da tutti, la tutela della propria sicurezza ed integrità territoriale, eppure dai mass media e dalle istituzioni l'immagine distorta che viene data degli operesi è quella di un popolo diviso in due, spezzato da odii e rancori profondi. Una cittadina razzista, egoista, devastata dalla solitudine.
L'Opera che non è, in realtà, viene dipinta a tinte fosche dal Sindaco Ramazzotti e dai suoi fidi assessori Borghi e Armelloni. I mass media non fanno altro che amplificare.

25 GENNAIO 2007: CONSIGLIO COMUNALE CONVOCATO DA LEGA NORD, AN E FORZA ITALIA

Finalmente si tiene il primo incontro con la cittadinanza dopo la tragica assemblea del 21 dicembre ed è solo merito delle forze di opposizione se questo avviene.
Dopo il doppio rifiuto al confronto in piazza davanti a migliaia di persone, il Sindaco Ramazzotti e la sua armata brancaleone allo sbando, sono costretti a partecipare al Consiglio Comunale convocato su richiesta dei consiglieri di minoranza.
Oltre cento persone riempiono l'aula ed almeno il doppio assistono sotto la pioggia dal maxischermo posizionato nella piazzetta accanto all'edifico comunale.
Le parole del Sindaco e di tutta la maggioranza sono spesso coperte dalle bordate di fischi che giungono dall'esterno, mentre nella sala presidiata dalle forze dell'ordine, sempre sotto minaccia di allontanamento da parte del Sindaco stesso, le proteste sono più pacate.
Sindaco, giunta e consiglieri di maggioranza minimizzano tutto e definiscono razzisti quei "pochi" cittadini che protestano.
Eppure ancora una volta sono la netta maggioranza ma qualcuno finge di non vederli, anche quando a stento riesce a fare sentire la sua voce rotta dal terrore di essere riconosciuto all'esterno del palazzo.
E' il caso, tra gli altri, del capogruppo della maggioranza Angelo Scaglione che legge un discorso, precedentemente scritto, in modo scomposto ed a tratti incomprensibile tra i fischi della platea che oltre a non condividerlo neppure capisce di cosa parla.
I consiglieri di opposizione Ettore Fusco, Pino Pozzoli, Vittorio Calvi, Maria Rosaria Rivieccio e Maria Rosaria Ciuccio raccolgono la loro dose di consensi per le posizioni a favore della cittadinanza mentre al gruppo misto, per i fuoriusciti del Polo Alfredo Padolecchia e Vittorio De Rosa, giungono perplessità per il discorso del primo e soprattutto fischi al Consigliere De Rosa, per la prima volta presente in aula dopo tre anni di assenza, appiattito sulle posizioni del Sindaco Ramazzotti che ne giustifica da sempre le assenze senza chiederne le dimissioni invocate dalle opposizioni.
All'ovazione per la dichiarazione di Fusco "oggi mi sento fiero di essere operese poichè Opera è unita in una battaglia che lega cittadini d'ogni orientamento politico e classe sociale" fanno da contraltare i fischi per la replica della Consigliera Conti Staid di rifondazione comunista che afferma "io invece mi vergogno di essere operese".
I consiglieri ed assessori di rifondazione comunista sono i più accaniti sostenitori del campo nomadi in paese e si distinguono per le accuse a Fusco e Pozzoli rei, secondo loro, di avere fomentato una campagna d'odio e tensione.
I soliti paroloni roboanti che dovrebbero incantare le persone ma, detti dinanzi ad una platea che ha già aperto gli occhi, lasciano il tempo che trovano.
Alcuni cittadini vengono allontanati dall'aula per le proteste manifestate con interventi verbali incontrollabili durante alcune affermazioni, palesemente offensive verso i cittadini, da parte di esponenti della sinistra.
L'Assessore Riccardo Borghi, invitato a scusarsi da una cittadina per il famoso "gesto dell'ombrello" rivolto agli operesi che manifestavano il giorno dell'ingresso dei rom nella tendopoli ricostruita, si rifiuta di fare un mea culpa, pur riconoscendo la paternità dell'infame gesto, dichiarando che "i cittadini presenti al campo non rappresentavano opera".
Sempre per l'Assessore Borghi, particolarmente interessato alla vicenda rom, il Sindaco avrebbe fatto bene a non consultare i cittadini per una decisione come quella di insediare un campo nomadi all'ingresso del paese.
Secondo Borghi, infatti, il Sindaco ha piena autonomia e può interpretare i bisogni e le necessità dei cittadini operesi a suo piacimento.
Al termine della seduta la maggioranza, senza Fusco e Pozzoli recatisi come sempre con i presidianti al campo, approva all'unanimità una mozione di condanna per i fatti del 21 dicembre culminati con il rogo delle tende.
Infine, nonostante le mozioni si votino sempre nella seduta successiva, vista l'assenza dei due principali oppositori al regime di Ramazzotti e Borghi viene discussa immediatamente la mozione di sfiducia al primo cittadino presentata da Fusco prima di lasciare l'aula.
Da il Giornale del 26 febbraio 2007 di Fabio Brochetti
CAMPO ROM A OPERA, FISCHI DEI CITTADINI IN CONSIGLIO COMUNALE.
Il sindaco lo aveva sottolineato all’indomani dell’episodio in cui vennero bruciate le tende al campo di via Marcora: «Occorre ripristinare al più presto il normale circuito democratico, con una nuova convocazione dell’assemblea elettiva». Sabato scorso, Alessandro Ramazzotti ha incontrato i capigruppo e concordato la data. La seduta, «assediata» dai cittadini, si è svolta ieri dalle 18.30.«Un Consiglio - sottolinea il sindaco - che non è una risposta alla richiesta di quelle forze politiche, come la Lega e An, che hanno contribuito a impedire il regolare svolgimento di quello previsto il 21 dicembre scorso». Infatti, la seduta è stata pubblica. I capigruppo di Lega e Polo (Ettore Fusco e Vittorio Calvi) avevano contestato sia l’orario che il locale consiliare in quanto non utili alla buona riuscita dell’evento. Per quanto riguarda la sede era stata chiesta dalla minoranza la sala cinematografica al fine di accogliere maggiori cittadini interessati. Fuori dalla sala consiliare di Opera, all’esterno sotto la pioggia, c’erano circa 150 persone, che osservavano la seduta da un maxischermo. Fischi e proteste si sono levati quando hanno preso la parola alcuni esponenti della maggioranza, anche dentro il Consiglio.«È importante organizzare al più presto - ha esordito il sindaco - un confronto con la città, durante il quale sia possibile scambiarsi opinioni, dibattere con gli operesi su come sia stata affrontata l’emergenza umanitaria del Comune di Milano. Aspetti che l’assemblea elettiva, formata da rappresentanti democraticamente eletti, deve prima affrontare al suo interno». Il primo punto all’ordine del giorno è stato presentato dal sindaco che ha provveduto a informare dello sviluppo dell’accordo istituzionale sottoscritto da Prefettura, Provincia, Comune di Milano e Comune di Opera, avente come oggetto la gestione dell’emergenza rom che si concluderà entro metà marzo, quando il campo nomadi operese, sarà definitivamente sgombrato, auspicando che ora, la cittadinanza divisa di Opera, riesca a ricucire i rapporti. Invito accolto anche da alcuni esponenti della minoranza.
I consiglieri Pozzoli (An) e Fusco (Lega), in un intervento al vetriolo, hanno «delegittimato» il sindaco invitandolo a dimettersi, a fronte delle 3mila firme raccolte. Il capogruppo di Fi, Calvi, ha espresso parole di solidarietà nei confronti dei colleghi di minoranza strumentalizzati per la vicenda, ricordando che «i cittadini operesi, hanno agito nella forma del presidio, non perché siano razzisti ma perché hanno visto venir meno la loro tranquillità».
IL COMUNICATO STAMPA DEL PRESIDIO:
CONSIGLIO COMUNALE 25 gennaio 2006 Si è tenuto ieri sera in condizioni disagevoli per i cittadini il consiglio comunale richiesto dall'opposizione. Nonostante la pioggia 150 persone hanno assistito al dibattito in aula dal cortile del comune attraverso un maxischermo. Altre 100 persone circa riempivano la sala stessa.
Ovviamente fischiati gli amministratori che non hanno dato alcuna spiegazione ai cittadini impegnandosi, invece, solo ed unicamente a demonizzare l'operato dei consiglieri Ettore Fusco e Pino Pozzoli considerati, dal Sindaco, i capirivolta oltre che i responsabili dei disordini verificatisi il 21 dicembre. La risposta dei cittadini alle accuse degli amministratori, che perseverano nel definirli degli inetti strumentalizzati dai capipopolo del centrodestra, si sono fatte sentire ed hanno scandito ogni intervento dei consiglieri ed assessori del centrosinistra che hanno solo saputo gettare discredito su Fusco e Pozzoli oltre che sull'intera cittadinanza in virtù del fatto che a non volere il campo nomadi è proprio l'intero paese.
Non un paese diviso quindi, come vorrebbero fare credere coloro che si portano a fare da platea in tv oppure a riempire alcune poltroncine del consiglio comunale le mogli, i figli, gli ex assessori ed i gestori di proprietà comunali.
Un paese unito, invece, da un forte senso di appartenenza alla comunità che, per la prima volta nel dopoguerra, unisce gli operesi tutti nella difesa del proprio territorio."Oggi, più che mai, sono fiero di essere operese" sono state le parole di Ettore Fusco, capogruppo Lega Nord, al quale ha risposto la consigliera di rifondazione comunista Staid in modo diametralmente opposto: "mi vergogno di essere operese".
I cittadini operesi hanno udito un mucchio di fandonie sui fatti del 21 dicembre e su tutto quello che è accaduto da quel giorno sino ad oggi... fandonie che spingono i cittadini a non fidarsi delle istituzioni ed a continuare il presidio fino a quando non vi saranno più tende nell'area circense di via marcora.
Al termine del punto all'odg che trattava l'argomento nomadi, i consiglieri Fusco e Pozzoli hanno abbandonato l'aula per recarsi al presidio insieme ai cittadini.
Fusco ha depositato prima di uscire dalla sala una mozione di sfiducia al sindaco ed alla sua giunta chiedendo al direttore generale che fosse discussa nella seduta successiva come è prassi.

24 GENNAIO 2007: OPERA PROTAGONISTA A L'INFEDELE

La trasmissione nazionale di LA7 condotta da Gad Lerner si occupa di Opera e della vicenda nomadi ancora in corso. Gli invitati sono Ettore Fusco Consigliere della Lega Nord rappresentante del Presidio di Opera, Alessandro Ramazzotti Sindaco di Opera, Filippo Penati Presidente della Provincia, Mariolina Moioli Assessore del Comune di Milano.
Oltre ai rappresentanti delle istituzioni anche un sociologo ed una scrittrice per occuparsi della demagogia che pervade l'intera puntata organizzata per il giorno della memoria impregnata appunto di riferimenti a Hitler, al nazismo ed allo sterminio degli ebrei.
Del resto Gad Lerner non perde occasione per andare a parare su questi temi, quasi fosse una colpa nostra se nella Germania nazista, dei folli guidati da Adolf Hitler, hanno messo in atto un piano diabolico di sterminio di massa.
Nel pubblico molti rom, alcuni cittadini del Triboniano, il Consigliere operese di AN Pino Pozzoli ed il "Presidiante" Renato Lepori.
La trasmissione fila via liscia lasciando poco spazio alle verità e più libertà alle menzogne sui luoghi comuni in fatto di zingari, sul razzismo degli operesi e sull'onestà morale dei politici, soprattutto i presenti, che invece ci hanno ridotto in questo stato.
Gad Lerner prova a dipingere Fusco come un Hitler in erba ma il Consigliere della Lega non ci casca e gli risponde subito che è assurdo paragonare i fatti di Opera con il genocidio del dittatore nazista.
Questo rompe un pò le uova nel paniere al presentatore che ha già improntato l'intera trasmissione sul tema dell'olocausto e del conseguente eterno vittimismo che pone alcuni dalla parte degli intoccabili.
Infatti Fusco prova a spiegare che la nuova norma che punisce chi nega l'olocausto dovrebbe valere anche per chi nega ovvietà sul modo di vivere, sovente fuori legge, degli zingari.
Ma Lerner finge di non capire e toglie la parola a Fusco che risponde "vabè, te lo spiego dopo allora".
Intanto al presidio si guarda la televisione per la seconda sera consecutiva... Opera purtroppo è diventata caso nazionale e sembra faccia audience.
Al termine della puntata vi è uno scontro tra Don Colmegna ed il suo fido Don Massimo che, infervorati per la pessima figura che hanno fatto mentendo su più fronti, ad esempio negando la lettera di Don Renato agli operesi, perdono le staffe inscenando un brutto litigio con gli operesi.
Naturalmente Pozzoli, Fusco e Lepori cercano solo di farli calmare provando a ricordargli che in fondo, anche se non lo danno a vedere, dovrebbero essere due preti.
Un altra giornata scorre via al presidio con il pensiero a quanto finalmente avverrà domani quando, grazie alla convocazione fatta da Lega, An e Forza Italia, visto che il Sindaco si guardava bene dal farlo, si terrà il primo Consiglio Comunale dopo quello tragico del 21 dicembre concluso con la protesta popolare.

23 GENNAIO 2007: TELENOVA A OPERA

L'emittente televisiva privata, seguitissima con i suoi collegamenti tra la gente all'interno dei problemi di rilevanza locale, organizza una trasmissione con il Sindaco Alessandro Ramazzotti, ed i favorevoli al campo nomadi, presso gli studi televisivi ed in collegamento esterno dal presidio con i cittadini che dicono no al campo nomadi.
Il povero Sindaco, che in occasione del primo dibattito televisivo non aveva trovato neppure una persona disposta ad accompagnarlo negli studi di Telelombardia, per non restare solo precetta la sua maggioranza consiliare e si circonda di assessori, consiglieri comunali e dei rispettivi parenti stretti. Insieme a questi anche un paio di famiglie che vivono di contributi e lavorano per gentile concessione della Giunta di sinistra, un Prete in abiti civili che si guarda bene dal presentarsi anche quando parla al microfono ed un paio di giovani scouts vicini al potere di sinistra.
Al presidio alcune centinaia di persone, anche se molti preferiscono assistere al dibattito comodamente sulla poltrona di casa e raggiungere il campo solo al termine della trasmissione, agguerrite ed infreddolite che dibattono con Sindaco ed assessori sulla vicenda che li coinvolge direttamente.
In particolare si rende protagonista di una diatriba con i cittadini l'Assessore Riccardo Borghi reo di avere fatto il gesto dell'ombrello agli operesi nel giorno in cui, evidentemente soddisfatto, festeggiava l'ingresso coatto dei nomadi nell'area circense.
Per il resto una mielosa sagra dei buoni sentimenti e dell'ipocrita e buonista visione di un'etnia che diviene, grazie a quanto accaduto il 21 dicembre a Opera, vittima della società razzista che non vuole accogliere i nomadi.
I cittadini non ci stanno ad essere etichettati e lo dicono a gran voce davanti alle telecamere che evidenziano, soprattutto, il rancore verso il primo cittadino Ramazzotti che ha provocato tutto questo infierendo con le sue dichiarazioni alla stampa e con l'arroganza che ha contraddistinto il suo operato e quello dei suoi colleghi di giunta. Gli assessori Borghi, Liguori ed Armelloni in primis.
La trasmissione si chiude con la convinzione che, sentite la serie di menzogne proferite da chi sostiene la bontà del progetto rom a Opera, è meglio non mollare per evitare che l'insediamento divenga definitivo e le sinistre acquisiscano tutte quelle sinergie che stanno mettendo in pratica per difendere l'imposizione del campo a costo di accusare di razzismo, xenofobia, terrorismo e vandalismo chiunque osi porsi tra la Giunta ed il campo nomadi.
Sempre più evidente la visione che il campo nomadi rappresenta per i politici e la chiesa una fonte di guadagno.
Ovviamente morale... un arricchimento culturale.
Del resto lo stesso Don Renato lo aveva detto anche in chiesa: "avete molto da imparare da queste persone"!
Il presidio resiste... sempre più forte e coeso. Opera c'è!

22 GENNAIO 2007: CARITA' PELOSA... A PAGAMENTO!

Da uno dei tanti siti che si proclamano antirazzisti e propinano notizie false e tendenziose, pur di propagandare contro la civile protesta dei cittadini operesi, emerge la vera natura dell'attività di Laura, la volontaria che si reca al campo tutti i giorni.
“Pensa che il Comune non vuole neanche rendere noto che mi paga per fare da tramite”, dice. “Non vuole farli incazzare ulteriormente.” Punta un dito poco oltre il recinto, verso il presidio.
In questo passaggio dell'intervista il cui titolo è scippato ad un editoriale del Manifesto "OPERA AL NERO" Laura ammette quello che il Comune di Opera ha sempre negato, ossia che qualcuno prendesse soldi per svolgere attività all'interno del campo.
Questa è solo una delle tante falsità propinate alla città dalle istituzioni e l'articolo su www.nazioneindiana.it è a sua volta, per la quantità di menzogne che racchiude, solo un esempio di quanto bugiardi siano quelli che puntano il dito contro gli altri senza farsi esami di coscenza.
Opera al nero
di Giorgio Fontana
Per Laura e Luca e gli altri
“Quando l’odio degli uomini non comporta alcun rischio, la loro stupidità si convince presto, i motivi arrivano da soli.” Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte
Il paesaggio è quello che conosci da una vita. Campi brumosi, file d’alberi secchi, palazzi color ribes, un paio di gru, e la tangenziale ovest come un fiume in piena. Il campo le sorge quasi a fianco, all’imbocco del paese. Il cartello OPERA ti dà il benvenuto. È un pomeriggio di fine gennaio. Sai che ne hanno già parlato i telegiornali, a tempo debito: ma questo non è un motivo per smettere d’interrogarsi. Come se le cose possano finire, una volta trasformate in “notizie”. Come se non ci fossero anche tempi indebiti.
Passi davanti al presidio. Davanti agli striscioni VIA I ROM e DOPO I POOH…I NOMADI. La gente parla e ti guarda sdegnata. Poi il primo che ti viene incontro, dopo cinquanta metri di fango, è un bambino di sette anni. Si chiama Andrej. Ti vede con il bloc-notes in mano e cerca subito di sbirciare, ma è deluso quando nota che non hai ancora scritto nulla. Ha un pallone sgonfio in mano. “Abbiamo una squadra, qui”, dice. “Siamo già sette o otto. E abbiamo scritto una lettera all’Inter.” Giocano un po’ con tutti. Qualcuno è un po’ scarso, però vabbè. Ti chiede se più tardi vuoi fare due tiri.
Tu sorridi e dici okay, poi alzi lo sguardo e cominci a registrare dove ti trovi. Un terreno fangoso e ghiaioso. Quindici tende di media grandezza. Bidoni della spazzatura. Persino qualche estintore. Ma un unico bagno, con due docce e sei gabinetti. Solo due fuochi per cucinare. Niente lavatrice. Un rubinetto all’aperto, con acqua fredda, per lavare i piatti. Quasi ogni giorno la corrente salta. Non c’è illuminazione notturna, a parte due grandi fari.
Sullo sfondo, una rotonda e i cieli vuoti del sud milanese.
Una settantina di persone vivono qui al momento. Circa la metà sono bambini.
La storia comincia con uno sgombero il 14 dicembre in Via Ripamonti. Tutti rumeni, e tutti dotati di regolare permesso di soggiorno. Gente senza precedenti penali, gente normale che lavorava. Il campo stesso è regolare, secondo accordi con la Provincia e il Comune di Opera, e viene gestito dalla Casa della Carità Angelo Abriani. L’organizzazione sta puntando all’idea coerente di fare una serie di campi più piccoli, meglio gestibili, per evitare babilonie come il Triboniano.
Laura ha ventiquattro anni ed è il tramite del Comune. Le chiedi che attività stanno portando avanti. Lei ti racconta di come i nomadi tengano alle loro tende, di come siano linde e ben conservate. Ti racconta dei corsi d’italiano per gli adulti. Ti spiega dei concerti e delle partite di calcio che hanno organizzato. E dello sportello per il lavoro che il Comitato Festa dei Popoli, di cui fa parte, sta pensando di attivare.
Ti porta a sentire una lezione di canto a cura della Comunità S. Egidio. Una ragazza suona la chitarra e sette bimbi in cerchio cantano Alla scuola della pace, puoi venire se vuoi, puoi venire puoi ballare… Hanno le facce contente ma un po’ stanche. Sotto un rettangolo di neon, fanno merenda con torta e succhi di frutta in cartone. Mentre scrivi vedi l’alito dal freddo, e per terra c’è solo terra. Laura ti indica uno striscione colorato: IL PAESE DELL’ARCOBALENO / SCUOLA DELLA PACE.
Per un po’ dimentichi quello che c’è fuori. Dimentichi il presidio, le gru, il fango. I bambini ti guardano e sorridono. Tu sorridi. Laura sorride.
Poi però vi sedete su una panchina bianca, in mezzo al prato. Tu riapri il bloc-notes. Laura si accende una sigaretta e comincia a raccontare ciò che le pesa di più. Perché tutto quello che stanno facendo è bello e difficile, ma c’è chi lo sta rendendo ancora più difficile. La parte oscura della storia. L’intolleranza dei suoi concittadini.
“Pensa che il Comune non vuole neanche rendere noto che mi paga per fare da tramite”, dice. “Non vuole farli incazzare ulteriormente.” Punta un dito poco oltre il recinto, verso il presidio. Già, il presidio. È lì dal 20 dicembre, come misura preventiva. Le tende sarebbero arrivate solo il giorno dopo. E durante il consiglio comunale, ecco la storia nota, la notizia: le tende vengono bruciate (molte contenevano già vestiti e beni personali) e i resti portati via come trofei.Per la prima settimana, picchettano anche ragazzi di Forza Nuova e alcuni ultras dell’Inter: si fa girare la voce di stare attenti, perché “Qui c’è gente coi coltelli.” Col tempo, gran parte della popolazione viene fomentata.
Adesso, dopo un mese, il presidio sembra un luogo d’aggregazione. C’è un baracchino che vende panini e bibite. Fornisce i panini anche alla polizia, con la quale ormai ha fraternizzato. “A volte restano qui tutta la notte”, dice Laura. “Fin dai primi giorni la polizia li ha invitati a restare, per arginare un ulteriore afflusso. Afflusso che comunque non ci sarebbe mai stato, per accordi presi in precedenza con la comunità.”Poi lei ti racconta dei fatti e tu scrivi meccanicamente.
Da questo momento in poi, sei solo tu e la tua penna.
Il 23 dicembre alcuni ragazzi hanno tolto tre striscioni razzisti dal presidio. Uno di loro è stato fermato dalla polizia e trattenuto fino alle 4 del mattino, poi convocato in questura dalle 8.30 alle 13. Gli sono stati chiesti i nomi dei compagni e le targhe delle auto. “Qual è il mio reato?”, ha domandato. “Nessun reato”, gli è stato risposto, “ma noi dobbiamo essere informati dei fatti.”
La notte successiva – la notte di Natale – è stato stracciato dai picchettanti il controstriscione NO AL RAZZISMO, SI ALL’ACCOGLIENZA. Sotto gli occhi della DIGOS, che non muoveva un muscolo.
Tu scrivi.
Il 15 gennaio è stato organizzato un concerto con musicisti rom. Nel frattempo un corteo di presidianti ha cominciato a inveire. I ragazzi dell’organizzazione sono dovuti restare nel campo fino alle 22, per evitare ulteriori rappresaglie. “Quando siamo usciti”, racconta Laura, “ci hanno urlato SPERIAMO CHE I ROM VI UCCIDANO TUTTI!” Alcuni di loro sono dovuti scappare. Alcuni sono stati inseguiti.
Il 19 gennaio c’è un corteo con Borghezio. I nomadi vengono evacuati alla Casa della Carità, per motivi di sicurezza. Il dispiegamento delle forze dell’ordine è tale da spaventare i pochi del controcorteo.
Tu scrivi.
Qualche giorno fa Laura è uscita dal campo alle 20 e un tizio le ha detto: “Matrimonio, eh?” Lei ha scosso la testa: “Scusi?”, ha chiesto. “Massì”, ha fatto il tizio ridendo. “Per forza. Sei vai lì dentro vuol dire che vai a cercarti un manico da scopare.”Un ragazzo rom, trattenuto fino a tardi in Casa della Carità, ha preferito entrare dal lato opposto del campo – una bella camminata – per evitare le minacce del picchetto. Ti fidi a passare di qui? Ti fidi davvero?
Tu scrivi.
Di fronte a tutto questo, di fronte a un mese di ingiustizia e contraddizioni, Laura ha chiesto l’atto pubblico del presidio. Risposta: non esiste. Non esiste? No, non esiste. Trenta giorni di picchettamento senza alcun atto pubblico.“Ma al di là di tutto, la cosa peggiore è forse lo stato d’ignoranza della gente”, dice Laura. “E loro giocano su questo. Sui pregiudizi più banali, sulla mala informazione. Sulla presunta delinquenza dei rom, che sono tutti uguali, che rubano al mercato e vivono di niente… Capisci? Se ci crede mia nonna, ci può anche stare. Ma non che ci creda uno della mia età.”
“È ovvio che campi come il Triboniano siano posti allucinanti”, prosegue. “Ma è la solita vecchia equazione. Più caos, più emarginazione, più povertà, più delinquenza. Non c’è nessuna politica di integrazione a monte. C’è solo l’idea della tolleranza zero.”Tu scrivi.Laura scuote la testa e fuma una sigaretta dietro l’altra.
Alla fine vieni presentato a L. – un rom di cinquant’anni, grassoccio, gioviale. È uno di quelli che parlano meglio l’italiano. Scambiate due chiacchiere mentre cuoce del maiale su una piastra. Manda un buon odore, un odore selvatico. Le figure e i gesti si sfanno nel fumo.
“In cinque anni, mai è successa una cosa simile”, dice. “In Via Ripamonti nessuno si lamentava. Se dovevano sgomberare un campo di delinquenti, avevano ragione.” Rovescia un pezzo di maiale. “Io capisco gente. Qualcuni sono buoni, qualcuni cattivi: come per tutti. Perché però noi tutti cattivi? Secondo me hanno sgomberato la comunità sbagliata”, dice. “Volevano prendere altri, gente cattiva. Invece hanno preso noi, che è tutta gente che lavora.” Lo ammette così, alzando le spalle, sorridendo. Il maiale sta diventando quasi nero.“Mi sta dicendo che vi hanno preso per sbaglio?”
“Non sono sicuro. Io penso di sì.”
Tu non dici niente.
È troppo.
Ti rendi conto che è da quando sei arrivato qui che non hai detto nulla. Scrivi anche questo. Poi L. si prepara per la cena, Laura ti lascia solo un istante, i bambini si diradano e vanno a giocare a pallone accanto alla luce. Passa una ragazzina in bici con le ciabatte e i capelli fradici.
Non hai niente da dire, e allora scrivi.Scrivi che qui adulti e bambini sono ghettizzati. Scrivi che il degrado psicologico e sociale di questa gente è totale. Scrivi che è domenica pomeriggio e loro non possono nemmeno entrare in un bar, come qualunque essere umano. Scrivi questo. Scrivi che stai assistendo a uno stato di segregazione. Ora. Nel 2007. A cinque chilometri da Milano. Senza alcuna giustificazione legale. Senza che le forze dell’ordine difendano delle persone con regolare permesso di soggiorno. Stai assistendo a tutto questo. Un giorno di gennaio.
A cosa pensi?
A un sacco di cose. A quando stavi in Francia, ai discorsi dei magrebini che conoscevi, all’assurdità di un’espressione come immigrato di terza generazione. Pensi al Porrajmos e ai buchi nei libri di storia. Pensi a questo schifo di cielo grigio.Ma soprattutto, pensi che non dovresti mai smettere di interrogarti. Perché le “notizie” sono soltanto segnali. Punte di iceberg che nascondono blocchi enormi di paure, reazioni inconcepibili. Ti arriva alle orecchie che dieci giorni fa hanno sgomberato un altro campo a Chiaravalle. Le notizie sono squarci di un tessuto che è fatto d’ignoranza e odio.
Tu pensi.
Ma quei bambini là, che giocano a pallone sotto il campo e i lampioni e le gru, dieci o undici anni al massimo, come cresceranno? Loro, cosa cazzo penseranno di noi?
“Se gli chiedi di disegnare il futuro”, ti ha detto Laura stringendoti la mano, “disegnano case e non tende, automobili e non biciclette scassate. Vogliono solo una vita normale. Nient’altro. Soltanto una vita normale.”

21 GENNAIO 2007: UN SOLO MANIFESTO PER IL CONSIGLIO COMUNALE!

E' davvero uno solo il manifesto affisso per il Consiglio Comunale, in prossimità del Municipio, convocato su richiesta dei Consiglieri del centrodestra poiché Sindaco e la sua maggioranza evitavano di farlo nonostante Alessandro Ramazzotti lo avesse più volte promesso per chiarire la situazione ai cittadini.
Ciò che rende vibrante la protesta dei cittadini è il silenzio sotto cui si tenta di fare passare questo evento mentre in due precedenti occasioni il Sindaco ha fatto tappezzare l'intero paese di manifesti, pagati dai cittadini ed affissi anche su proprietà pubbliche e private in maniera abusiva, per raccontare la propria versione dei fatti e calunniare i consiglieri di opposizione schieratisi dalla parte della popolazione.
La pubblicità all'evento diviene compito esclusivo dei presidianti che iniziano a diffondere ed attaccare ovunque i volantini con l'invito alla partecipazione in occasione dell'incontro con il Sindaco e la sua maggioranza.

20 GENNAIO 2007: ALTRO CHE RISPETTARE I PATTI...

Le istituzioni non hanno rispettato i patti non comunicando ai cittadini dove andranno i nomadi quando saranno allontanati da Opera.
Nessuno dei richiedenti era interessato alla nuova destinazione dei rom per dargli il benvenuto ma per avere la certezza che di destinazione ne avessero realmente una.
La convinzione è infatti quella che siano ancora in alto mare e che, effettivamente, di nuove destinazioni non ve ne siano.
I cittadini comunque continuano a presidiare l'area per evitare che la situazione operese si ingigantisca e, una volta allentata la guardia, si torni al viavai di rom che tentavano di entrare nel campo nei primi giorni.
Intanto viene convocato il Consiglio Comunale richiesto dai Consiglieri della Lega Nord e del Polo per Opera per sopperire alla mancanza di convocazioni da parte dell'Amministrazione.
Orario e luogo non sono però quelli che i Consiglieri di opposizione chiedevano per rendere possibile la più ampia partecipazione possibile. Ettore Fusco e Vittorio Calvi chiedono infatti che si possa usufruire della sala cinematografica alle ore 21.
Un luogo inusuale ma indispensabile per accogliere la quantità di persone certamente interessate ed un orario, le ore 21.00, che invece corrisponde a quello solitamente utilizzato per le convocazioni dei consigli comunali.
Il Sindaco risponde picche, ad entrambe le richieste, e convoca l'assemblea ad un orario piuttosto singolare.
IL COMUNICATO STAMPA DEI CITTADINI DEL PRESIDIO:
OPERA. I Cittadini del Presidio, che contestano l'insediamento del campo nomadi presso l'area circense di Opera, rilevano l'ennesimo comportamento scorretto da parte del Sindaco operese Alessandro Ramazzotti.
Chi vi scrive è il Consigliere Comunale Ettore Fusco:"Ramazzotti ha convocato su richiesta delle opposizioni - escluso il gruppo misto - un Consiglio Comunale per il 25 gennaio alle 18.30 presso la sala consiliare. I capigruppo di Lega e Polo (Ettore Fusco e Vittorio Calvi) hanno contestato sia l'orario che il locale in quanto non utili alla buona riuscita dell'evento. I consigli comunali iniziano, solitamente, alle 21 in quanto alle 18.30 gli operesi che han già finito di lavorare sono ancora in mezzo al traffico della tangenziale oppure sulla strada del rientro da Milano.
Per quanto riguarda la sede era stata chiesta la sala cinematografica al fine di accogliere maggiori cittadini interessati ma il Sindaco, con l'avallo della sua maggioranza e del gruppo misto, ha invece deciso per la piccola sala consiliare già mostratasi inadeguata ad un evento di simile portata. E' chiaro l'intento del Sindaco di non voler favorire la presenza dei cittadini che, ad oggi, ancora non sono stati informati della seduta consiliare.
Rileviamo, infatti, la totale assenza dei manifesti istituzionali che dovrebbero informare della seduta consiliare mentre erano stati affissi, in tempi da guinness dei primati, i manifesti che riguardavano i fatti del 21 dicembre (protesta cittadina culminata nel rogo delle tende) e del 19 gennaio (vertice in prefettura su spostamento campo).

19 GENNAIO 2007: LO SBARCO DEI MILLE

Con queste parole viene definita la gigantesca manifestazione cittadina che porta almeno mille operesi al presidio. I presidianti sono più di mille, per una sera tutti insieme, il dieci per cento delle persone attive del nostro paese. Rapportato a livello nazionale sarebbe come portare cinque milioni di italiani a Roma per una manifestazione, qualcosa di eccezionale.
Opera è blindata, centinaia di agenti delle forze dell'ordine che presidiano il territorio e chiudono qualsiasi via d'accesso alla residenza del Sindaco Alessandro Ramazzotti.
Oggi in Prefettura si sono incontrate le istituzioni ed i rappresentanti dei cittadini con il Sindaco Ramazzotti che, come al solito, ha già i manifesti da affiggere prima che le decisioni siano prese a dimostrazione di quanto inutili e false siano tali iniziative.
Il Prefetto, ci dicono, ha garantito che entro il 31 marzo i rom andranno via ed oggi è stato indicato il luogo dove andranno a stare. Ma nessuno lo comunica ai cittadini per questioni di sicurezza.
Alle 21 ha inizio la protesta cittadina in Via Emilia. Davanti alla scuola elementare, dove sono presenti anche l'Europarlamentare Mario Borghezio e l'Assessore Regionale Davide Boni entrambi della Lega Nord, prendono la parola Ileana Zacchetti come presidiante che ha partecipato alla riunione in Prefettura, Pino Pozzoli Consigliere di AN ed Ettore Fusco anche lui Consigliere operese della Lega Nord.
Dai tre relatori operesi l'esposizione dei fatti è affidata alla presidiante Zacchetti che ha potuto assistere all'incontro con le istituzioni, al Consigliere Pozzoli che invita comunque a tenere alto il livello di guardia ed a continuare con il presidio che garantisce il rispetto dei patti ed, infine, è Fusco che contesta maggiormente il fatto che nessuno dica dove spostano l'accampamento.
Sempre dal capogruppo operese del Carroccio giunge la notizia, saputa pochi minuti prima da una giornalista della Repubblica, che i rom sono stati portati via con i bagagli per paura che i cittadini possano assaltare il campo e devastarlo.
Una vergognosa ed ingiustificata azione di propaganda che crea solo nervosismo tra la gente che è stanca di essere strumentalizzata e definita xenofoba, razzista, fascista e bollata soprattutto da Rai 3 leghista nella speranza che il paese, prevalentemente di sinistra, si dissoci dalla protesta.
Ma ad ogni azione di questo tipo aumenta la protesta, sale il consenso per chi si batte e sacrifica se stesso ed i propri interessi professionali e familiari per il bene comune ed aumenta il disprezzo verso i mass media, le istituzioni ed il Sindaco Ramazzotti in particolare.
Più di mille persone sfilano per Opera e giungono ordinatamente alla rotonda davanti al presidio dove si parla ancora. Questa volta sono prima Boni e Borghezio a giurare battaglia fino alla vittoria della gente sulle istituzioni prepotenti ed arroganti e poi ancora Fusco a chiudere la grandiosa giornata di protesta popolare con i ringraziamenti al popolo in rivolta che, oggi più che mai, ha dimostrato un senso civico singolare ed esemplare in una nazione oramai giunta ad un livello tale di remissività ed impotenza derivanti dalla cultura di sottomissione, che tanti anni di politica centralista e statalista hanno prodotto, attraverso la colonizzazione della classe dirigenziale del mondo politico e della pubblica amministrazione.
La rivolta continua, più forte di prima.

Dal Corriere della Sera 20 gennaio di Paolo Foschini
Alla Casa della carità incontro con Milly e Massimo Moratti. De Corato: segnale anche per Triboniano
Vertice in Prefettura. Trasferimenti anticipati rispetto alle previsioni
La scadenza per la decisione era ieri. L'avevano promessa e verso l'una e mezza, finita la riunione in Prefettura, hanno potuto comunicare ufficialmente che la «crisi» della tendopoli di Opera sembra avviarsi per davvero a soluzione: «La tendopoli sparirà e i settanta rom del campo di Opera se ne andranno, così come era previsto». Dove? «Distribuiti in giro, tra Milano e diversi altri Comuni della Provincia»: alcuni in affitto, altri in microcomunità, altri ancora torneranno in Romania. Quando? «Molto prima del 31 marzo, che era il limite fissato. Anzi contiamo di risolvere tutto con almeno due o tre settimane di anticipo». Fine del primo tempo, palla al centro.Perché mentre il prefetto Gian Valerio Lombardi e il sindaco operese Alessandro Ramazzotti annunciavano all'unisono la soluzione ormai raggiunta («giusto i tempi tecnici per renderla operativa»), per don Massimo e i volontari della Casa della Carità iniziava la preparazione di un secondo tempo più frizzante, andato in scena ieri sera in contemporanea con l'ennesima manifestazione antinsediamento organizzata a Opera dalla Lega: manifestazione rimasta senza bersaglio poiché in quel momento i rom del campo erano già stati prelevati da un pullman per andarsene appunto a cena alla Casa della Carità, dove hanno festeggiato con Massimo Moratti e sua moglie Milly l'inaugurazione ufficiale dell'Inter club «Non violenti per passione». Il dettaglio da segnalare è che, essendo rimasti scottati già una volta da chi a Opera gli aveva bruciato le tende prima di Natale, ieri hanno preferito non fidarsi e — anche solo per quelle poche ore di festa e cena — si sono portati dietro tutte le loro cose, vestiti e giocattoli dei bambini compresi: «Non si sa mai». Dopodiché largo a fisarmoniche chitarre e gran sarabanda alla Bregovich.«Essere qui — dice Moratti — è un modo per stare con chi non ha la fortuna di vivere tranquillamente. Sappiamo che la soluzione di questi problemi è difficile, ma occorre raggiungerla con l'impegno di tutti». «Del resto — ammicca don Virginio Colmegna — anche le squadre di calcio sono piene di nazionalità diverse». «Beh, noi ci chiamiano addirittura Internazionale...».E commentando l'avvio a soluzione del «caso Opera» il vicesindaco Riccardo De Corato conclude: «Di fronte a chi alza i toni della polemica e propone soluzioni irrealizzabili l'unica risposta è il pragmatismo. Il buon esito della vicenda di Opera è di buon auspicio anche per la questione di Triboniano».
IL COMUNICATO DEL PRESIDIO:
OPERA, LO SBARCO DEI MILLE! tanti erano i cittadini ieri sera ad udire in piazza le risposte ricevute dalle istituzioni.
Nonostante le false notizie di certi giornali e telegiornali, che definivano la nostra protesta una "manifestazione della Lega contro i rom" oppure che paventavano contromanifestazioni di "rifondazione comunista e centri sociali", almeno mille operesi si sono trovati in Via Emilia, ieri sera, ed hanno sfilato per le vie cittadine sino a raggiungere l'area circense sede dell'accampamento dei nomadi.
Manifestazione pacifica dove Ileana Zacchetti ha esordito riportando ai presenti quanto udito in prefettura all'incontro con le istituzioni, Pino Pozzoli ha poi invitato i cittadini a mantenere alta la guardia ed a non mollare il presidio nonostante le promesse, un pò vaghe, del Prefetto.
Ettore Fusco ha scaldato infine la platea rilevando come nulla sia cambiato rispetto a ieri, se non in peggio! Infatti sono arrivati segnali di allentamento dei controlli verso chi entra al campo e la paura dei cittadini del presidio è proprio quella che al 31 marzo, quando si sfratteranno gli attuali rom, ci saranno nell'area circense molti altri ospiti abusivi che nessuno allontanerà.
Ci sarebbe bastato sapere che non li avrebbero ricollocati nel raggio di una decina di km e avremmo avuto maggior fiducia nelle istituzioni, parole senza contenuti non ci bastano, non crediamo più a nulla ed, in particolare, siamo indignati per il comportamento del Sindaco Ramazzotti che ogni giorno dirama comunicati stampa, o affigge manifesti su tutto il paese, sputando veleno sui cittadini operesi che si sono ribellati alle sue scelte ed, in particolar modo, su Ettore Fusco e Pino Pozzoli rei, secondo lui, di avere ogni tipo di responsabilità (compreso la burla dei cortili da destinare alle famiglie dei parenti ROM) nella vicenda.
Ancora stamane, dinanzi ai capigruppo consiliari (quindi testimoni), insisteva sulla tenuta da sommossa che il Consigliere della Lega Fusco avrebbe indossato durante il famoso consiglio del 21 dicembre: mimetica e anfibi! Eppure Fusco (vestito in ben altro modo come documentabile da foto e testimoni) con Pozzoli era in aula quando s'è sviluppato l'incendio, il Sindaco Ramazzotti invece dov'era?

18 GENNAIO 2007: CHE FACCIA TOSTA RAMAZZOTTI AD ACCUSARE ALTRI DI ARRIVISMO

In paese si discute su quale possa essere il tornaconto per un Sindaco che impone ai suoi cittadini un campo nomadi, sicuramente nobile come operazione umanitaria ma piuttosto inpopolare, e le più gettonate ipotesi riguardano una candidatura in Provincia con il suo complice Filippo Penati oppure una promozione sul suo lavoro all'AEM grazie all'altra complice, nell'operazione rom, la Signora Letizia Moratti Sindaco di Milano e, pertanto, influente sulla municipalizzata milanese che ha fornito gli ultimi tre sindaci comunisti al nostro paese (Orlando, Ferrari e Ramazzotti).
Ma a questo gioco non partecipano i consiglieri di opposizione che si limitano a considerare il grave errore politico di Ramazzotti una leggerezza legata alla sottomissione verso istituzioni più alte in grado e soprattutto mancanza di amore ed interesse per una terra ed una comunità a cui evidentemente non si sente di appartienere.
L'arroganza e la presunzione del padre padrone abituato a comandare a bacchetta la sua maggioranza, che non ha voce in capitolo su nulla, fa il resto.
Persino gli assessori, se vogliono parlare, devono schierarsi al suo fianco e fingere approvazione altrimenti devono restare in silenzio. Di dissentire non se ne parla affatto.
Gli assessori Borghi, Liguori e Armelloni entrano infatti bene nella parte degli assecondatori e ci mettono molto del proprio... dal gesto dell'ombrello di Borghi alle reiterate illazioni di Liguori sul ruolo dei consiglieri Fusco e Pozzoli nei fatti del 21 dicembre.
Armelloni, l'Assessore ai servizi sociali di rifondazione comunista, lavora invece ai fianchi propagandando la sua linea intollerante contro fascisti, leghisti e berlusconiani definendoli tutti imprenditori della paura. Del resto cosa ci si può aspettare da uno che per sua ammissione ha iniziato a fare politica a quattordici anni con rifondazione comunista in contrapposizione alla "scesa in campo di Berlusconi"? Ovviamente spopola sui siti antifascisti dei centri sociali.
IL COMUNICATO STAMPA DELLA LEGA NORD CHE TUTELA L'IMMAGINE DEL CONSIGLIERE FUSCO
La Lega Nord intende rispondere alle calunnie del Sindaco di Opera, apparse in un intervista a Il Giorno del 18 gennaio.
Le illazioni del Sindaco sono semplicemente vergognose – dice Marco Rondini, Segretario Provinciale della Lega Nord.
Ramazzotti ha accusato in maniera vigliacca il nostro Consigliere Comunale, Ettore Fusco, di aver cavalcato la protesta per far carriera nel Movimento, per avere in premio una candidatura in Provincia o in Regione. Ettore Fusco si è invece impegnato, come gli ha dettato la sua coscienza di cittadino operese e di militante leghista, perché non venisse perpetrato il sopruso del campo di via Marcora, un provvedimento contro gli operesi e deciso senza gli operesi.
Fusco, peraltro, ha dovuto subire le ingiurie vili che la sinistra gli ha vomitato addosso, senza potersi difendere perché il Sindaco gli ha impedito il confronto, vietandogli la presenza ai tavoli di trattativa e ai dibattiti sulle tv locali.
Gli esponenti della Lega intervenuti ad Opera in queste ultime settimane non hanno fatto altro che raccomandare ai manifestanti il rispetto della legalità, il rispetto delle forze dell’ordine, e di evitare gesti sconsiderati, come quelli del 21 dicembre. Inoltre se la Lega sta guidando la protesta, come dice il Sindaco, è solo perché i nostri rappresentanti vogliono essere vicini a questi cittadini, al contrario di quegli amministratori che assumono decisioni di portata eccezionale senza consultare gli amministrati. Il consenso dei cittadini non serve solo il giorno delle elezioni, ma deve essere il metro con cui continuamente gli amministratori misurano il proprio operato, e valutano se le proprie azioni siano o meno in sintonia con le reali esigenze della cittadinanza.
Chi amministra male accetti le contestazioni e si sorbisca la sua dose di fischi.
Il Sindaco di Opera – conclude Rondini – ha ricordato che l’anno prossimo non potrà ricandidarsi. Ma, ci chiediamo, perché i sindaci di sinistra che devono andare al rinnovo di mandato, o i candidati che si presentano per la prima volta, non dichiarano pubblicamente, in campagna elettorale, cosa intenderanno fare, una volta eletti, riguardo ai nomadi? Perché non dicono con trasparenza agli elettori “se mi voterete, metterò la nostra città a disposizione per accogliere i rom”? Abbiano il coraggio di misurarsi con le regole della democrazia e si assumano da subito delle responsabilità, invece di far piovere in seguito, sulla testa dei cittadini, delle tegole come il campo di via Marcora.

17 GENNAIO 2007: L'OPPOSIZIONE PRETENDE UN CONSIGLIO COMUNALE

Poiché il Sindaco Ramazzotti nonostante le tante tante vane promesse non convoca un incontro con i cittadini, e neppure con i rappresentanti eletti all'opposizione, alcuni consiglieri comunali convocano una seduta consiliare sostituendosi all'inadempiente primo cittadino.
Ad eccezione dei due fuoriusciti dal polo, i consiglieri Vittorio De Rosa e Alfredo Padolecchia oggi al gruppo misto, gli altri consiglieri del Polo per Opera e della Lega Nord fanno valere il proprio diritto di convocazione di seduta consiliare con le necessarie cinque firme.
LA RICHIESTA DELLE OPPOSIZIONI:
Al Presidente del
Consiglio Comunale di Opera
Sindaco Dott. Alessandro Ramazzotti
Municipio di Opera
Opera
In relazione alle recenti determinazioni da Lei assunte circa l’insediamento sul territorio di Opera, precisamente nell’area adibita agli spettacoli circensi, di una campo nomadi, senza che vi sia stato alcun atto informativo ovvero alcun dibatto e/o confronto nell’ambito del Consiglio Comunale, i sottoscritti consiglieri richiedono a riguardo, ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Consiglio Comunale , la convocazione urgente del Consiglio Comunale.
Ossequi.
I consiglieri richiedenti
Firmato: Calvi Vittorio, Ciuccio Maria Rosaria, Fusco Ettore, Pozzoli Alberto Pino, Rivieccio Maria Rosaria

16 GENNAIO 2007: CENSIMENTO DEI GIARDINI PER OSPITARE ROM

"Il Comune di Opera censirà nei prossimi giorni le abitazioni (ville/villette) con giardino privato esistenti sul territorio, per valutare l'esistenza di spazi consoni e soddisfacenti alla bisogna per ospitare roulotte, camper, container, tende o tensostrutture, affinchè anche i parenti e i familiari tutti possano raggiungere ed unirsi agli attuali rom, che stazionano nell'area circense con scopo aggregativo altamente umanitario e sociale".
Così recita il volantino, che qualche operese si è trovato nella casella della posta, frutto di un evidente burla.
Al presidio giunge una sola persona con in mano tale manufatto recante "la delibera urgente in relazione all'operazione umanitaria" stampato su carta intestata ricavata grossolanamente da un collage di fotocopie.
La firma del volantino burla che preannuncia il carnevale operese è assente, almeno sul volantino che vedono i presidianti. In calce al documento vi è la sola dicitura "Il Sindaco".
La simpatica iniziativa è vista con una certa ilarità e leggerezza proprio poiché di chiara evidenza lo spirito burlesco ed anti-Ramazzotti, che del resto dilaga in tutto il paese senza distinzione tra destra e sinistra, da non intuirne neppure la campagna nuovamente denigratoria nei confronti del paese che il Sindaco sta architettando rinchiuso dietro le barricate nel suo ufficio.
Nonostante nessuno abbia neppure riso più di tanto, per il volantino che si pensa sia stato diffuso solo in un condominio tra quelli appena edificati davanti al neonato campo rom, il Sindaco di Opera Alessandro Ramazzotti ne fa l'uso che più gli aggrada sferrando l'ennesimo colpo pietoso e patetico ai suoi concittadini. Ogni pretesto è buono per finire sui giornali e piagnucolare dinanzi al Prefetto ed ai suoi ex elettori che dovrebbero convincersi, secondo lui, che in questa vicenda i veri cattivi sarebbero pochi "professionisti della paura". E questo volantino di paura deve averne fatta davvero tanta...
Comunicato stampa del Sindaco di Opera Alessandro Ramazzotti.
Opera (16 gennaio 2007) – Hanno utilizzato la carta intestata del Comune e riportato, alla fine, la dicitura “Il Sindaco” con uno scarabocchio. Saranno denunciati, ai sensi dell'art. 656 del Codice Penale, per “Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico”, ma anche per aver utilizzato illecitamente la carta intestata del Comune.
“È un episodio gravissimo – commenta il Sindaco, Alessandro Ramazzotti – per il quale ho già incaricato i legali del Comune. Non può essere considerata una goliardata, in quanto il volantino distribuito in alcune caselle della posta è un falso che ha provocato allarmismo tra numerosi cittadini. È frutto del clima di tensione che la Lega Nord e Alleanza Nazionale hanno voluto diffondere tra la popolazione. È una palese dimostrazione, una volta in più, di come agiscono i professionisti della paura e della mistificazione”.
Il volantino diffuso, infatti, oltre all'intestazione del Comune riporta la dicitura “Delibera urgente in relazione all'operazione umanitaria” dicendo che verrà realizzato un censimento e chiedendo ai cittadini di mettere a disposizione aree private per ospitare altri Rom.
“Non è solo un insulto alle istituzioni – precisa il Sindaco – ma si tenta di minimizzare lo sforzo di solidarietà e di umanità portato avanti dalla maggior parte della comunità operese consapevole che il patto istituzionale, firmato anche dal Comune di Milano, dalla Provincia e dalla Prefettura verrà sicuramente rispettato. Evidentemente, la vera paura degli autori del volantino è che il 19 gennaio prossimo le istituzioni mantengano il loro impegno, individuando, già con l'incontro in Prefettura, una sistemazione più stabile per la comunità Rom”.
INTANTO I PRESIDIANTI non danno alcun peso a questa sciocchezza, che peraltro a loro era stata fatta vedere senza lo scarabocchio comparso invece nella copia in possesso di Ramazzotti, e non si preoccupano minimamente di rispondere al Sindaco operese cui forse non è noto che a breve giungerà il carnevale ed in prossimità dello stesso ogni scherzo vale. Lui del resto lo scherzo ai cittadini l'ha fatto per Natale... e nessuno ha riso!

15 GENNAIO 2007: DISORDINI AL PRESIDIO A CAUSA DEGLI INCAUTI "VOLONTARI"

Il clima al Presidio diventa giorno dopo giorno più teso per via delle provocazioni che i cittadini subiscono dai volontari ogni qual volta, all'ingresso del campo, si rivolgono con arroganza alla polizia che dovrebbe, a loro dire, cacciare via la gente che manifesta e non controllare i documenti di rom e volontari che entrano.
Proprio la sera del 15 gennaio arrivano al campo i soliti provocatori di estrema sinistra, come se il paese non fosse per il 64% degli elettori un Comune di centrosinistra, ed entrano nel campo per fare musica con i rom.
Nessuno reagisce nonostante le provocazioni all'ingresso ma, stremati dal freddo e provati dalle persecuzioni psicologiche dell'amministrazione, della parrocchia e dei mass media i presidianti cominciano ad infastidirsi poiché i ragazzi della "banda degli ottoni" suonano all'interno del campo per festeggiare una comunità che non è riconosciuta tale in quanto imposta in sfregio alle proteste cittadine.
I presidianti restano comunque tranquilli come sempre ma avvisano la polizia, che nel frattempo si rende conto della crescita di tensione tra la gente, che i musicisti rossi e la loro accompagnatrice che provoca ogni volta che passa tra le persone del presidio non passano più da quella parte.
Se vorranno andare a casa faranno il giro largo da cui passano le persone invise ai cittadini.
Non i rom, loro hanno libero accesso e sovente sostano a confrontarsi con gli operesi di guardia al campo in quanto nessun presidiante ce l'ha mai avuta con loro.
Giunge altra polizia in tenuta antisommossa e finiscono di suonare i musicisti. L'Assessore Armelloni, sentita puzza di tensione oppure annoiato dalla serata con i nomadi, non è già più al campo.
Si tratta con la Polizia per ribadire con fermezza che i provocatori devono passare dal retro e non dall'ingresso principale al campo.
Il funzionario di Pubblica Sicurezza invece decide, essendo gli accompagnatori dei musicisti intenzionati a non girare largo, di creare un cordone di poliziotti e carabinieri e farlo attraversare dalla banda degli ottoni e dai loro accompagnatori.
Poche persone, una decina forse, che vengono umiliate oltremisura dagli agenti che li costringono a questa esperienza indegna causata dall'Assessore di rifondazione comunista e dalla loro accompagnatrice, anch'essa di chiara estrazione estremista e pagata dal Comune, che li utilizzano per questa messa in scena.
Così si crea una situazione di confusione dove anche chi non ha capito cosa succede si fa l'idea che chi passa da li debba essere in qualche modo un nemico.
Piovono insulti da tutte le parti e forse qualche spinta ai poliziotti che non fanno avvicinare la gente ed infine, finiti gli agenti del cordone, una finta rincorsa che qualche cittadino un pò più esagitato mette in atto per fare fuggire gli ospiti indesiderati. Niente di più che una dimostrazione a chi continua a provocare e riesce a farlo anche con questo sistema.
Potevano fare il giro largo, un km invece di cento metri, come la Polizia aveva cercato di fargli fare recependo le intenzioni della gente ma inspiegabilmente non vi è stata l'imposizione del funzionario che oltretutto non ha previsto che, seppure numerosi i suoi uomini, il cordone degli agenti sarebbe finito.
Alcuni cittadini, tra cui il sottoscritto, si sono comunque allontanati di un centinaio di metri dal punto in cui andava in scena questo triste episodio proprio per non avere condiviso l'operato della Polizia ed il rischio che stavano correndo i cittadini operesi, e non solo, a causa di questa leggerezza del funzionario preposto al comando.
dal sito carta.org 1 marzo 2007 parlano Laura e i musicisti
«Quello era un campo di musicisti. Io avevo paura quando uscivo da lì la sera, e non certo dei rom ma dei miei concittadini. Avevo paura di quelli che per anni ho incontrato in chiesa» racconta Laura, del Comitato «Festa dei popoli», che nel campo ha lavorato. Una sera di gennaio, la Banda degli ottoni ha chiesto di suonare nel campo. Racconta Igor, che della Banda fa parte e ha suonato in Chiapas, Bosnia, Israele e Palestina: «Per entrare senza passare per il presidio, siamo stati scortati dai vigili urbani dentro un varco nella rete cui si arrivava attraverso una stradina di campagna. Volevamo regalare un po’ di musica soprattutto ai bambini, e quasi subito hanno iniziato a suonare anche i rom». Ma la festa è durata poco: « Un po’ perché la polizia aveva fatto entrare noi a patto che la festa fosse ‘chiusa’ ai cittadini di Opera–spiega Igor–Un po’ perché dal presidio hanno iniziato a lanciare petardi, a fare rumore. Si sono messi con le fiaccole in mano lungo la rete che circondava il campo, urlavano. Un atteggiamento così violento non l’ho visto nemmeno da parte dei coloni israeliani nei Territori occupati».
da un esposto ai Carabinieri di Opera del 30 gennaio 2007 da parte di Ettore Fusco
Da organi di stampa nazionale apprendo di denuncia fatta verso ignoti da un gruppo di volontari che, stando alla fonte suddetta, avrebbero subito una aggressione da alcuni cittadini operesi non identificati che presidiano l’area circense.
L’aggressione subita dai volontari che uscivano dal campo nomadi dell’area circense di Via Marcora, dopo aver suonato per allietare la serata dei Rom, si sarebbe consumata in pochi minuti con un inseguimento da parte di cittadini del presidio (eppure vi erano decine di agenti di polizia e dei carabinieri) e con il danneggiamento delle auto in sosta dei volontari.
Da Punto e Linea, giornale locale vicino all’Amministrazione, apprendiamo invece che il gruppo di volontari ha pubblicato, sullo stesso, un resoconto della vicenda (probabilmente antecedente la denuncia ai carabinieri - se denuncia c’è stata) firmandosi “il gruppo coinvolto nei fatti e altri cittadini increduli”.
Sul giornale operese, numero di gennaio 2007, si cita: “La cosa che tuttavia risulta più indigesta è la constatazione di quanto poco le autorità abbiano saputo garantire la nostra incolumità e il rispetto della legalità, evitando solo per un soffio che qualcuno ci seguisse fino alle auto, certamente con intenzioni molto poco pacifiche”.
In questa giungla di verità si inserisce questo esposto che vuole essere solo la denuncia di due versioni discordanti rese da un gruppo di persone che si sono sentite vittime di un aggressione che, nel caso della denuncia ai carabinieri si è svolta in un certo modo, molto più grave di quanto realmente accaduto, con il danneggiamento delle auto delle presunte vittime stesse mentre nel loro resoconto al giornale (ripeto, probabilmente stilato antecedentemente alla denuncia, forse, strumentale e non fatta direttamente dai cittadini in questione) si dice chiaramente che non sono stati seguiti fino alle auto e quindi, evidentemente, nessun danno è stato provocato alle stesse.
Per quanto sopra esposto, mi rimetto alle autorità competenti affinché procedano a norma di legge nei confronti di eventuali colpevoli di reati che possano essere ravvisati dalla mia esposizione dei fatti e dalle relative, quanto necessarie, indagini che auspico siano svolte in merito.

14 GENNAIO 2007: LA PARROCCHIA PROTESTA PER LE MANCATE OFFERTE ALLA CHIESA

L'operese, il volantino del Gruppo Consiliare della Lega Nord, colpisce nel segno e dopo essersi ricavato uno spazio su alcuni quotidiani, tra cui il Corriere della Sera ed il Giorno, produce i suoi effetti.
Il Capogruppo leghista Ettore Fusco, sul giornalino uscito lunedì 8, invita i fedeli a non fare alcuna offerta alla chiesa di Don Renato avvisando anche chi si reca al Santuario di fare buon uso dei propri soldi poiché una parte dei denari, raccolti nella vecchia chiesa di Don Michele, diventano comunque bottino della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo.
Le persone che frequentano la chiesa principale diminuiscono notevolmente mentre il Santuario del vecchio parroco, al contrario, si affolla.
Diminuiscono soprattutto le offerte a seguito, evidentemente, dell'appello del presidiante che risponde in questo modo alle iniziative della curia operese.
Proprio per una questione di denaro, per la prima volta dall'inizio della vicenda, giunge in serata al presidio l'emissario di Don Renato, l'incolpevole Don Danilo che tutti ci siamo invece augurati non sia giunto di sua iniziativa ma sia stato invitato a farlo dal suo Parroco.
Il giovane prete cerca proprio Fusco ed ovviamente lo trova subito. Sembra che non sia piaciuto il volantino e, soprattutto, l'uso fattone dai quotidiani che ne hanno amplificato la portata.
Così intuiamo che l'effetto è stato devastante se finalmente qualcuno si è deciso di venire a sentire che si dice al presidio. Peccato però ricordarsi delle "pecore smarrite" solamente quando "il pastore" si accorge che in realtà si è smarrito proprio tutto "il gregge".
Nessun gregge significa niente lana, nessun gregge significa niente latte da mungere, niente di tutto questo significa fine dei profitti
Così il coraggioso prete si avventura in una discussione con il portavoce dei presidianti che non si tira indietro e ribadisce la valenza di quanto scritto sul volantino e sull'opportunità di protestare con uno sciopero delle offerte per fare smuovere anche la parrocchia.
In effetti la presenza del prete davanti al campo rom conferma la riuscita dell'operazione ma lo scopo di Don Danilo è quello di ottenere da Fusco una rettifica poiché "quando si dicono cose che non si conoscono si possono anche rischiare delle conseguenze".
Secondo Don Danilo infatti, oltre ad essere stata ingiusta la questione dell'astensione dal fare le offerte in chiesa, sarebbe falsa la notizia che la Parrocchia si prende anche i soldi dal Santuario.
La discussione finisce subito poiché il Fusco a voce alta invita chi si è sposato nel Santuario ad alzare la mano se ha dovuto fare offerte a Don Renato quando questi ha concesso il permesso di sposarsi nella chiesa vecchia. Vi è infatti una discreta levata di mani che induce il prete a cambiare argomento che, di sicuro, non convince Fusco a ritrattare alcuna accusa fatta sul suo volantino.
A questo punto trascorrono un paio d'ore in cui altri presidianti dialogano con l'inviato di Don Renato e cercano di spiegare le proprie ragioni travisate dal troppo interessato Parroco che li ha definiti nel migliore dei casi come "persone assatanate".
da L'OPERESE di gennaio del 2007
di Ettore Fusco
Dopo le belle parole del Parroco Don Renato, definito “parroco o padrone” di Opera persino sulle partecipazioni di un recente lutto, sembra che gli operesi (addirittura i bambini, recita il volantino diffuso ai parrocchiani) siano tutti assatanati, paragonati ad Erode (persecutore di bimbi mentre cercava Gesù) ad Hitler (persecutore di intere razze e dei disabili) al Ku Klux Klan (persecutore dei neri negli states). Non ci dilunghiamo sulla vergogna di chi ha impedito lo scambio del segno di pace, tra i fedeli, per il lutto che gli abbiamo causato non accogliendo a braccia aperte gli zingari, non ci accaniamo sulla sua predica e l’invito ad imparare proprio dagli zingari (cosa? boh!) neppure sulla decisione di portare in chiesa gente non cattolica per farli accogliere da chi non li ha voluti. Ci preme però fare notare che la festa, l’accoglienza, il pranzo ecc sono stati pagati con i soldi delle nostre offerte… sia nella sua chiesa che in quella del Grande Don Michele che deve rimettere al “padrone” di Opera le offerte ricevute al Santuario della Madonna dell’aiuto. A questo punto, per evitare che continui a fare del bene agli zingari con i nostri soldi - soldi di gente indemoniata, assatanata, ecc ecc… - invitiamo tutti i parrocchiani ad astenersi dalla carità alla chiesa operese, NON UN EURO A CHI ANTEPONE GLI ZINGARI E, FORSE, ALTRI INTERESSI A QUELLI DEI PARROCCHIANI DI OPERA.

13 GENNAIO 2007: 600 OPERESI PER DIRE NO CAMPO NOMADI

Nonostante gli scarsi mezzi a disposizione dei presidianti per informare la cittadinanza si riuniscono al centro civico almeno 600 operesi e, dopo i comizi degli intervenuti, sfilano in corteo fino all'area circense dove molti altri presidianti aspettano senza cedere neppure un metro dell'avanposto guadagnato lottando contro il Sindaco Ramazzotti e le istituzioni.
La quantità di persone che viene all'appuntamento, fissato al centro civico in quanto l'amministrazione non da la possibilità ai cittadini di riunirsi liberamente nella sala del Teatro Eduardo, va oltre ogni più rosea aspettativa ed infatti, prima ancora delle 21 le forze dell'ordine non consentono più alla gente di assieparsi nel locale che può contenere un centinaio di persone.
Così si riempie di gente il largo Pietro Nenni e si parla ai cittadini in piazza.
Tantissimi sono gli operesi, altissimo il senso di appartenenza alla comunità che oggi, orgogliosamente, si ritrova per rivendicare il diritto fondamentale di un popolo: l'autodeterminazione ed il diritto all'autogoverno.
Il Sindaco Ramazzotti come ultima spiaggia nel tentativo di dissuadere qualcuno dal presentarsi alla manifestazione, con molti probabilmente ci sarà anche riuscito, dispensa simili moniti a chi esprime la propria contrarietà al campo: "Mi dispiace che alcune persone che stimo si facciano coinvolgere in un’operazione tutta politica, la cui regia è interamente nelle mani dei Consiglieri della Lega e di Alleanza Nazionale che stanno utilizzando la vicenda per finalità di propaganda politica che niente ha a che fare con le esigenze dei cittadini di Opera".
Ma i risultati del Sindaco Amaro sono scarsi... come il suo seguito in questa vicenda.
Perlomeno abbiamo una certezza: Ramazzotti non ci stima. E' l'alba di una nuova era.
COMUNICATO STAMPA DAI CITTADINI DEL PRESIDIO DI OPERA CONTRO IL CAMPO NOMADI.
Informiamo i media dell'esito della pubblica assemblea di Sabato 13 ad Opera:
Il Sindaco Alessandro Ramazzotti non si è presentato, nonostante avesse ricevuto il nostro invito protocollato, oltre che a lui, alla questura, al comando dei carabinieri ed alla polizia locale, in data 4 gennaio.
Al sollecito del 12 gennaio il Sindaco ha risposto che siamo strumentalizzati da qualche politico che si fa campagna elettorale; ci domandiamo come mai il Sindaco di Opera, politico dei DS, sia tanto disgustato dai politici, forse ne conosce più di noi? forse più da vicino? Il risultato della serata è stato positivo in quanto si sono radunate circa 600 persone che hanno partecipato al dibattito sfilando poi per le vie cittadine fino all'area circense sede del presidio.Ottima risposta della gente che preannuncia quella ancor più massiccia in programma per venerdì 19 sempre in via Emilia alle ore 21.00 con corteo fino all'area circense. In occasione di questo incontro potremo comunicare ai cittadini se le istituzioni avranno rispettato i patti informandoci sull'area LONTANA DA OPERA dove saranno sistemati i nomadi che stazionano sul nostro territorio.All'incontro di sabato hanno partecipato, come oratori, oltre ai rappresentanti naturali del presidio dei cittadini, Fusco Ettore, Pozzoli Pino e Zacchetti Ileana, l'Europarlamentare Mario Borghezio della Lega Nord, la Parlamentare Italiana Paola Frassinetti di AN ed il Consigliere Provinciale di AN Giovanni De Nicola.
Auspichiamo per il 19 l'intervento di altri rappresentanti delle istituzioni ed, in particolare, di quelli della sinistra che è completamente assente e di Forza Italia che non prende posizioni sulla vicenda.
Ovviamente ribadiamo che il Sindaco di Opera è stato invitato all'evento del 19 e che il preavviso di 15 giorni riteniamo sia sufficente a liberarsi da eventuali impegni considerato che lo si chiama a rapportarsi ai suoi amministrati, quelli che lo hanno eletto.
Per i Cittadini del Presidio Ettore Fusco

12 GENNAIO 2007: DOPO I MOLTI SOLLECITI FINALMENTE RAMAZZOTTI RISPONDE DECLINANDO L'INVITO ALL'INCONTRO CON I CITTADINI

Il Sindaco Ramazzotti accampa delle scuse per declinare l'invito di sabato 13 in occasione dell'assemblea pubblica al centro civico Pasolini. Intanto fervono i preparativi, i cittadini si stanno prodigando per stampare in proprio e distribuire migliaia di volantini che pubblicizzano l'evento. La macchina si è messa in moto ed all'incontro con i cittadini hanno già confermato la propria presenza alcuni esponenti di Lega Nord e Alleanza Nazionale. Tutti i rappresentanti dei cittadini sono stati invitati, dall'estrema destra all'estrema sinistra, di qualsiasi livello istituzionale che riguardi il nostro territorio. Comune, Provincia, Regione, Parlamento Italiano ed Europeo.
I due comunicati stampa con cui Ramazzotti si nega alla cittadinanza. La richiesta della sua presenza gli è giunta più di una settimana prima ed era già comprensiva dell'invito al secondo incontro in programma, la sera del 19 gennaio sempre al centro civico. Oltre quindici i giorni di preavviso per l'appuntamento del 19, data in cui la Prefettura comunicherà la nuova destinanzione dei rom che hanno promesso andranno via da Opera.
COMUNICATO N.1:
Opera (12 gennaio 2007) - All'assemblea organizzata domani dalla Lega Nord il Sindaco non parteciperà.
"Non temo il confronto - dice Alessandro Ramazzotti - tanto che fin dal Consiglio Comunale di giovedì 21 dicembre avevo chiesto ai capigruppo di aprire la seduta con una comunicazione alla città, ma proprio alcuni di loro mi hanno impedito di farlo. (mai letto niente di più falso infatti nel secondo comunicato, emesso a distanza di poche ore, sparisce questa pirlata smentibile dai Capigruppo Fusco, Padolecchia e Scaglione presenti alla riunione dei capigruppo. Se poi qualcuno gli avesse impedito di farlo allora perchè lo avrebbe fatto? Ramazzotti all'ingresso in aula apre infatti la seduta con una comunicazione alla città... da cui nasce il patatrak). Successivamente ho proposto la convocazione di un'assemblea pubblica, alla quale però devono necessariamente essere invitati amministratori pubblici di Milano e, tra questi, in particolare il vicesindaco Riccardo De Corato per far comprendere anche agli estremisti più esagitati che il progetto di Opera è assolutamente straordinario e può rappresentare un modello utile perchè le istituzioni e la politica dialoghino su un probema che, come ha suggerito lo stesso don Colmegna, va governato altrimenti se ne parde il controllo".
A tal proposito, dopo aver messo a disposizione dei cittadini un numero speciale del periodico comunale, il Sindaco ha chiesto ai suoi collaboratori di attivare tutte le forme di comunicazione necessarie per informare tempestivamente i cittadini preoccpati per l'insediamento rom sul territoripo operese.
Fra queste, oltre alle informazioni dirette, anche una sezione speciale sul sito comunale. "Intendiamo fornire ai cittadini - precisa il Sindaco - tutte le notizie che riguardano il campo rom. Le istituzioni stanno lavorando per arrivare all'appuntamento del 19 gennaio con una soluzione che permetta di smantellare nel più breve tempo possibile, e comunque entro il 31 marzo, l'insediamento di via Marcora. Accogliere l'invito provocatorio della Lega Nord e di Alleanza Nazionale non aiuta senz'altro il processo di corretta informazione che abbiamo attivato, ma rischia di alimentare inutilmente tensioni che hanno a che fare più con la propaganda che con la politica. Se avessimo preparato l'incontro insieme, sicuramente avrei dato la mia adesione, così come quella dei componenti della Giunta comunale".
Uffico stampa Comune di Opera
COMUNICATO N.2:
Opera (12 gennaio 2007) - All'assemblea voluta e organizzata dalla Lega Nord il sindaco non parteciperà.
"Quando si chiede l'intervento del Sindaco o di un assessore - spiega il primo cittadino di Opera, Alessandro Ramazzotti - si concordano tempi e modalità di partecipazione, verificandone anche la disponibilità. Nel caso dell'assemblea organizzata dal capogruppo della Lega Nord di Opera, ciò non è stato fatto, confermando il carattere strumentale dell'iniziativa. Credo sia utile - prosegue il Sindaco - un incontro con la città subito dopo il 19 gennaio, giorno in cui è previsto il vertice in Prefettura al fine di verificare le soluzioni individuate per il trasferimento del campo di prima accoglienza ospitato sul nostro territorio. Un'assemblea pubblica alla quale parteciperanno anche rappresentanti delle istituzioni milanesi. Nel frattempo, però, continueremo a mantenere informati i cittadini utilizzando tutti gli strumenti a disposizione". A tal proposito, è stata attivata una sezione del sito comunale, realizzato uno speciale sull'ultimo numero del periodico comunale, stampato un manifesto e organizzati diversi incontri con i rappresentanti dei cittadini. E' poi costante la comunicazione tramite e-mail o telefono con coloro che chiedono aggiornamenti sugli sviluppi della vicenda.
"Mi dispiace - conclude Alessandro Ramazzotti - che esponenti politici locali non siano in sintonia con gli stessi loro partiti che a Milano stanno lavorando per la buona riuscita del progetto di solidarietà e proseguano invece, una campagna forsennata e strumentale".
Ufficio stampa Comune di Opera
Un breve commento ai comunicati di Ramazzotti: partiamo dalla fine, "i politici locali non sono in sintonia con gli stessi loro partiti a Milano". La Lega Nord milanese è per gli sgomberi e non certo per lasciare alcuna baraccopoli in città. Credo Ramazzotti sappia chi è il Capogruppo meneghino del Carroccio, Matteo Salvini, e quindi potrebbe fare a meno di dire sciocchezze.
Per quanto riguarda Alleanza Nazionale, il Vicesindaco Riccardo De Corato è un assertore dello spostamento in provincia dei campi nomadi poiché Milano è al collasso e non potendo eliminare in proprio il problema pensa bene di spostarlo altrove. Ovviamente la sua posizione, non buonista e parassitaria, è condivisibile al punto tale che il suo collega di partito operese, Pino Pozzoli, propone che i rom se li tenga Milano oppure il Prefetto trovi un'altra soluzione. Non a Opera.
Per quanto riguarda poi la sua datrice di lavoro, il Sindaco milanese Letizia Moratti da cui dipende anche l'azienda AEM per cui Ramazzotti lavora, trovo ovvio che liberandosi di 70 rom, ed aprendo una nuova era di campi nomadi in provincia, sia al settimo cielo.
Del resto la Moratti è corsa all'appuntamento per festeggiare l'evento ballando con Ramazzotti e gli zingari all'oratorio di Don Renato, forse questo avrebbe dovuto far riflettere il nostro primo cittadino che dovrebbe sapere che difficilmente gli affari si fanno in due... e se la Moratti era tanto contenta forse non lo sarebbe dovuto essere lui.
Certamente non lo siamo noi cittadini di Opera.
Per quanto riguarda gli incontri pubblici Ramazzotti non accampi scuse legate alla tempistica, è stato avvisato con largo anticipo ed addirittura manca ancora una settimana al secondo incontro in programma di cui è già al corrente da dieci giorni.
Forse il Sindaco non ha capito l'importanza di relazionarsi con i propri cittadini oppure ne teme semplicemente la reazione. Probabilmente, nonostante l'ostentata sicurezza ed arroganza, ha molta paura per quello che la gente pensa di lui e dell'intera situazione. Del resto è stato lui a sputare veleno sui suoi concittadini e sui loro rappresentanti istituzionali.
Strano però... Ramazzotti infatti nel comunicato parla di "diversi incontri con i rappresentanti dei cittadini". Ma quali sono questi rappresentanti dei cittadini che incontra? come li rappresentano? qualcuno li ha eletti? Noi abbiamo il difetto di pensare che i rappresentanti dei cittadini siano quelli che il popolo elegge, quindi i consiglieri comunali. In alternativa, visto lo stato di emergenza culminata con la proclamazione di una guerra alle istituzioni, riconosciamo come rappresentanti dei cittadini quei presidianti più attivi che comunque sono anche loro all'oscuro di incontri con il Sindaco.
Allora Ramazzotti mente? Oppure a Opera è nata una nuova figura di rappresentante dei cittadini nominata dal Sindaco?
Sarebbe simpatico avere una risposta... ma non è che ci contiamo molto sul fatto che giunga.
A proposito del manifesto di cui parla Ramazzotti e che ha fatto pagare ai cittadini ed affiggere abusivamente su muri e cancelli: tante e tali infamie non le avevamo mai lette contro la popolazione operese.

11 GENNAIO 2007: FERVONO I PREPARATIVI DELLA MANIFESTAZIONE CONTRO IL CAMPO IN PROGRAMMA SABATO 13

I Cittadini del Presidio hanno organizzato un incontro pubblico in Via Emilia, presso il centro civico Pasolini, al quale hanno invitato anche il Sindaco Ramazzotti al fine di spiegare alla cittadinanza per quali ragioni sono stati presi i provvedimenti che rivoluzionano un paese.
Ramazzotti è convinto di essere nel giusto ed i presidianti vogliono quindi che lo stesso abbia la possibilità di parlare con la gente, che certamente giungerà numerosa all'appuntamento, e che abbia la possibilità di ricucire lo strappo del 21 dicembre quando ingloriosamente decise di chiudere il Consiglio Comunale a causa della decisa contrarietà dei cittadini alle ragioni del primo cittadino.
Per Ramazzotti è un occasione importante per poter ascoltare la gente, la base di ogni democrazia è rappresentata dal Popolo ed i presidianti, il Consigliere Fusco in particolare in quanto organizzatore dell'evento, generosamente e disinteressatamente pensano che il Sindaco possa raccogliere l'invito ed incontrare la gente, quella vera e non i presunti operesi che gli diedero il via libera all'arrivo del campo.
Nel frattempo si aspetta una risposta da parte dell'amministrazione che, a due giorni dall'evento, ancora non ha risposto agli inviti.

10 GENNAIO 2007: L'ESTREMA SINISTRA STRUMENTALIZZA LA VICENDA DI OPERA PER GRIDARE AL RAZZISMO CONTRO INERMI CITTADINI

Il presidio prosegue ininterrotto e nella rete si trovano sempre più articoli che riguardano quanto accade nel nostro paese. Sul sito di radiohinterland è molto acceso un forum dove infiamma lo scambio di opinioni tra militanti dell'estrema sinistra e cittadini operesi che non vogliono il campo nomadi.
Tratto dal sito internet del Partito marxista leninista italiano
Senza che i governi centrale e locali facciano niente per evitarlo
I rom vivono come bestie
Spesso bruciano vivi nelle baraccopoli come è accaduto nel casertano e a Roma
Lega e AN mettono a fuoco un campo a Milano
Il 3 gennaio scorso a Orta di Atella, in provincia di Caserta, due giovani sposi di etnia rom, Cristina di 15 anni e Nicolae di 14 sono arsi vivi nella loro baracca, nel campo nomadi che ospita la piccola comunità rumena; venti baracche piazzate sotto i piloni dell'asse di supporto Nola-Villa Literno, al confine con l'area industriale di Pascarola di Caivano (Napoli), tra rifiuti e campagne, lontani dai centri abitati, senza luce e senza acqua. A causare la tragedia l'incendio divampato forse da una candela o da un mozzicone di sigaretta mal spento (al momento gli inquirenti escludono l'incendio doloso), una piccola miccia che ha bruciato il legno della casupola ricoperta di bitume per evitare le infiltrazioni di acqua. Non era ancora l'alba quando nell'accampamento si sono resi conto di quanto stava avvenendo, gli abitanti delle baracche limitrofe sono riusciti a mettersi in salvo, mentre tutta la comunità ha fatto quanto ha potuto per tentare di domare l'incendio. Hanno usato la poca acqua che avevano nei bidoni, le coperte, il terreno, ma invano. Quando sono arrivati i pompieri di Aversa e Afragola, per i due ragazzi non c'era più nulla da fare. Li hanno trovati carbonizzati, abbracciati nel loro letto.
Un mese prima, in analoghe situazioni, erano morti soffocati altri due giovanissimi rom, Sale di 17 e Ljuba 16 anni, sposati da un mese, per l'incendio provocato da una stufa in un campo nomadi alle porte di Roma. Mentre il 31 dicembre, per la stessa ragione, un vasto incendio ha distrutto quasi completamente il campo di via Triboniano alla periferia di Milano. E quando non ci sono gli incidenti a dare fuoco ai campi ci si mettono i razzisti, come è avvenuto il 23 dicembre scorso a Opera, comune a Sud di Milano, dove dietro la regia politica della Lega razzista e xenofoba e i fascisti di AN, si sono vissute scene da Ku Klux Klan. Almeno un centinaio di persone, armati di taniche di benzina, hanno dato fuoco a 7 tende e divelto le altre 6 che la protezione civile aveva approntato per ospitare una settantina di rom, 35 dei quali bambini, sgombrati da Milano una settimana prima da un terreno di proprietà di Ligresti, azionista di Rizzoli e Corriere della Sera. E poi, come guerrieri barbari dopo la battaglia hanno sparso i trofei bruciacchiati nella via principale della cittadina.Una vera e propria spedizione squadristica fascista e razzista, aizzata e preventivamente rivendicata, megafono alla mano, dai capogruppo della Lega Nord Ettore Fusco e quello di AN, Pino Pozzoli, durante la seduta del consiglio comunale interrotta da circa 400 "cittadini" vocianti e assatanati che sventolando le bandiere della Lega e di AN hanno subissato di improperi il sindaco diessino per la decisione di ospitare provvisoriamente il campo nomadi, al termine del quale si è staccata l'orda fascio-leghista partita per l'operazione "rogo". Ma ancor più grave è che tale odioso raid è avvenuto con il colpevole e tacito consenso delle istituzioni e delle "forze dell'ordine" che non hanno fatto nulla per fermare gli squadristi e ancor meno per punire i mandanti politici e gli esecutori. Il solo fatto che il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha minimizzato il rogo di Opera come "atti vandalici", dimostra che per il rappresentante del governo dar fuoco a un'intera tendopoli di "zingari" non è poi un reato tanto grave. Del resto del fatto che i rom vivono come bestie nessuno a livello istituzionale, non se ne fa carico né lo Stato, né il governo, né gli enti locali. Istituzioni e politicanti borghesi della destra e della "sinistra" di regime sono tanto solerti a lanciare fulmini e anatemi su rimozioni di crocifissi e accuse di antisemitismo se qualcuno brucia una bandiera israeliana quanto vergognosamente indifferenti alle disumane condizioni di vita cui vengono costrette queste minoranze etniche, e d'accordo con gli stereotipi e i pregidudizi ostili ai rom. Tant'è che se i loro campi bruciano, per incidente o dolo, con o senza vittime, al massimo sono tragici fatti di cronaca, su cui né Prodi né Napolitano ritengono di dover andare a dire sul posto qualcosa. Una colpevole e vigliacca indifferenza che è già costata all'Italia una accusa di "segregazione razziale" nei confronti dei popoli rom e sinti.
Un paese, come l'Italia, che costringe uomini donne e bambini a vivere in condizioni così pietose e drammatiche non può dirsi civile. E le responsabilità degli enti locali e centrali sono pesanti. Basta vedere come i comuni scelgono di localizzare i pochi e bruttissimi campi attrezzati in cui segregare i rom. Bisogna cercarli lungo le ferrovie, le tangenziali, i canali, le periferie più abbandonate, lontani dalle linee di trasporto, dai servizi, dai negozi, dalle scuole. Lontani dai luoghi della "gente per bene". Per non parlare dei campi spontanei, dove baracche costruite assemblando e riciclando i materiali più eterogenei si alternano a sgangherate roulotte su discariche a cielo aperto, senza luce, acqua e servizi igienici, tra ratti grandi come gatti. E che dire dei brutali e continui sgomberi notturni che sbattono gli "abusivi" da una discarica all'altra, come fece Rutelli da sindaco di Roma, che nel 2000 organizzò lo sgombero a manganellate di un campo di rom bosniaci in previsione del Giubileo?
Di fatto per i rom vige l'apartheid, condannati nella condizione di cittadini senza diritti di cittadinanza. Non solo per gli insediamenti. Anche se nessuna legge vieta loro di prendere i mezzi di trasporto, entrare nei negozi, andare a scuola, frequentare i servizi sanitari, gli zingari vengono guardati con diffidenza, fastidio, disprezzo. Ci sono medici di base che rifiutano l'iscrizione di rom o, come ripiego, fanno frequentare loro l'ambulatorio solo in determinati giorni. Non pochi sono i gruppi di genitori "benpensanti" (leggi, razzisti) che magari si riempiono la bocca dei valori cristiani e che hanno scioperato perché i rom non frequentassero le scuole dei loro rampolli. Se un rom cerca lavoro deve nascondere la propria appartenenza etnica, altrimenti il lavoro scompare d'incanto. È in questo clima putrescente che sono costretti a crescere i bimbi rom nel nostro paese, ed è questo clima che partorisce tassi di morbilità, di mortalità, di analfabetismo, di disoccupazione da terzo mondo e che non ha paragoni con il resto della popolazione. Eppure da parte delle istituzioni si continua a latitare, a nascondere, a giocare la tecnica dello "scarica barile" non assumendosi la responsabilità politica di fare chiarezza su questo popolo, sulla loro cultura e usi, e soprattutto sul motivo che li spingono a venire nel nostro paese, ossia la povertà e le "pulizie etniche" durante la guerra nella ex-Jugoslavia, e soprattutto, non facendosi carico di una politica di accoglienza degna di questo nome.I rom infatti non sono "molti, moltissimi", non dilagano e non ci invadono, come invece sobillano i politicanti reazionari e fascisti anche in questi giorni. Anzi sono pochi, pochissimi. Dati di alcuni anni fa, li stimavano in appena il due per mille della popolazione italiana, di cui 70/80 mila cittadini italiani e 20/30 mila cittadini stranieri, provenienti, per l'essenziale da varie parti della ex Jugoslavia. Quasi metà di questo piccolo popolo ha meno di 15 anni, meno del 3% supera i 60 anni, e i tassi di morbilità e mortalità sono alti fra gli adulti e altissimi tra i bambini, proprio a causa delle pessime condizioni di vita a cui sono costretti.
E se la destra fascista e xenofoba ha campo libero nel cavalcare, anche a livello elettorale, la caccia ai rom è perché la "sinistra" borghese glielo ha permesso e glielo continua a permettere. Fino ad ora il governo Prodi, che a parole dovrebbe essere aperto alle diversità, non ha dato nessun chiaro segnale di rottura con le politiche razziste e xenofobe del governo del neoduce Berlusconi. E l'indifferenza con cui sono stati accolti i gravi fatti di Roma, Caserta e Opera confermano questa tendenza. Per incidere realmente sulle attuali condizioni di vita di rom e sinti in Italia è fondamentale mettere al centro la questione dei diritti e della lotta alla discriminazione. Occorre mettere al centro del dibattito politico la battaglia per una giustizia sociale, per il diritto alla casa, al lavoro, alla salute, alla scuola, valida per tutti, cittadini italiani e immigrati, rom e sinti compresi.
10 gennaio 2007