IL SITO DEL PRESIDIO DI OPERA E' UNA CARICATURA DEI PROBLEMI LEGATI ALL'INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI NELLA SOCIETA' MODERNA.

SOTTO: LA STORIA DEL PRESIDIO DI OPERA, UN ANNO DOPO.

Dal 21 dicembre 2006 al 12 febbraio 2007 riassunta con gli articoli di giornale più significativi (spesso falsi) ed i comunicati stampa, per non dimenticare:

VERGOGNA, non possiamo permettere questo!

9 GENNAIO 2007: LA VICENDA DEL ROM ESPULSO AGITA ANCORA LE ACQUE

I cittadini del Presidio aumentano e le proteste si fanno sempre più forti. Dovevano essere tutti onesti lavoratori che non avrebbero creato alcun problema al paese eppure, dopo due settimane di permanenza, gli operesi si sono già fatti un idea degli ospiti del campo.
Innanzitutto gli uomini non lavorano ma trascorrono il loro tempo a giocare al calcio sul pratone dell'area circense oppure ai videopoker nei bar del paese.
Molte donne al mattino vanno in città, a elemosinare dicono i maligni, certamente al loro ritorno portano sempre sacchi pieni di roba.
I presidianti segnalano appunto anche strani traffici con persone esterne al campo con le quali gli ospiti scambiano spesso pacchetti che lasciano in terra dietro una siepe.
La vicenda del pestaggio scuote gli animi poichè viene trattata oggi, due giorni dopo, sui giornali che danno enfasi all'accaduto ma nei termini diffusi da Comune e Casa della carità. Secondo la gente le cose non sono proprio andate come divulgato dai mass media ma, oramai abituati alle menzogne giornalistiche, quello che sempre più fa arrabbiare i cittadini è come il Sindaco Ramazzotti continui a giustificare ogni aspetto negativo del campo rom mentre, al contrario, continui a condannare con toni aspri l'atteggiamento dei suoi amministrati.
Intanto prosegue la raccolta di firme per chiederne le dimissioni. I presidianti fanno sapere di essere a circa duemila firme già raccolte al presidio.

la Repubblica 9 gennaio 2007 di ZITA DAZZI
Don Colmegna: chi sta qui ha firmato un patto, se lo trasgredisce se ne va
Sale la tensione intorno alla tendopoli
La donna (cinque giorni di prognosi) accolta con i bimbi in una comunità milanese
Espulso dal campo nomadi perché violento e ubriacone. Dopo aver colpito con un pugno e mandato all´ospedale la moglie Gina, 32 anni, madre dei suoi tre figli, il rom conosciuto alla tendopoli di Opera come Costantino, anche lui trentaduenne, è stato allontanato e diffidato dal farsi rivedere in zona. La donna, medicata e dimessa ieri dall´Humanitas con una prognosi di 5 giorni, è stata accolta con i bambini in una comunità milanese.A Opera, dopo questi fatti, il clima è teso. Soprattutto al presidio degli abitanti che protestano contro l´insediamento. Il numero di cittadini è aumentato e di nuovo la loro richiesta alle forze dell´ordine è per uno sgombero al più presto. Ma anche dentro al campo c´è tensione. Oggi sarà don Virginio Colmegna a spiegare in assemblea ai 70 rom della tendopoli il perché di un provvedimento così risoluto: «Chi sta in questo accampamento ha firmato un patto di legalità che lo impegna a non avere atteggiamenti violenti e a non bere alcolici. Chi trasgredisce viene allontanato, questi erano e sono i patti». Dello stesso parere l´assessore ai servizi sociali del Comune di Milano, Mariolina Moioli, che in questi giorni sta gestendo un´altra delicata partita, la lenta sistemazione del campo in via Triboniano. «Per gente che usa le mani contro le donne non c´è posto nelle nostre strutture», dice. E il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti, in prima linea per difendere l´operazione tendopoli nonostante le contestazioni dei suoi concittadini, aggiunge: «L´episodio non deve essere strumentalizzato dalla minoranza di centrodestra. Quel che è successo dimostra che il patto di legalità funziona».Intanto, dalla Regione, il consigliere Luciano Muhlbauer, di Rifondazione, denuncia: «Per accontentare la Lega la giunta vuole cambiare la legge sul territorio e vincolare la realizzazione di nuovi campi nomadi al parere di tutti i Comuni confinanti. Questo paralizzerà il tentativo di distribuire in piccoli gruppi i rom ammassati nel capoluogo». Gli replica l´assessore regionale al Territorio, il leghista Davide Boni, rivendicando «l´alto valore sociale e istituzionale delle modifiche che ho personalmente proposte affinché ogni Comune si prenda le sue responsabilità davanti ai cittadini». La modifica verrà discussa in commissione entro fine mese, poi, se approvata, andrà in aula. Prosegue, intanto, la bonifica di via Triboniano. I tecnici stanno cablando i container del Comune destinati ad accogliere i circa 500 romeni che abitano la favela.

8 GENNAIO 2007: ESCE L'OPERESE, INFORMATORE DEL GRUPPO CONSILIARE DELLA LEGA NORD

L’OPERESE
A cura del Gruppo Consiliare della Lega Nord Padania di Opera – Gennaio 2007


L’ARROGANZA DEI POTENTI
Il Sindaco Alessandro Ramazzotti ha deciso di regalare un area della nostra Opera al “Partito dell’illegalità” rappresentato da quelle istituzioni ed associazioni che vivono, come parassiti, di finanziamenti, contributi e falsa carità. Non è una novità che le amministrazioni foraggino questo partito trasversale; è troppo irritante, però, quando ciò avviene in modo tanto prepotente e, soprattutto, attraverso l’insediamento di un campo nomadi all’ingresso di un paese. Un campo nomadi ad Opera, la legittimazione di una situazione di illegalità totale attraverso un atto diretto del Sindaco. L’illegalità che trionfa sull’inerme cittadino trattato come un somaro che deve lavorare e pagare le tasse, e basta! Opera ha detto NO! Al campo nomadi! Al Sindaco! Al prete! A tutti coloro che hanno scelto di non stare con i cittadini ma con gli zingari ed i loro aguzzini! Le istituzioni invece cosa fanno? E la chiesa? Organizzano feste, comitati di benvenuto, conferenze stampa… e tutto a spese nostre! Parleremo moltissimo di quante infamie sono state perpetrate nei confronti di chi si è opposto al campo nomadi, del nostro consigliere comunale Ettore Fusco ma anche nei confronti di tutti gli operesi apostrofati in ogni modo da stampa e televisioni… ne parleremo, molto.

PRESIDIO FISSO AREA CIRCENSE Se molliamo noi, ne arrivano a centinaia, come in ogni campo nomadi provvisorio che esiste in Italia!

ERRORI, ORRORI E INTEGRAZIONE
Molti errori sono stati commessi dalla giunta operese in queste settimane, primo fra tutti quello di non considerare, nascondendosi dietro le parole "solidarietà e integrazione", il fatto che i rom sono un popolo che rifiuta, a priori, di integrarsi ed entrare a far parte della nostra società. Non hanno, inoltre, considerato che sono persone cui pare manchi tutto per poter vivere dignitosamente eppure, ciò nonostante, cellulari costosi ed abiti griffati non mancano. Il nostro Sindaco avrebbe dovuto, anche, preoccuparsi dei rischi che ci possono essere a seguito dell'insediamento di un campo rom a pochi metri dalle nostre abitazioni e, soprattutto, avvisare la cittadinanza di ciò che voleva fare senza accampare la scusa di non averne avuto il tempo.
Del resto, in questi giorni, abbiamo notato i manifesti del comune affissi a tempo di record che addirittura anticipavano le decisioni in seguito prese al tavolo con il prefetto. F. Dalcerri


Dopo le belle parole del Parroco Don Renato, definito “parroco o padrone” di Opera persino sulle partecipazioni di un recente lutto, sembra che gli operesi (addirittura i bambini, recita il volantino diffuso ai parrocchiani) siano tutti assatanati, paragonati ad Erode (persecutore di bimbi mentre cercava Gesù) ad Hitler (persecutore di intere razze e dei disabili) al Ku Klux Klan (persecutore dei neri negli states). Non ci dilunghiamo sulla vergogna di chi ha impedito lo scambio del segno di pace, tra i fedeli, per il lutto che gli abbiamo causato non accogliendo a braccia aperte gli zingari, non ci accaniamo sulla sua predica e l’invito ad imparare proprio dagli zingari (cosa? boh!) neppure sulla decisione di portare in chiesa gente non cattolica per farli accogliere da chi non li ha voluti. Ci preme però fare notare che la festa, l’accoglienza, il pranzo ecc sono stati pagati con i soldi delle nostre offerte… sia nella sua chiesa che in quella del Grande Don Michele che deve rimettere al “padrone” di Opera le offerte ricevute al Santuario della Madonna dell’aiuto. A questo punto, per evitare che continui a fare del bene agli zingari con i nostri soldi - soldi di gente indemoniata, assatanata, ecc ecc… - invitiamo tutti i parrocchiani ad astenersi dalla carità alla chiesa operese, NON UN EURO A CHI ANTEPONE GLI ZINGARI E, FORSE, ALTRI INTERESSI A QUELLI DEI PARROCCHIANI DI OPERA.


QUANDO ASSESSORE NON FA RIMA CON SIGNORE
BRUTTA LA REAZIONE ALLA CONTESTAZIONE CITTADINA

Proprio la nutrita truppa di operesi che manifestavano lungo la Valtidone ha potuto assistere ad un gestaccio dell’Assessore all’educazione (ironia della sorte) Riccardo Borghi che, in preda a crisi di nervosismo isterico, ha manifestato la propria soddisfazione per quanto accadeva con il gesto dell’ombrello rivolto ai suoi concittadini. Purtroppo, per lui, moltissimi lo hanno visto: cittadini, poliziotti e persino il vice questore che, in quel momento, era lì a cercare di convincere i “rivoltosi” della breve permanenza ad Opera del campo nomadi. Peccato per il lungo Assessore considerato, da molti, il futuro candidato alla sostituzione dell’attuale Sindaco Ramazzotti, peccato per la magra figura di cui dovrà rendere conto ai suoi concittadini in occasione di ogni evento pubblico cui vorrà ancora partecipare, peccato soprattutto che “in quel posto” non lo abbiamo preso solo noi manifestanti ma l’intera cittadinanza e, soprattutto, lui.

SABATO 13 GENNAIO 2007 ORE 21.00
VENERDì 19 GENNAIO 2007 ORE 21.00
“QUELLI DEL PRESIDIO”
ORGANIZZANO DUE INCONTRI CON I CITTADINI OPERESI PER AGGIORNARLI SULLA VICENDA CAMPO NOMADI. AGLI INCONTRI SONO INVITATI IL SINDACO E LA SUA GIUNTA MA, NON POTENDONE GARANTIRE LA PRESENZA, DECLINIAMO OGNI RESPONSABILITà IN CASO DI ASSENZA DEGLI STESSI. AVVISIAMO INOLTRE CHE LA SALA OSPITA UN MASSIMO DI 100 PERSONE E CHE MOLTI INTERESSATI NON VI POTRANNO ACCEDERE. AUSPICHIAMO UN INTERVENTO DEL SINDACO AFFINCHè, PER OVVIARE AL PROBLEMA, POSSA METTERE A DISPOSIZIONE LA SALA DEL CINEMA PER DEI CONSIGLI COMUNALI APERTI


NONOSTANTE LE CENSURE DEL SINDACO ALLEANZA NAZIONALE E’ CON GLI OPERESI
I cittadini ormai sanno chi si è battuto per il proprio paese e chi ha difeso ad oltranza le proprie risibili ragioni sull’insediamento del campo nomadi. Alleanza Nazionale, con la Lega Nord, è rimasta insieme ai cittadini giorno e notte al presidio davanti all’area circense. Abbiamo visto sfilare più di 2.000 persone di ogni credo politico da sinistra a destra e sul nostro conto ne abbiamo sentite di cotte e di crude. “Ringraziamo” di tanta pubblicità che se fosse vera ci vedrebbe come primo partito sul territorio, ma allo stesso tempo ci rammarichiamo degli atteggiamenti incomprensibili del Sindaco e di tutta la giunta. Rifiutare la presenza dei consiglieri comunali di opposizione davanti al prefetto e nella trasmissione televisiva in prima serata a TeleLombardia, è stata solo la conferma di quanto Ramazzotti abbia a cuore la parola DEMOCRAZIA (ma l’imposizione del campo nomadi già non lasciava dubbi a riguardo). Il risultato, nonostante gli innumerevoli sforzi del nostro primo cittadino, è stato comunque evidente. Le magre figure e le mancate risposte che tutti attendevamo sono state ribadite in diretta televisiva dove non c’erano quei 1.000 “facinorosi” a contestarlo come il 21 Dicembre scorso in Consiglio Comunale.
In qualità di RAPPRESENTANTI DELLA CITTADINANZA ci sentiamo quindi in diritto ed in dovere di chiedere a gran voce le immediate dimissioni del Sindaco e della Giunta Comunale.
Il Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale Pino Pozzoli


FAX: 178220942 E-MAIL: gruppoconsiliarelega@tiscali.it legaopera@tiscalinet.it
Responsabile: Consigliere Ettore Fusco - stampato in proprio - TIR. 4000 copie

7 GENNAIO 2007: PRIMA VIOLAZIONE ECLATANTE DEL PATTO DI LEGALITA'

LA LETTERA DEI CITTADINI:
Al Prefetto di Milano
Al Sindaco di Opera
Alla Provincia di Milano
Alla Caserma dei Carabinieri di Opera
Alla Questura di Milano

Opera, 7 gennaio 2007
PREMESSO CHE:
alle ore 19.30 di oggi, una donna rom è uscita frettolosamente dal campo nomadi, dirigendosi verso la rotonda, per incontrarsi con un’altra donna che l’attendeva dietro alla siepe .
Su segnalazione dei cittadini del presidio , si sono informate le forze dell’ordine di quanto stava accadendo, che hanno inseguito la stessa ed è stata successivamente riaccompagnata al campo, senza però fermare la seconda .
Dopo qualche minuto si sono sentite delle grida femminili e poco dopo è sopraggiunta un’ambulanza e la rom è stata portata con sirene spiegate (quindi con codice rosso) al pronto soccorso.
Successivamente, le forze dell’ordine sono aumentate e sono arrivati anche dei rappresentanti della Casa della Carità.
Abbiamo constatato tramite Croce Rossa e le forze dell’ordine che la donna ha subito una violenta aggressione. Considerato che i capi famiglia rom hanno firmato il Patto di Socialità e di Legalità in cui il punto 3 cita :
- Mi impegno a creare nel campo con le altre famiglie un clima di rispettosa convivenza per cui da parte mia e dei miei familiari non ci sarà nessun tipo di comportamento che possa portare a liti e violenze.
CHIEDIAMO QUANTO SEGUE:
1- perché non sono state fermate entrambe le donne ?
2- perché la donna fermata non è stata portata in caserma per gli accertamenti del caso ?

Chiediamo inoltre di avere notizie certe sull’accaduto e se, venuto meno il Patto sopra citato le Istituzioni garantiranno ai cittadini il rispetto dello stesso.
In rappresentanza dei cittadini del presidio:
Cristina Toniatti
Ileana Zacchetti
Ettore Fusco
Alberto Pozzoli
Antonio Buono
LA RISPOSTA DEL SINDACO RAMAZZOTTI:
Opera (8 gennaio 2007) - "L'episodio avvenuto ieri è gravissimo, però il fatto che l'uomo verrà allontanato dal campo è la conferma che il patto di legalità, alla sua prima verifica, funziona". Il Sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti commenta così l'episodio avvenuto ieri sera al campo rom di Via Marcora, dove un uomo ubriaco ha pestato la moglie, perchè chiedeva al marito di smetere di bere. Sul posto è immediatamente intervenuto don Virginio Colmegna che ha accompagnato la donna all'ospedale humanitas di Rozzano. Madre di tre bambini, non tornerà più al campo di prima accoglienza di Opera, ma sarà ospitata con i suoi piccoli alla casa delle carità di Milano.
"Peccato - dice ancora il Sindaco - che esponenti della minoranza di centrodestra non abbiano perso occasione di alimentare la campagna di propaganda contro la comunità rom, per la quale la città ha invece dimostrato, anche durante la festa del Natale ortodosso, la voglia di conoscere da vicino persone che hanno scelto la strada della legalità".
Ed è proprio perché è stato violato il "Patto di socialità e di legalità con gli abitanti del campo di Opera" che l'uomo che si è reso protagonista dell'aggressione alla moglie verrà allontanato. Non è stato rispettato, nello specifico, il seguente punto: "Mi impegno a creare nel campo con le altre famiglie un clima di rispettosa convivenza per cui da parte mia e dei miei familiari non ci sarà nessun tipo di comportamento che possa portare a litigi e violenze (ubriachezza...)".
E alla fine del documento si legge: "So che se trasgredisco anche una sola di queste regole che ho accettato, verrò immediatamente allontanato con tutta la mia famiglia dal campo". Detto e Fatto.
Ufficio stampa Comune di Opera
IL VOLANTINO DIFFUSO DAI PRESIDIANTI CHE HANNO ASSISTITO:
IN DATA 7 GENNAIO 2007, ALLE ORE 19 CIRCA, PRESSO L’ACCAMPAMENTO NOMADI ALL’INTERNO DELL’AREA CIRCENSE, SI E' VERIFICATO UN INQUIETANTE INCIDENTE:
I PRESIDIANTI HANNO NOTATO UNA DONNA ROM ALLONTANARSI DAL CAMPO PER ANDARE AD INCONTRARE UN’ALTRA DONNA CHE L’ATTENDEVA DIETRO UNA SIEPE.
INFORMATI I CARABINIERI PRESENTI SUL POSTO LA DONNA è STATA FERMATA MENTRE L’ALTRA HA COMINCIATO A CORRERE DILEGUANDOSI FRETTOLOSAMENTE.
L’UNICA DONNA FERMATA E' STATA RIACCOMPAGNATA AL CAMPO DALLE FORZE DELL’ORDINE.
DOPO POCHI MINUTI SI SONO UDITE URLA DI DONNA ED IN BREVISSIMO TEMPO E' GIUNTA SUL POSTO L’AUTOAMBULANZA CHE HA TRASPORTATO LA DONNA AL PRONTO SOCCORSO A SIRENE SPIEGATE.
SI E' POI APPRESO CHE LA DONNA E' STATA PERCOSSA DA ALTRE PERSONE DEL CAMPO, PRESUMIBILMENTE IL MARITO, PER RAGIONI NON ANCORA CERTE.
AI PRESIDIANTI E' STATO COMUNICATO CHE VI E' STATA UNA SEMPLICE LITE FAMILIARE.
CERTAMENTE NON VI E' STATO PROVVEDIMENTO ALCUNO PER IL PRESUNTO TRAFFICO LOSCO CHE LA DONNA SVOLGEVA CON LA SUA COMPLICE FUGGITA NE', TANTOMENO, LA STESSA E' STATA TRADOTTA IN CASERMA PER ACCERTAMENTI COME SAREBBE CAPITATO AD UN CITTADINO OPERESE.
DI QUANTO ACCADUTO ABBIAMO INFORMATO LE AUTORITA', LA STAMPA E VOI CITTADINI.
AUSPICHIAMO UN INTERVENTO IMMEDIATO FINALIZZATO AL RIPRISTINO DELLA LEGALITA' SUL NOSTRO TERRITORIO.
NON ACCETTIAMO COMPORTAMENTI ILLEGITTIMI DA PARTE DI OSPITI NON DESIDERATI CHE SENZA ALCUN DIRITTO OCCUPANO UN AREA DEL NOSTRO PAESE.
DAL PRESIDIO FISSO DELL’AREA CIRCENSE nocamponomadi@libero.it

OPERA, FUORI UNO: ALLONTANATO IL PRIMO ROM UBRIACO
HA PICCHIATO LA MOGLIE
Da La Padania del 9 gennaio 2007 di ALESSANDRO MORELLI
Un urlo nel tranquillo pomeriggio del presidio operese. Un’ambulanza corre a sirene spiegate e una donna rom, malmenata dal marito, finisce all’ospedale. Questa è la brava gente che il sindaco di Opera e Don Colmegna hanno voluto portare nella cittadina. Quelli che non più di 20 giorni fa hanno firmato una carta in cui dicono che saranno bravi, irreprensibili, quelli che sanno di avere gli occhi di una città (e non solo) addosso e se ne fregano. Questa è la realtà che Il sindaco Ramazzotti si è portato in casa, anzi, per essere precisi sotto le case dei suoi concittadini. La soluzione? Spedire a casa il rom violento (che allora una casa da qualche parte la deve pur avere).«L’episodio avvenuto ieri è gravissimo - ha affermato il primo cittadino operese -, però il fatto che l’uomo verrà allontanato dal campo è la conferma che il patto di legalità, alla sua prima verifica, funziona»: il sindaco, Alessandro Ramazzotti commenta così l’episodio avvenuto domenica sera al campo Rom di via Marcorca, dove un uomo ubriaco ha pestato la moglie, perché chiedeva al marito di smettere di bere. Sul posto è immediatamente intervenuto don Virginio Colmegna che ha accompagnato la donna all’ospedale Humanitas di Rozzano. Madre di tre bambini, non tornerà più al campo di prima accoglienza di Opera, ma sarà ospitata con i suoi piccoli alla Casa della Carità di Milano. «Peccato - dice ancora il Sindaco - che esponenti della minoranza di centrodestra non abbiano perso occasione di alimentare la campagna di propaganda contro la comunità Rom, per la quale la città ha invece dimostrato, anche durante la festa del Natale ortodosso, la voglia di conoscere da vicino persone che hanno scelto la strada della legalità» Proprio perché è stato violato il “Patto di socialità e di legalità con gli abitanti del campo di Opera”, ricorda il sindaco, l’uomo che si è reso protagonista dell’aggressione alle moglie verrà allontanato. Non è stato rispettato, nello specifico, il seguente punto: “Mi impegno a creare nel campo con le altre famiglie un clima di rispettosa convivenza per cui da parte mia e dei miei familiari non ci sarà nessun tipo di comportamento che possa portare a litigi e violenze (ubriachezza...)”. Alla fine del documento si legge: “So che se trasgredisco anche una sola di queste regole che ho accettato, verrò immediatamente allontanato con tutta la mia famiglia dal campo”. Dura la reazione della Lega con il suo segretario provinciale, Marco Rondini: «Sono bastati pochi giorni per vedere in azione la brava gente del campo nomadi, cosa che per altro tutti ci aspettavamo. Il sindaco continua ad arrampicarsi sugli specchi cercando di far valere l’importanza di un patto per la legalità assurdo e attaccando l’opposizione su un fatto gravissimo che è avvenuto a poca distanza dalle decine di persone presenti al presidio contro il campo». E proprio su questo tema rilancia il consigliere comunale leghista Ettore Fusco: «Noi, a differenza di Ramazzotti, eravamo presenti e ci siamo limitati a riportare i fatti. Piuttosto che a scaricare colpe su altri, esca dal “Palazzo” e faccia un giro per la città per rendersi conto di quanti “nuovi” zingari girano per le nostre strade». Ma di bugie Fusco ormai si è abituato, primo tra tutti «il giornale del Comune che aveva annunciato un Consiglio Comunale sul tema, mentre all’ordine del giorno di campo nomadi non c’era neppure l’ombra. Tutta carta per gli avvocati come nel caso di notizie false riguardanti gli onesti cittadini operesi sparate sui quotidiani».Le polemiche rimbalzano anche alla Regione, dove il comunista Luciano Muhlbauer definisce una “bomba a orologeria” la proposta di modifica della legge sul governo del territorio avanzata dalla giunta lombarda lo scorso 13 dicembre riguardo ai rom e fortemente voluta dalla Lega Nord. La giunta vuole introdurre per legge “il principio del consenso dei comuni limitrofi all’insediamento di campi di sosta o di transito dei nomadi, da acquisire sin dalla stesura del documento di piano”. In questo modo, secondo il Prc, il centrodestra «abusa dello strumento urbanistico per accontentare la demagogia xenofoba di Lega e An. Accadde già nella primavera scorsa, in occasione di un’altra modifica della legge 12, quando fu surrettiziamente introdotta una norma anti-moschee, peraltro palesemente illegittima sotto il profilo costituzionale. Ma questa volta la strumentalizzazione politica supera ogni limite di decenza». A Rifondazione risponde il consigliere leghista Fabrizio Cecchetti: «Forse Muhlbauer non si accorge che la decenza viene superata ogni giorno quando dei nostri concittadini finiscono vittime della delinquenza o anche solo quando devono andare a pagare tasse o fare richieste edilizie. I rom possono costruire ciò che credono ma se un lombardo non rispetta leggi e leggine diviene un “delinquente” in piena regola. Bene ha fatto l’assessore Boni a portare avanti questa proposta e la Lega continuerà su ogni fronte, compreso appunto quello urbanistico, per togliere prerogative concesse in maniera assurda a stranieri e severamente vietate ai lombardi».
INTANTO AL PRESIDIO: erano le 20 circa quando i presidianti al campo hanno assistito al fatto come descritto nel volantino ed hanno sollecitato l'intervento delle forze dell'ordine.
Una volta riportata al campo la donna, che non è fuggita dai militari, i suoi connazionali o solo il marito hanno provveduto a fare giustizia. Le urla disumane della donna "si sentivano sin dal Santuario della Madonna dell'Aiuto" come ha testimoniato un ragazzo che giungeva al campo a piedi ed i carabinieri sono entrati nel campo, con sommo stupore dei rom abituati a vivere in zone franche, dove le forze dell'ordine non mettono piede neppure davanti a evidenti violazioni di legge.
A portare via la donna è stata un'ambulanza e solo successivamente sono arrivati Don Colmegna ed i suoi aiutanti.
Quello che lascia perplessi è la pervicacia con cui Ramazzotti continua a distorcere fatti cercando di dare un'immagine del campo diversa da quella reale giungendo persino a demonizzare i suoi amministrati ed a mettere in dubbio le parole dei suoi elettori.
Persino sulla festa del Natale ortodosso giunge a citarla a dimostrazione di una presunta "voglia di conoscere da vicino persone che hanno scelto la strada della legalità" che secondo lui avrebbe pervaso gli operesi.
Eppure non c'era nessuno se non i quattro volontari che si recano al campo tutti i giorni e che si sospetta siano pagati dal comune.
Ma Ramazzotti ha già varcato il limite della decenza da tempo e nulla più sorprende gli operesi che oramai pensano sia uscito di senno per l'accaduto.
Del resto Ramazzotti vive scortato e con gli agenti sempre sotto casa sua... non si deve sentire troppo al sicuro, strano per un Sindaco che mostra tanta spavalderia e padronanza delle volontà dei suoi amministrati.

6 GENNAIO 2007: I ROM PRANZANO ALL'ORATORIO.

I rom festeggiano l'epifania con un pranzo offertogli dalla curia all'oratorio. Insieme a loro Don Virginio Colmegna ed alcuni suoi collaboratori oltre a persone di un altro oratorio, non quello operese, per fare l'ennesimo atto di propaganda buonista cercando di spacciare per operesi quelli che in realtà non lo sono.
Alla sera la "grande festa di Natale al campo rom" promossa dal Sindaco Ramazzotti non la si vede, forse entrano le solite due, tre persone per fare chissà cosa ma di festa non se ne vede l'ombra.
Invece al presidio riscuote un successone la goliardica "festa della befana" con tanto di signore vestite da befana, salamelle e vin brulè per tutti.
Molti operesi stanno riscoprendo quello che Ramazzotti e le istituzioni contavano non fosse più nel dna dei lombardi: il senso di appartenenza alla comunità.
La serata di festa porta tanti cittadini e molti più agenti del solito al presidio ma oramai la presenza di Carabinieri e Polizia è vista dai cittadini come una garanzia di sicurezza. Con loro si socializza e gli agenti della digos lavorano indisturbati infiltrandosi tra i cittadini che non diffidano di nessuno, tanto qui sono tutti con la coscienza a posto.
I numerosi accampamenti che si stanno formando intorno al paese, tra Locate, Pieve e Siziano sono stati tutti immediatamente sgomberati. Erano rom in attesa di trasferirsi a Opera non appena si sarebbero calmate le acque. Di giorno le ricognizioni in paese e di sera a dormire nei loro campi provvisori.
Ma qui non sembra proprio che le acque si possano calmare e la presenza di tanti rom in paese rischiava di innescare una miccia esplosiva cui la Prefettura ha posto fine allontanando tutti i nomadi arrivati in zona.

5 GENNAIO 2007: COMUNE E PRESIDIO, SI ORGANIZZANO LE FESTE

Il Sindaco Ramazzotti ha preannunciato festa grande a Opera il 6 gennaio in occasione del Natale ortodosso festeggiato dai rom e, per non sembrare poco sensibili alle feste, anche i presidianti hanno deciso di organizzare una serata di svago ma non razzista e discriminatoria come quella del Sindaco Ramazzotti che proclama festa grande all'interno di un campo rom dove non vi è libero accesso agli operesi.
I presidianti organizzano infatti, sempre per la serata del 6 gennaio, la festa della befana pubblicizzandola in paese e preannunciando salamelle e vin brulé.
Il presidio è sempre più numeroso e composto da gente di tutte le età, di entrambi i sessi e di varie estrazioni sociali e culturali.
Ci sono molti ragazzi, anche bambini, che hanno trascorso la vacanza invernale con i genitori e gli amici al presidio. Domani per loro sarà l'ultimo giorno di vacanza, poi il ritorno a scuola.
Il timore dei presidianti è quello che diminuisca la partecipazione a causa della ripresa delle attività lavorative e delle scuole. Anche il freddo non aiuta certo a resistere davanti alle organizzatissime forze dell'ordine che oltre a scaldarsi vicino ai bidoni con il fuoco mantengono accesi i motori dei loro mezzi per tutta la notte.
Intanto si prevede una forte affluenza per la festa della befana, alla faccia di chi non ha mai festeggiato il Natale Cristiano con gli operesi ed oggi decreta festa grande per il Natale degli Ortodossi.
Gli operesi sono sempre più indignati.

4 GENNAIO 2007: I GIOSTRAI SUL PIEDE DI GUERRA

Per l'ennesimo anno si prospetta vita dura per i giostrai che ad ogni carnevale vengono ad occupare l'area loro destinata all'ingresso del paese.
Non è infatti la prima volta che devono fare battaglie a suon di carte bollate per ottenere il rispetto del proprio diritto al lavoro. Questa volta però il Vice Sindaco Liguori, Assessore al Commercio, ha una scusa migliore di quelle degli anni precedenti, questa volta è in una botte di ferro: "dopo l'installazione del campo di prima accoglienza allestito per una settantina di rom... non è disponibile l'area circense".
Ma il Vice Sindaco auspica comunque una soluzione, magari dislocando le giostre in diverse parti del territorio come già fece fare una volta causando grossi danni ai giostrai, oppure rivolgendosi ad operatori privati. Intanto nega l'area accanto al Polifunzionale, sede storica delle giostre prima dell'avvento dell'area circense, in quanto la vicinanza alla biblioteca sarebbe "incompatibile con la necessaria tranquillità richiesta da chi deve studiare o consultare libri".
E' incredibile ma a Opera sono anni che i giostrai, con l'aiuto del Consigliere della Lega Ettore Fusco, devono lottare per ottenere un proprio diritto.
Ogni anno, da quando Tonino Liguori è in Giunta, vi è una buona scusa per tentare di dissuadere i giostrai dal venire a Opera.
Solo in un paio di occasioni sono riusciti a farli piazzare altrove causando gravi danni agli esercenti e privando i cittadini di un evento che aspettano un intero anno per il tradizionale appuntamento carnevalesco con le giostre.
Solitamente la scusa è quella del cantiere della Croce Rossa che sta per partire.
Pretesto sempre smentito dalla Croce Rossa stessa ma solo dopo le peripezie e le carte bollate dei giostrai che devono preoccuparsi di contattare mezza lombardia per dimostrare che nessuno inizia alcun lavoro in quell'area.
Il bello è che l'area circense, come dice il nome, spetta di diritto ai giostrai ed ai circensi.
Una legge infatti ha previsto la delimitazione di quell'area e ne ha finanziato la realizzazione.
La Prefettura quindi dovrebbe tutelare i giostrai che invece sono invisi all'amministrazione operese. Loro stessi riferiscono di essere stati definiti, in passato, da un amministratore operese "zingari poco graditi ai cittadini poichè nel periodo della loro permanenza in paese aumentano i furti".
Forse il problema è che il luna park è troppo vicino alla casa proprio di chi deve autorizzarli, oppure il problema è davvero legato alla sicurezza.
Ma allora perché concedere oggi l'area ad un campo rom che gli operesi hanno dimostrato di non volere e da cui non esce quasi nessuno in orario utile per andare a lavorare mentre si è sempre cercato di non assegnarla ai giostrai in quanto considerati zingari?
Perchè ai rom di Don Colmegna si ed ai lavoratori giostrai no?
E' un problema di sicurezza oppure di interessi?
Continuando a porci queste domande raccogliamo per l'ennesimo anno la protesta degli amici giostrai, che non sono zingari come dispregiativamente considerati e definiti in un recente passato da qualche amministratore, e con loro ci batteremo per consentire ad una ventina di famiglie, tra cui una storica operese, di portare a casa il proprio salario.
Intanto il presidio continua...

3 GENNAIO 2007: BORGHI: "L'INTENZIONE E' DI INTEGRARLI".

Oramai a pieno regime i presidianti hanno montato anche loro una tenda, che di giorno in giorno diviene sempre più robusta e protetta, per tenere al riparo dalle intemperie i viveri ed il televisore che accompagna il turno dei nottambuli e permette di assistere agli oramai numerosi dibattiti TV sulla questione nomadi. Opera ha aperto una strada nuova.
I bidoni per il fuoco sono diventati quattro di cui due in uso esclusivo alle forze dell'ordine che utilizzano gli stessi, e la legna fornita dai cittadini, per resistere alle gelide temperature. Fa molto freddo e la solidarietà, oltre alla generosità, è una caratteristica degli abitanti di questo vecchio paese a vocazione agricola che sorge alle porte di Milano nell'area una volta considerata il granaio del capoluogo lombardo.
A Opera sorge l'antica Abbazia di Mirasole, da cui la Provincia di Milano ha ricavato il suo logo con il sole al centro, e gli operesi sono storicamente dei gran lavoratori maestri nell'impiego delle marcite per la coltivazione della propria terra. Ancora oggi l'agricoltura locale si basa sulla coltivazione di granturco e riso.
La nebbia, altra caratteristica locale, attanaglia presidianti e forze dell'ordine penetrando fino alle ossa e rendendo ancor più eroica la resistenza dei manifestanti che anziché diminuire aumentano con il passare dei giorni.
Intanto in Comune, seduti comodamente in locali scaldati a spese di quegli stessi cittadini che gelano al presidio per volontà degli stessi amministratori comunali, il Sindaco Alessandro Ramazzotti il suo vice Tonino Liguori e gli assessori Riccardo Borghi e Matteo Armelloni lavorano esclusivamente per i rom.
In una riunione con alcuni giovani estremisti di sinistra, gli unici a guadagnare qualcosa da queste situazioni, viene promossa giornata festiva quella del Natale ortodosso.
"Sabato 6 gennaio sarà grande festa a Opera, al campo Rom... L'Epifana, infatti, è per gli ortodossi la vigilia di Natale, che ricorre il 7 gennaio, nove mesi dopo l'Annunciazione". Così recita il comunicato stampa del Sindaco dopo l'incontro con i rappresentanti della "Festa dei Popoli", i famosi volontari.
Così Ramazzotti, un comunista, dopo aver messo da parte le tradizionali contrapposizioni tra Peppone e Don Camillo, avendo trovato un Don Renato più comunista dello stesso primo cittadino, adesso festeggerà addirittura il Natale ortodosso, quello dei rom, alla faccia degli operesi che di illegalità non ne vogliono sapere.
Ma il processo di integrazione è partito e l'incarico dato alla Festa dei Popoli ne è la dimostrazione. L'Assessore ai Servizi Sociali Matteo Armelloni, di rifondazione comunista, annuncia trionfante che è stato deciso di realizzare un diario video e fotografico di tutte le iniziative organizzate. "Sarà una testimonianza visiva - sottolinea Borghi - di quanto la comunità operese farà e potrà essere un documento utile alle altre realtà che intendono portare avanti un progetto simile a quello di Opera". Oramai la macchina si è attivata... e sempre a spese della comunità operese, quella che presidia il campo.
Ultima novità del giorno è l'istituzione di una figura nuova, scelta immaginiamo bene in base a quali requisiti, "che possa essere punto di riferimento nei contatti costanti con il Comune di Milano e le associazioni che aiutano i bisognosi".
Il Comune non spenderà un centesimo, avevano assicurato gli amministratori operesi, e quindi si presume che i pochi volontari che si recano al campo siano d'avvero tali. Ma qualche dubbo i presidianti ce l'hanno.
Secondo l'Assessore Borghi, che dichiara l'intenzione di integrare i rom nel tessuto sociale operese, gli incarichi dati all'associazione che già opera sul territorio per i ragazzi locali serviranno a ristabilire una condizione di normalità necessaria ad uscire dall'emergenza.
Normalità il campo nomadi a Opera? Sembra di capire che sia questa l'ambizione del Comune ed in particolare dell'attivissimo Assessore Riccardo Borghi.
Intanto al presidio, saputo del Natale ortodosso e dei festeggiamenti voluti dal Sindaco nel campo, si organizza proprio per la sera del 6 gennaio la festa della befana.

2 GENNAIO 2007: «Il modello Opera deve diventare l’esempio della collaborazione tra il Comune di Milano e quelli dell’hinterland della Provincia».

PRIMO SCONTRO RAMAZZOTTI - CITTADINI ALLA TELEVISIONE
La sera del 2 gennaio su Telelombardia lo staff della televisione privata, attenta all'evolversi della situazione operese, organizza un incontro tra il Sindaco Ramazzotti, la mediatrice Rom Dijana Pavlovic, Don Gino Rigoldi da una parte ed il consigliere provinciale Giovanni De Nicola e l'Assessore Regionale Davide Boni dall'altra.
Nel pubblico i consiglieri operesi Ettore Fusco e Pino Pozzoli con alcuni cittadini contrari al campo rom, a dare manforte a Boni e De Nicola, ed alcuni cittadini favorevoli per spalleggiare Ramazzotti la Pavlovic e Don Rigoldi.
A cinque minuti dall'inizio della trasmissione, non essendo riuscito a trovare neppure una persona che lo accompagnasse in televisione, il Sindaco operese Alessandro Ramazzotti informa la produzione che i Consiglieri Ettore Fusco e Pino Pozzoli non devono essere presenti in studio, pena l'annullamento della partecipazione del primo cittadino.
I due consiglieri contrari al campo accettano le scuse della produzione e permettono che la trasmissione si svolga anche senza di loro, nonostante siano stati i primi ad essere invitati, lasciando tra i cittadini Franco Colombo, Vittorio Barbieri, Cristina Toniatti e Alessandro Pozzoli.
La serata è comunque sfavorevolissima al Sindaco che inanella figuracce a non finire, proprio partendo dall'assenza dei due consiglieri che avevano già avvisato tutti di essere presenti in studio.
Naturalmente il ricatto di Ramazzotti, o loro o io, non giova alla sua immagine già distrutta dalle prese di posizione dei giorni precedenti ed in paese si diffonde la notizia che il Sindaco ha avuto paura di confrontarsi con chi gli avrebbe fatto fare ulteriori brutte figure.
Il 2 gennaio tutta Opera è davanti alla televisione a guardare un pallido Sindaco che viene messo in croce dai suoi interlocutori.
Mitica la sortita della Pavlovic secondo cui questi poveri rom non possono certo vivere con i mille euro di sussidio e quattro figli... da cineteca.
Anche il resto dell'incontro è memorabile, soprattutto la solitudine del Sindaco Ramazzotti.
Dal Manifesto del 2 gennaio 2007 - di Manuela Cartosio
FUOCO «ACCIDENTALE» AL CAMPO ROM
Dopo Opera, viaTriboniano. Due campi rom in fiamme in una manciata di giorni nell’area milanese. Gli episodi hanno due elementi in comune: il fuoco e la condizione dei rom. Tutto il resto differisce. omenica pomeriggio le fiamme hanno devastato il più grande campo nomadi di Milano, quasi mille persone assiepate in baracche e roulotte in un corridoio stretto tra il cimitero Maggiore e la ferrovia. Non ci sono state vittime. Giovedì notte a Opera un rogo aveva distrutto le tende appena installate dalla protezione civile per accogliere una settantina di rom. Anche a Opera, nessuna vittima: i rom, sgomberati il 14 dicembre da via Ripamonti, non erano ancora arrivati.Le fiamme di Opera – amministrazione di centrosinistra – sono state appiccate e rivendicate dai «cittadini esasperati» (in anticipo), guidati dai capoccia della destra (Lega, An e ForzaNuova). Buona parte dei cittadini di centrosinistra le ha giustificate. Fiamme «accidentali», invece, in via Triboniano. Innescate da un fornello a gas. Cinque ore per domare l’incendio nel pomeriggio di San Silvestro. Distrutte dieci roulotte e una trentina di baracche. Quelli che ci abitavano non hanno accettato d’andare nei dormitori comunali. Si sono «stretti» nelle baracche rimaste in piedi in un campo che, già prima dell’incendio, era il top del degrado. Il comitato per l’ordine e la sicurezza, riunitosi ieri in Prefettura, ha deciso d’installare 25 container in un’area già bonificata di via Triboniano e ha confermato il progetto di dividerlo in quattro sotto campi. Una prospettiva, quest’ultima, sgradita ai rom. Il sindaco Letizia Moratti, tra i resti dell’incendio, ha cercato di convincere i capifamiglia a sottoscrivere «un patto di legalità e di solidarietà» perché siano rispettate le condizioni di vivibilità e sicurezza. «Insistiamo anche noi sul rispetto della legalità», dice don Virginio Colmegna, della Casa della Carità. E non si riferisce alla condizione di irregolarità. La maggior parte dei rom di via Triboniano hanno il permesso di soggiorno che da ieri, con l’ingresso della Romania nella Ue, è diventato superfluo. Don Virginio allude alle divisioni e alle lotte tra clan, alla microcriminalità, ai figli mandati ai semafori invece che a scuola. Questa, inutile negarlo, è la realtà complicata in via Triboniano. «Una terra di nessuno, un campo da sbaraccare», dice Patrizia Quartieri, consigliera a Palazzo Marino del Prc, non della Lega. E infatti aggiunge: «Prima vanno trovate soluzioni alternative, piccoli campi diffusi sul territorio, programmati per tempo, senza l’assillo dell’emergenza». Il «modello Opera», si augura la Quartieri, «deve diventare l’esempio della collaborazione tra il Comune di Milano e quelli dell’hinterland della Provincia». A Opera, nonostante la notte brava, le tende sono state rimesse e i 70 rom (35 dei quali bambini) ci stanno dentro. Una ventina di «irriducibili», racconta Matteo Armelloni, assessore comunale alle politiche sociali, continua a fare il presidio anti-zingari, «fischia chi entra e chi esce». Però il campo c’è e «resiste». Anche Marco Granelli, consigliere a Palazzo Marino della Margherita (ala Caritas), è convinto che il tentativo per far vivere meglio i rom e per sgonfiare la paura e il rifiuto degli autoctoni passa obbligatoriamente dalla «spalmatura sul territorio» degli insediamenti. «Al massimo cento persone in ogni campo, con l’accortezza di non piazzarlo vicino alle case popolari per evitare la guerra tra poveri», i grandi numeri rendono impossibile qualsiasi progetto di formazione, avvio al lavoro, accettazione reciproca. Dopo quel che è successo a Opera, domandiamo, quale sindaco sarà disposto ad accettare sul suo territorio un campo rom, per quanto piccolo e temporaneo? E senza scomodare il caso eclatante e vergognoso di Opera, a Cologno Monzese l’opposizione di centrodestra ha fatto di tutto per bloccare il «Villaggio solidale», ideato da don Colmegna. «Proprio questi due precedenti – risponde Granelli – dimostrano che di patti ne servono due. Uno di legalità, sottoscritto dai rom. L’altro politico, stipulato dai partiti.Centrodestra e centrosinistra devono impegnarsi a non montare la gente a seconda del colore della giunta che decide d’accogliere un insediamento rom». Solo così si evitano le «doppiezze».A Opera la destra ha bruciato con gran rabbia un campo rom messo lì con gran piacere dalla medesima destra di Milano.
A OPERA INTANTO i cittadini continuano a presidiare ed il fatto che i rumeni siano diventati europei a tutti gli effetti non li scalfisce minimamente.
Prima regola per essere operesi, oltre che europei, rispettare le leggi. Ed un campo nomadi non è un indice di legalità cui il paese del sud Milano può sottostare.
Intanto è cominciato da un paio di giorni il viavai di macchine con targa estera, quasi sempre rumena, che si avvicina al campo con a bordo cinque, sei persone che dicono di avere parenti all'interno della recinzione e quindi vogliono entrare.
Polizia e Carabinieri non fanno entrare nessuno, anche perché i cittadini continuano a fare pressioni sugli agenti affinché non allentino la guardia, ed anche solo per parlare con i "presunti parenti" i rom devono farlo chiamandoli a voce e chiedendo loro di uscire dall'area circense adibita a tendopoli.
Sempre da più parti si sente parlare di Opera come un esempio da seguire, il Vice Sindaco di Milano De Corato insiste affinché i paesi dell'hinterland si facciano carico dei campi rom, ma gli operesi non cedono, non credono alla temporaneità del campo e tutti questi elementi li inducono a non cedere.
Gli stessi agenti invitano i cittadini a non cedere altrimenti, parole di chi se ne intende, tempo pochi giorni e Opera diventa come Via Triboniano.
E chi ha intenzione di andarsene via?

1 GENNAIO 2007: PRIMO GIORNO DELL'ANNO AL FREDDO

Se il buongiorno si vede dal mattino... sarà un anno da passare al freddo il duemilasette, però sarà l'anno degli operesi.
Il Capodanno al Presidio ha sancito la nascita di una comunità nuova. Gli operesi hanno acquisito la consapevolezza di fare parte di un Paese e di essere soggetti di diritto e non solo contribuenti da spremere.
La prepotenza ed arroganza del Sindaco Ramazzotti e della sua Giunta ha unito i cittadini in un unico fronte, quello dei presidianti.
A contrapporsi agli operesi solo un gruppetto di militanti di estrema sinistra il Parroco Don Renato con i suoi parrocchiani di rifondazione comunista e gli amministratori con i loro familiari.

31 DICEMBRE 2006: ULTIMO DELL'ANNO AMARO PER GLI OPERESI

Fine d'anno amaro per i cittadini di Opera che hanno certamente passato le peggiori feste dall'ultimo dopoguerra ad oggi.
Giornata di assedio, quella odierna, culminata con un improvvisato capodanno al Presidio.
Come al solito cibi e bevande non mancano ed almeno un centinaio di operesi festeggiano la mezzanotte davanti al campo nomadi. C'è anche chi porta lenticchie e cotechino oltre alle decine di panettoni con cui i solidali cittadini di Opera continuano a rinpinguare le scorte di viveri
Molti arriveranno anche dopo, al ritorno da altre feste, ed il crocevia dei presidianti resta animatissimo fino all'alba quando giunge il cambio della guardia.
Allo scoccare della mezzanotte i molti agenti di pubblica sicurezza presenti al campo brindano con i manifestanti ma impediscono loro di sparare i tradizionali fuochi d'artificio troppo vicini alle tende.
I razzi ed i petardi possono essere sparati ma da dentro la rotonda che si affaccia sul presidio e, ovviamente, facendo partire i razzi in direzione delle case e delle auto degli operesi stando bene attenti a non dirigerli verso le tende.
Hanno forse rimontato ancora tende non ignifughe?
Intanto i Rom sono andati a festeggiare la notte di San Silvestro alla Caritas, l'esposizione propagandistica dei nomadi continua. In 70 brindano all'anno nuovo con Don Colmegna (a spese di chi? n.d.r.) mentre altre migliaia sono nelle baracche ed in milioni si preparano ad invadere l'Italia.
Domani Romania e Bulgaria entrano nella Comunità Europea e, mentre tutti le nazioni hanno provveduto alle moratorie che vietano la libera circolazione nei loro paesi ai nuovi membri, la solita italietta buonista e lassista li accoglierà tutti a braccia aperte.
Speriamo che sia un Buon Anno lo stesso.
A OPERA PRESIDIO DI SAN SILVESTRO CONTRO IL CAMPO NOMADI
di ALESSANDRO ASPESI su Libero
I nomadi al cenone della Caritas e loro, i manifestanti di Opera che degli zingari continuano a non volerne sapere, che festeggiano il capodanno montando la guardia al presidio. Notte di San Silvestro al limite del paradosso quella di ieri nel piccolo centro a sud di Milano. Duecento operesi, intirizziti nella nebbia e bagnati da una fitta pioggerellina hanno stappato lo champagne in quello che hanno definito un «veglione in trincea». Tra lenticchie e cotechini, panettoni e vin-broulè, il pensiero era uno solo: non allentare la pressione sul prefetto e opinione pubblica nemmeno nella notte più mondana dell'anno. «Un vero successo. continua

30 DICEMBRE 2006: IL GIORNO DOPO

IL SINDACO FA DIETRO FRONT SULLA PROTESTA CITTADINA
Opera (30 dicembre 2006) - "Coloro che hanno lanciato petardi ieri all'arrivo della comunità Rom non erano cittadini di Opera": il Sindaco Alessandro Ramazzotti non accetta che la sua comunità venga considerata razzista e insensibile di fronte a situazioni di emergenza umanitaria.
"La contestazione dei giorni scorsi da parte di molti cittadini - sottolinea Ramazzotti - è avvenuta in modo civile e rispettoso. Quello di ieri è stato invece un episodio frutto di quegli stessi animi esagitati ed estremisti, di persone provenienti fuori dal nostro territorio, che non appartengono alla cultura della comunità operese".
Il primo cittadino di Opera ringrazia anche tutti i suoi colleghi che nei giorni scorsi hanno espresso solidarietà per l'intervento umanitario.
Ufficio stampa Comune di Opera
Dopo aver bollato i cittadini operesi che il 21 dicembre protestarono in Consiglio Comunale fino a mettere a fuoco il campo rom definendoli "pochi militanti di Lega e An provenienti da fuori Opera", adesso all'evidenza delle immagini e dei fatti è costretto a correggere il tiro.
Riuscito nell'impresa di fare passare una cittadina per razzista e teppista il Sindaco decide di riferire sui fatti della tragica notte dell'incendio delle tende parlando di "contestazione da parte di molti cittadini avvenuta in modo civile e rispettoso" mentre l'accoglienza riservata ai Rom ed alle istituzioni che affollavano il campo appena allestito diventa "un episodio frutto di quegli stessi animi esagitati ed estremisti di persone provenienti da fuori dal nostro territorio".
Allora nessun operese ha visto l'Assessore Borghi mandare a fanculo centinaia di cittadini? Forse Ramazzotti vorrebbe sperare questo?
Ettore Fusco, nel pomeriggio di ieri, era riuscito ad intrufolarsi nel campo nonostante il tentativo della Polizia di bloccarlo. Entrando tutti gli amministratori, per la conferenza stampa organizzata dal Sindaco, non era stato possibile trattenerlo all'esterno nonostante le insistenze dei militari.
All'interno del campo la triste visione di gente sfruttata per meri fini propagandistici della Caritas Ambrosiana, perché altrimenti aiutare solo 70 Rom e non tutti gli altri?, e di molta gente soddisfatta della vittoria ottenuta sulla gente.
Una protesta popolare schiacciata dal successo di essere riusciti nell'impresa di portare il campo a Opera. Gran soddisfazione per la sinistra operese, ma così non sarà.
Proprio nell'enfasi della "vittoria delle istituzioni sulla gente" il famoso gesto dell'ombrello dell'Assessore Borghi nei confronti del popolo mentre, il Consigliere Apuzzo, preferisce accogliere l'intruso leghista Ettore Fusco salutandolo a voce alta e domandandogli dinanzi ai Rom cosa stesse facendo all'interno del campo data la contrarietà manifestata ad ospitare gli zingari a Opera.
Naturalmente l'incursione padana all'interno del campo, sollecitata da alcuni presidianti (Fabrizio in particolare n.d.r.), dura poco. Giusto il tempo di vedere le facce spaesate ma sorridenti dei Rom, quelle soddisfatte ma tirate degli amministratori comunali operesi al gran completo e quelle da padroni di casa dei signori della Caritas e della Protezione Civile.
Strettamente sorvegliato dal Vice Questore ed alcuni agenti sorpresi di vederlo nel campo (non più dello stesso presidiante) ignari forse del ruolo istituzionale della persona che da più di una settimana era giorno e notte al presidio finisce la visita con un ritorno immediato tra la gente, nel cuore della protesta ancora molto accesa.
Per Fusco (con il collega Pozzoli ed il Consigliere Provinciale Russomanno di AN sono gli unici contrari al campo che riescono a vederlo dall'interno) è stata l'ultima volta che ha potuto avvicinarsi ed addirittura entrare nell'area circense. Dopo di che l'ordine tassativo era bloccare qualsiasi presidiante che si avvicinasse anche solo alla pista ciclabile che lambisce l'ingresso.
Persino ai joggers ed ai ciclisti diviene vietato, sempre più spesso, transitare dinanzi al campo.
Tra gli altri fatti del giorno il Sindaco si riunisce con i militanti di sinistra, che sono gli unici a favorire la presenza del campo, ed assegna loro dei compiti. Primo tra questi l'organizzazione della festa "Aggiungi un posto a tavola" prevista per il 6 gennaio al campo.
Nasce la figura del volontario che si contrappone al presidiante. Ramazzotti divide sempre di più Opera agli occhi dell'opinione pubblica. Ma in realtà il paese è sempre più unito: contro di lui.

29 DICEMBRE 2006: SI RIMONTANO LE TENDE PER IL CAMPO ROM

venerdì, 29 dicembre 2006 • Tg1 20:00
PROTESTE CONTRO IL CAMPO ROM
Tensione, ma nessun incidente oggi a Opera (Mi), dove sono state rimontate dalla protezione civile le tende incendiate nei giorni scorsi.Petardi, fischi, proteste hanno accolto il ritorno dei rom nel campo: il presidio dei cittadini -dicono- non se ne andrà finché resteranno i rom.
Il sindaco di Opera, Ramazzotti, ha precisato che in collaborazione con il comune di Milano si farà di tutto perché 40 famiglie rom possano trascorrere l'inverno in una situazione dignitosa.
intanto dal Presidio:
ALL'ALBA i cittadini sono poche decine mentre cominciano ad arrivare centinaia di uomini delle forze dell'ordine. Mezzi blindati, uomini in tenuta antisommossa, ci sono tutti dalla forestale alla guardia di finanza, dalla polizia ai carabinieri. Almeno 500 uomini con un centinaio di mezzi, tra cui alcuni pullman, occupano tutta l'area tra il primo svincolo per Opera della Valtidone ed il semaforo di Via F.lli Cervi.
Ad un tratto si blocca la tangenziale, una colonna di mezzi della protezione civile esce a Noverasco, direzione Opera, e la sua coda giunge fino al distributore di benzine nel comune di San Giuliano, un kilometro di mezzi.
Giunti in paese vengono lasciati passare dai cittadini, assolutamente esterrefatti per tale dispiegamento di forze e mezzi per un campo nomadi.
"Chissà se lo Stato ha mai utilizzato tante e tali risorse per un alluvione o un terremoto?" è la domanda che si pongono un pò tutti i presenti.
"Questo dimostra quanti e quali interessi ci siano in gioco dietro settanta zingari" l'unanime risposta.
Almeno cento mezzi della protezione civile, che giungono da Milano, dalla Brianza e da altri comuni vicini al nostro, entrano nel campo con duecento persone circa, mentre i cinquecento uomini armati controllano che tutto fili liscio.
Una vergogna nella vergogna: anche alcuni di Opera sono li a sfidare il paese.
Cominciano i lavori, caspita come sono bravi, in men che non si dica viene sistemato tutto: tende, cucine, bagni, illuminazione, antenna TV parabolica, non manca niente. Solo i rom per ora.
Nel pomeriggio arrivano anche loro, sotto una fitta nebbia si vede sbucare un pullman dalla stradina di Mirasole, passano dalla parte opposta a quella dove si trovano un migliaio di persone tra cittadini e forze dell'ordine.
La possibilità che la manifestazione possa trasformarsi in tragedia, con probabili scontri tra cittadini e polizia, induce i Presidianti a lasciare libero quel varco.
Da li infatti giungono tutti, rom, preti, autorità ed amministratori operesi.
Sembrano quasi soddisfatti, mentre i cittadini fuori al freddo protestano e gridano all'indirizzo di quel manipolo di persone che non rappresentano certo la legalità.
Né gli ospiti né i tanto zelanti ospitanti!
Ad un tratto l'Assessore Riccardo Borghi si gira verso un gruppo di almeno trecento persone che assistevano insieme ad una cinquantina di agenti, tra cui il Vice Questore Vicario, dallo svincolo della Valtidone chiuso al traffico per maggiore sicurezza.
Borghi, Assessore all'educazione, da un esempio di fair play, di buona educazione improvvisando dal campo una scenetta che resterà scolpita nella memoria di chi l'ha vista ed anche di chi se l'è sentita raccontare.
Il numero due in comune, il Vicesindaco conta infatti molto poco, si dirige verso i suoi concittadini e gli fa un plateale gesto dell'ombrello. Un vaffanculo a tutti, in pratica. Con buona pace della Cultura, dell'Educazione e di tutte quelle belle attività di cui dovrebbe invece occuparsi.
Ma in fondo lo sfogo è comprensibile. I cittadini protestano contro un campo rom e loro, l'Amministrazione, hanno ottenuto proprio quel campo che ha provocato tanti disordini in paese. Quale modo migliore per festeggiare se non mandare un bel "tié, ciapa" agli operesi?!
Amministrazione batte Cittadini 1 a 0
Venerdì 29 dicembre 2006 - Studio Aperto 18:30
CAPODANNO DI RIVOLTA NEL MILANESE
Nella zona di Opera (Mi) destinata a un nuovo campo rom oggi sono state assegnate le piazzole per le roulottes, mentre la polizia teneva ben distanti i cittadini del luogo che da giorni protestano."Terremo il campo pulito e manderemo i nostri figli a scuola" hanno assicurato i nomadi, ma la popolazione non desiste e chiede il loro allontanamento.
venerdì, 29 dicembre 2006 - Tg La 7 20:00
CAMPO ROM DI OPERA, COMINCIA L'ALLESTIMENTO
Tra le proteste degli abitanti sono state allestite, dai volontari della protezione civile, nuovamente le tende che alcuni giorni fa erano state bruciate che sono destinate ad ospitare una comunità rom.
dal Corriere della Sera del 30 dicembre 2006
Campo rom protetto giorno e notte. La protesta continua
Gli abitanti: via le tende dei nomadi.
Moioli: patto di legalità, soluzione condivisa.
La Caritas: operazione di solidarietà
Il grido di benvenuto con cui vengono accolti dal drappello di gente in attesa fuori dal campo non è dei migliori: «Merde», «ladri», «figli di puttana». La donna che nel campo entra in quel momento — insieme con le altre 16 madri, 17 uomini e 37 bambini rom appena riportati a Opera — tiene in braccio un fagottino di due mesi, e fa finta di non sentire. Ma «queste famiglie hanno firmato un patto di legalità che sarà il loro banco di prova», ripete l'assessore Mariolina Moioli. «E noi lo rispetteremo», dicono i capifamiglia rom. «Entro marzo avranno una sistemazione definitiva altrove», insiste il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti. «Nel frattempo — osserva con un sorriso di speranza don Massimo, della Casa della Carità, mentre li guarda entrare nelle tende — finalmente siamo qui».All'indomani del doppio vertice in prefettura che dovrebbe aver messo le basi per le «garanzie di legalità» richieste dalle parti, i settantasette sgomberati di via Ripamonti hanno dunque ottenuto ieri la sospirata «risposta provvisoria» — così la qualifica ancora il presidente della provincia Filippo Penati — a quella che il sindaco Ramazzotti non si stanca di definire come «una evidente emergenza umanitaria»: 16 tende allestite in neanche cinque ore dai volontari della Protezione civile, convocati in tutta fretta la sera prima, dove questa gente passerà almeno i mesi più freddi dell'inverno in attesa che Provincia e Comuni, Milano in testa, trovino un posto stabile dove mandarli. «Entro il 19 gennaio sarà individuato — ribadisce l'assessore provinciale Francesca Corso — e prima del 31 marzo sarà pronto». «Saremo qui fuori ogni notte a vigilare e fare il conto alla rovescia», promettono gli assai scontenti promotori del presidio esterno.Che non sono tanti, in verità. Meno di una decina all'alba, all'arrivo dei rom nel pomeriggio saranno forse un centinaio, più o meno quanti i carabinieri e poliziotti chiamati per tenerli a bada: qualcuno con la sciarpa leghista, alcuni residenti, e poi un discreto gruppetto di ultrà rasati che accolgono i neoarrivati lanciando tre-quattro fumogeni e petardi da stadio oltre la rete. Una parte dei manifestanti a quel punto si defila: «Protestare è un nostro diritto ma non è questo il modo», riconoscono. «Non confondiamo i 14 mila abitanti di Opera con le poche decine di persone qui fuori», non si stanca di ribadire il sindaco: «È naturale che tutti siano preoccupati, ma non è ignorando un problema che lo si risolve». «E del resto anche il governo — mette le mani avanti il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato — non può scaricare tutto sulle spalle degli enti locali».Ma è ancora Mariolina Moioli, che di Milano è assessore alle Politiche sociali, a rivendicare con Ramazzotti, titolare di una giunta di colore opposto al suo, la scommessa sulla bontà di una scelta: «Si sono impegnati a rispettare le regole, nessun ingresso oltre a questi, i bambini dovranno proseguire la scuola che già frequentavano. I volontari della Casa della Carità e le forze dell'ordine saranno sempre qui a controllare. E in ogni caso — conclude — questo è un esperimento decisivo. Se funzionerà come spero, segnerà un corso completamente nuovo rispetto a quanto è stato fatto prima di noi».Fa ancora freddo, molto. Ma nelle tende qualcuno comincia ad accendere le stufe elettriche. E a preparare la cena.

28 DICEMBRE 2006: E' UFFICIALE, DOMANI SI RICOSTRUISCE IL CAMPO

All'incontro tra cittadini ed istituzioni avviene il prevedibile, i più forti si impongono.
Eppure il Prefetto aveva concesso alla delegazione di poter valutare con l'Amministrazione operese delle soluzioni alternative.
Il Sindaco Ramazzotti e la sua Giunta non avevano certo interesse a farlo visto che l'area circense era stata proposta da loro ed i cittadini, per le istituzioni, purtroppo non contano nulla.
Così nel pomeriggio, al ritorno dalla Prefettura, la notizia è quella che tutti si aspettano: Domani iniziano i lavori ed entro fine anno i rom arriveranno ad occupare le nuove tende.
Ancora al mattino c'era chi, su invito del Sindaco, girava tra i più esasperati a cercare gente da portare all'incontro per protestare. Sembra un controsenso ma la cosa aveva la sua logica.
Il Sindaco voleva "una ventina di cittadini incavolati" per fare vedere cosa pensiamo in paese del campo rom. In realtà siamo convinti che questa mossa gli servisse per non rischiare trattative con i cittadini delegati a rappresentare il Presidio e poter dire al suo Prefetto: "visto? si può ragionare con questi?"
A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca, diceva il Presidente del Consiglio con la gobba (ed aveva ragione visto quel che di lui pensiamo tutti), certo è che quella persona tanto attiva, frettolosamente fatta diventare presidente di un fantomatico Comitato di Quartiere, sparì nel nulla subito dopo il fallimento della sua impresa.
OPERA, CAMPO ROM: I CITTADINI ROVESCIANO IL TAVOLO DEL PREFETTO
di Giacomo Susca. Il Giornale di venerdì 29 dicembre 2006
«Il campo rom a Opera verrà allestito di nuovo nei prossimi giorni e comunque entro l’Epifania, con un intervento il più tempestivo possibile e con la garanzia che saranno adottate tutte le misure di sicurezza e di vigilanza opportune». Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, non arretra di un centimetro la posizione delle istituzioni a termine del vertice convocato a Palazzo Diotti. «Sarebbe un segnale pericoloso se si dimostrasse che basta mettere a ferro e fuoco un insediamento per ottenere i propri scopi», ha aggiunto riferendosi all’«atto vandalico» che ha preso di mira la zona circense nel Comune alle porte della città. Le tende, dunque, saranno alzate daccapo, sebbene il prefetto abbia ribadito la natura temporanea della soluzione. «Terremo conto delle ragioni dei cittadini. Dopotutto si tratta di solo 90 giorni: entro il 31 marzo stabiliremo una collocazione definitiva per i settanta rom ospitati a Opera. D’altronde è stato lo stesso sindaco Ramazzotti a proporre l’area nei confini del suo paese, quando in un primo momento era stata scelta una di proprietà di un privato. In ogni caso - ha aggiunto Lombardi - è già fissato per il 19 gennaio un altro confronto tra i rappresentanti dei poteri locali con l’obiettivo di studiare un luogo definitivo e adeguato». Al tavolo in Prefettura hanno preso parte per il Comune di Milano l’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, con l’assessore provinciale Francesca Corso, il comandante dei vigili urbani, Emliano Bezzon, il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti insieme a una rappresentanza del comitato di cittadini operesi contrari alla realizzazione del campo. Proprio questi ultimi hanno abbandonato per primi la lunga discussione, i volti tesi e le bocche cucite con malcelato disappunto. Una delegata, Ileana Zacchetti, si è limitata a «invitare» i cronisti al presidio ancora in corso: «Venite a Opera e ne riparleremo». La protesta continua a oltranza. Eppure il prefetto parla di una riunione «dal clima tutto sommato sereno, nonostante la delegazione dei cittadini sia rimasta sostanzialmente sulle proprie posizioni, di fronte al parere unanime delle istituzioni». Adesso a Opera si teme un inasprimento degli animi, magari con nuovi episodi di violenza. Il prefetto auspica che «il ripristino della situazione possa essere portato a termine in tranquillità, confidando nella ragionevolezza dei residenti».
INTANTO I CITTADINI proseguono il Presidio e sempre più si rafforza il senso di appartenenza ad una comunità, quella operese, che si sta chiudendo a riccio per proteggersi dai mass media, dalle istituzioni e dalla chiesa. Proprio il Parroco contribuisce ad unire i cittadini e renderli consapevoli di essere nel giusto. Dopo la messa di Natale senza lo scambio del segno della pace ed il volantino in cui, per Don Renato, gli operesi sono come Hitler, il Ku Klux Klan ed addirittura Erode, fino alla fine del mese in paese non si parla d'altro. La condanna al Parroco è unanime.

27 DICEMBRE 2006: RIPRENDE IL PRESIDIO E IL SINDACO RAMAZZOTTI INIZIA LE MANOVRE SPORCHE

All'alba del 27 ci si ritrova dinanzi alla tendopoli devastata, ancora da ricostruire, determinati a fare capire alle istituzioni che i cittadini di Opera non accettano imposizioni.
Al freddo, insieme a centinaia di persone che si alternano nell'arco delle ventiquattro ore, decine di agenti della Polizia e dei Carabinieri.
Al campo trascorre una giornata tranquilla, mentre i cittadini portano bevande e viveri per i presidianti, e ci si organizza sempre meglio.
Viene montata una tenda per riparare i cibi e fare da punto di ritrovo. Aumentano i bidoni per il fuoco e giunge molta legna da volontari che ne scaricano continuamente. Soprattutto bancali dalle aziende.
Nel pomeriggio, mentre il Consigliere Fusco fa protocollare un sollecito al Sindaco affinché rispetti le volontà del Prefetto di valutare insieme al Comitato spontaneo aree alternative, Alessandro Ramazzotti convoca presso il Municipio una presidiante e la invita a presentarsi subito senza parlare con altri.
Oggetto dell'incontro è tagliare fuori dalle trattative proprio Ettore Fusco e Vittorio Calvi in quanto politici, come se Ramazzotti fosse qualcosa di diverso, e la cittadina provvede a sostituire il Consigliere del Carroccio e quello di Forza Italia, con un altro cittadino, all'incontro del giorno successivo con il Prefetto e le altre parti in causa.
In effetti si sarebbero dovute valutare aree alternative ma adesso, senza Fusco e Calvi tra i delegati a rappresentare i cittadini, finisce lo scontro politico e si cerca di intimidire i semplici cittadini tentando di imbonirli con presunti sensi del dovere e rispetto delle leggi.
Ramazzotti ha già vinto la sua prima battaglia, eliminare dagli incontri il suo più acerrimo avversario, ma questo non gli serve a nulla. Infatti ai due incontri, cui parteciperanno il 28 dicembre ed il 19 gennaio i cittadini e le istituzioni, non si concluderà assolutamente nulla. I rappresentanti del Presidio non si lasceranno certo intimidire ed all'uscita dagli incontri si inaspriranno i toni proprio per il gioco sporco del Sindaco avallato dal Prefetto.
Prefetto e Sindaco in entrambe le occasioni si limiteranno a prendere in giro i cittadini ma senza ottenere nulla visto che il Presidio oramai è un entità che gode di una propria autonomia.
La presunta vittoria di Ramazzotti non corrisponde ad una sconfitta dei rappresentanti in Consiglio Comunale estromessi dalle trattative in quanto, dopo questo atteggiamento vergognoso, si rafforza la loro leadership tra i cittadini.
Proprio Fusco organizzerà infatti tutte le manifestazioni e gli eventi che il Sindaco si troverà suo malgrado a dover subire.
La Repubblica 27 DICEMBRE Milano
Dopo il rogo di giovedì, ripartono i lavori per l´insediamento dei 67 romeni. Comune e Provincia: garantiamo il rispetto della legalità
Domani le nuove tende, la città protesta: "Niente zingari"
Domani il nuovo campo nomadi È ancora alta tensione a Opera
di ZITA DAZZI
Il sindaco: insediamento provvisorio, no alla campagna d´odio
Militanti di An e della Lega ma anche singoli cittadini continuano i presidi di protesta
Ripartono i lavori per sistemare l´area devastata da un incendio doloso nella notte di giovedì
Nonostante il rogo, i volantini e i cortei, la tendopoli della discordia si farà comunque ad Opera, nell´area dove di solito si ferma il circo. Qui la prefettura ha deciso di piazzare, fino alla fine di marzo, un gruppo di 67 nomadi della Romania, tra cui 35 bambini iscritti alle scuole elementari di Milano. Già oggi dovrebbero ricominciare i lavori per pulire l´area devastata da un incendio doloso, nella notte di giovedì. I comitati dei cittadini continuano a protestare e sono pronti a salire sulle barricate appena compariranno le tende, che da domani, la Protezione civile della Provincia, dovrebbe rimettere per ospitare gli zingari sgomberati il 14 dicembre da via Ripamonti.
Il presidio della rivolta è proseguito durante le feste, anche se a ranghi un po´ più ridotti. Accanto ai militanti leghisti e di An, anche cittadini qualunque, abitanti dei nuovi complessi residenziali della zona. Ma il sindaco del piccolo centro alle porte di Milano, Alessandro Ramazzotti, conferma le intenzioni della giunta di centrosinistra, dopo l´accordo con prefettura, Provincia e Comune di Milano: «Andremo avanti, come ci siamo impegnati, per contribuire alla soluzione di un´emergenza umanitaria. Purtroppo ci sono "professionisti dell´odio" che fanno leva sulle paure inconfessabili che suscitano i nomadi». Il sindaco di Opera ribadisce le sue rassicurazioni: «Il campo sarà provvisorio, avrà un forte presidio di polizia per garantire la sicurezza e la presenza stabile degli operatori sociali. Milano garantisce il trasporto bus per gli scolari. La Prefettura mantenga l´ordine pubblico durante i lavori al campo, bloccando le manifestazioni. C´erano anche molti forestieri al corteo che ha assediato il consiglio comunale e dal quale sono partiti quelli che hanno appiccato il fuoco».Anche il cardinale Dionigi Tettamanzi durante l´omelia della notte di Natale, in Duomo, ha esortato alla solidarietà: «In questi giorni tanti cercano casa, ma con quanta fatica in un clima di indifferenza e di rifiuto! Rinnovo l´invito a moltiplicare l´impegno per i poveri e i senza tetto». Un appello ribadito dal segretario dei Ds Pierfrancesco Majorino, dai Verdi Apuzzo e Sandolo e da don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, garante dell´operazione, che con i suoi volontari assicurerà il controllo del nuovo insediamento: «I nostri operatori abiteranno nel campo, continueremo il dialogo con chi protesta e il tempo dimostrerà che la tolleranza paga». Nonostante i venti di protesta, Colmegna è certo che l´operazione andrà in porto: «Se ci fermassimo, sarebbe come legittimare un´azione squadrista». Il direttore di Caritas Ambrosiana, don Roberto Davanzo, aggiunge: «Non capisco le proteste, sarà un insediamento controllato e temporaneo».Per cercare di smorzare la tensione, il presidente della Provincia Filippo Penati oggi alle 18.30 sarà ad Opera a parlare con i cittadini. Ad attenderlo, il sindaco Ramazzotti che su questa vicenda si gioca la fiducia degli elettori: «I nomadi si impegnano alla legalità, e a marzo andranno via».
IL RACCONTO Stamattina la protesta ricomincia con un presidio permanente in Municipio: "Per mandarci via dovranno spostarci di peso"
Nel paese dove la rabbia brucia di PAOLO BERIZZI Tra i 15 mila abitanti c´è allarme: "Quelle tende non le vogliamo"Il braccio di ferro oppone i comitati anti-rom al sindaco Ds, accusato di tradimento, e al parroco che adesso qualcuno chiama "prete comunista"Giuseppe, pensionato di origine calabrese: "Io me li ricordo i cartelli ‘Non si affitta ai meridionali´... Vogliamo tornare indietro?"(segue dalla prima di cronaca)Sbarrare la strada per evitare l´arrivo della polizia; poi appiccare il fuoco. Una tecnica cara ai boeurs, i giovani ribelli delle banlieue. E infatti: il tappo sono dei blocchi di cemento disposti uno sull´altro, a mo´ di ostacolo ippico, e una sbarra rossa arrugginita sorretta da un cassonetto rovesciato, e due barili anneriti pieni di cenere con intorno delle bottiglie vuote di birra piantate nel terreno fangoso. Visto da quassù, dalla rampa di uscita della tangenziale, il prato del circo e del campo nomadi che nessuno vuole, appare così. «È il nostro nuovo biglietto da visita, altro che il carcere», commenta, ironicamente, Angelo Gatto, del comitato spontaneo «No ai rom». «Io abito a 50 metri da qui. Lo vede quel condominio?». Eccolo. «E lo vede il lotto accanto?». Come no. «Lì devono ancora finire di costruire: ma in questi giorni pare ci siano già state delle disdette. Gente che aveva dato una caparra e adesso si tira indietro. Mica vogliono avere gli zingari sotto casa!». Sono neri, gli abitanti di Opera: e sono tanti, la maggioranza. Girano dalle parti del municipio con in mano il volantino con la convocazione per questa mattina: «Mercoledì 27 dicembre, vieni anche tu». Alle sette o per tutto il giorno: chissà. «Noi ci saremo, e per mandarci via ci dovranno spostare di peso», tuona Pier Angela Vittoriano, bionda pasionaria in prima fila nel braccio di ferro che oppone i cittadini al sindaco Alessandro Ramazzotti, e anche al parroco di Opera, quel don Renato che i parrocchiani non amici chiamano "il prete comunista", quel don Renato che la notte di Natale, con coraggio e un po´ a sorpresa, aveva minacciato di non dire messa se non fosse cessata l´opposizione ai nomadi.Al bancone del bar Centrale, dietro il palazzo del Comune, c´è il giovane consigliere di An Pino Pozzoli. Sorseggia un caffè. L´umore è dello stesso colore del contenuto della tazzina: «Querelerò - è la premessa - chi ha scritto che sono stato io, assieme al mio collega leghista, a dire alla gente di staccarsi dal consiglio comunale e andare all´area del circo a fare casino». E il leghista Ettore Fusco: «Il prefetto ci ha fatto una promessa: lavori sospesi fino a quando una delegazione di cittadini incontrerà il sindaco per valutare aree alternative. Perché quest´area non è idonea. La sua destinazione d´uso è un´altra». Già. Ospitare il circo. Infatti il 15 gennaio doveva, dovrebbe, arrivarne uno. «Peccato che il sindaco, senza comunicarlo a nessuno, nemmeno al consiglio, abbia offerto il campo al prefetto».
Su quel prato destinato ai tendoni - che sia uno solo gigantesco per acrobati e giocolieri, o una dozzina per le famiglie rom sgomberate da via Ripamonti e in attesa di un alloggio almeno provvisorio - grava adesso una nube di incertezza. Di tensione palpabile. «Sono scappata da piazzale Loreto perché avevo gli spacciatori marocchini sotto casa - si stringe nelle spalle Vanda Lusiardi, 70 anni -. A Opera sono venuta per stare tranquilla, invece...». Tra la gente, sono quasi 15 mila, prevale la paura. Chi agita l´incubo di furti e razzie. Chi non vuole «gente che non lavora o che lavora in nero». Chi, più prosaicamente, teme una svalutazione degli immobili. Ma c´è anche qualcuno che apre le porte. Dice Giuseppe Tassone, pensionato di origini calabresi, a Opera dal ‘76: «Siamo tutti fratelli. E poi io me li ricordo bene i cartelli sulle case alla fine degli anni ‘60: non si affitta ai meridionali e ai cani. Cosa vogliamo fare, tornare indietro a quegli anni bui?». Nel coro di no, in mezzo al moto trasversale anti-nomadi (sul quale Lega e An hanno posato il cappello) quella di Giuseppe è una voce dissonante. Però è aria fresca. Soprattutto se, come dice Pino Servidati passeggiando lungo il sentiero che costeggia il prato della discordia, «vogliamo risolvere l´emergenza nomadi. E l´emergenza nomadi la risolvi con la solidarietà. Non alzando le barricate, e nemmeno bruciando le tende».

24 25 e 26 DICEMBRE 2006: TREGUA, INTANTO CI SI ORGANIZZA

Tre giorni di tregua senza Presidio all'area circense, dove le tende non saranno rimpiazzate fino almeno al 27, ed intanto ci si organizza per tornare il giorno dopo Santo Stefano all'alba e dimostrare contro la prepotenza ed arroganza del Sindaco Ramazzotti e di Don Renato che, addirittura, nella messa di Natale vieta lo scambio del segno della pace ai fedeli ed all'uscita della chiesa fa distribuire uno scandaloso volantino che gli mette contro l'intero paese.
Proprio la sortita di Don Renato unisce ancora di più i cittadini.
Se la volontà di Sindaco, Parroco, Presidente della Provincia (tutti di sinistra) e del Prefetto è tanto forte significa certamente che per la popolazione niente di positivo si prospetta... ma gli operesi oramai sono insorti, e indietro non si torna.
La lettera di Don Renato consegnata agli operesi all'uscita dalla messa:
INTANTO GLI ZINGARI, pur non essendoci ancora il campo loro destinato, vengono ospitati all'oratorio e festeggiati dal Sindaco Ramazzotti, dalla Moratti, dal Presidente della Provincia Penati e dal Prefetto.
Mentre gli operesi trascorrono le giornate al freddo... Ramazzotti e la Moratti ballano con gli zingari e mangiano il panettone.
Opera, va in scena la festa agli zingari
di Luca Fazio
su Il Manifesto del 24/12/2006

Milano Benvenuti nell’area circense. Dove finisce Milano e Opera ancora non comincia, si stende un grande prato intrappolato in un gomitolo di tangenziali. In inverno nonci sono nemmeno le giostre. La piazza è solo uno svincolo per scappare via. Da una parte svettano le nuove e non ancora asfaltate case degli operesi, da non confondere con gli operai, anche se la composizione sociale è quella: una vita scandita dal mutuo ma tutti con il box e orgogliosi di essere altro da Milano. Operesi, di destra e di sinistra. E dall’altra parte il nulla, un pantano che avrebbe dovuto ospitare, fino a marzo, un campo per settanta zingari, compresi trenta bambini. Letigri, eccole qui. Ma il circo è finito. Anche oggi presidiano e imprecano. Ma piagnucolano, perché la televisione - a loro, che hanno votato il sindaco diessino - gli ha dato dei violenti e fascisti; e perché, suvvia, per bruciare le tende della protezione civile, schiaffeggiare gli addetti e sventolare brandelli di trofeo come in un horror girato in Alabama, per quello «basta poco, un accendino, una scintilla». Chi è stato? «Ma sono stati tutti…». Sanno anche nomi e cognomi. Tempi duri per i cacciatori di fascisti duri e puri. I professionisti dei raid di stampo neonazista, nascosti sotto il cappellino della curva, ci sono eccome: ma solo qualche testa rasata con il tricolore sul giubbotto, qualche «forzanuovista» nemmeno troppo in incognito che confabula democraticamente con la polizia, il resto…fa ancora più impressione. Sono relazioni ritrovate, ci si riconosce, le mamme (per definizione) hanno i figli piccoli, si gioca a palla, dare addosso agli ultimi, da qualche secolo, favorisce la coesione sociale. La «sinistra» lo sa, e generalmente scappa a gambe levate, anche se Opera sta diventando un piccolo laboratorio per imparare a gestire con la testa il «problema» che non ha mai avuto una«soluzione». Dopo il raid, le tigri borbottanti vanno domate, anche perché a essere precisi (magistrati e poliziotti, a volte, sono molto ma molto precisi) potrebbero dover rispondere di devastazione, incendio, istigazione all’odio razziale, violenza, eccetera. Non ci risultano fermi. Strano. Fa impressione vedere il leghista Borghezio che si agita nelle improbabili vesti del domatore, con la coda tra le gambe. Le sue tirate le fa, «figli di puttana» di qua e «continuate a rompere i coglioni» di là, e però invita a essere «pragmatici», a valutare e distinguere, in uno spreco di congiuntivi srotolati a caso. Qualcuno mugugna, i più furbi hanno capito. La notizia è che la polizia e i carabinieri, o meglio chi rappresenta lo stato anche in quel di Opera, deve aver suggerito agli agitatori locali di An e Lega che il panettone potrebbero mangiarlo a San Vittore. Sotto natale, c’è da restare stupefatti: il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, allora esiste, anche se gli uomini che lui avrebbe dovuto dirigere, di concerto con la questura, l’altra sera hanno lasciato il campo libero a una vergognosa azione squadrista, anche annunciata. L’uomo è sul luogo, alla conferenza stampa preparata al municipio, e resta senza parole quando l’europarlamentare del Prc, Vittorio Agnoletto, gli chiede conto dell’incredibile assenza della forza pubblica (farà una interpellanza parlamentare). Il prefetto sgrana gli occhi, è un uomo sotto tutela e il suo tutor si chiama Filippo Penati, il presidente della Provincia di Milano, diessino pragmatico col pallino della sicurezza. Per una volta coraggioso. Il campo nomadi si fa, questo ci tiene a ribadire Penati dopo il raid, «e i responsabili vanno individuati e puniti» (applausi da tutto il parterre targato Prc). Al suo fianco, e capita spesso, siede il sindaco di Milano-faccio tutto io, Letizia Moratti. Quegli zingari, fino a due settimane fa abitavano a Milano, e lei ieri è «scesa» fino a Opera per ringraziare il sindacolocale e per saldare ancora di più quel «tavolo istituzionalebipartisan» che sta cercando di trovare soluzioni mediate tra sinistra e destra. Forse, è finita l’epoca Albertini. E il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti (Ds), stravolto per una decisione che gli è capitata fra capo e collo, finalmente può tirare un mezzo respiro di sollievo. Almeno fino al 28 dicembre, quando la Protezione civile, protetta dai poliziotti, rimonterà le tende per gli abitanti dell’ex campo di via Ripamonti. Dieci giorni fa li hanno lasciati mezzi nudi in mezzo alla strada. Il solito sgombero, con il solito corollario di oggetti sfasciati dagli uomini della polizia locale (vigili), strumenti musicali compresi. Ne devono aver recuperato qualcuno perché, mentre il comitato razzista strepita, stanno suonando nel campo da basket dell’oratorio. Un po’ in disparte come sempre, ma almeno per un giorno circondati dall’affetto obbligato di chi di tanto in tanto sente il dovere di distinguersi dai razzisti, dagli indifferenti e da chi sostiene che quando si parla di nomadi c’è poco da fare… Su tutti vigila don Virginio Colmegna, l’uomo ragno della chiesa milanese. Risolve problemi. Qualche zingara mima uno svogliato passo di danza, i bambini giocano e i volti della sinistra istituzionale (Farina, Muhlbauer, Quartieri) si concedono una salamella alla griglia. Cucinano gli scout. Poi tutti al dormitorio pubblico di viale Ortles. «Ma papà sono poveri?». No, sono zingari.

23 DICEMBRE 2006: IL PREFETTO CONVOCA I RAPPRESENTANTI DEI CITTADINI

I cittadini operesi sono convocati d'urgenza in Prefettura dal Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi.
Nella confusione del Presidio vengono scelte le cinque persone che gli operesi delegano a farsi portavoce delle istanze dei manifestanti: si tratta di Ettore Fusco, Vittorio Calvi, Ileana Zacchetti, Luca Mainardi e Luciano Solesin che scortati da alcune auto della Polizia si recano al colloquio in Corso Monforte.
Anche l'Europarlamentare leghista Mario Borghezio si reca con i cittadini a colloquio dal Prefetto e, dopo le trattative con i cittadini, il Dottor Lombardi ascolta anche lui.
Saputo dell'incontro si fanno trovare in Prefettura anche il ViceSindaco Tonino Liguori e due giovani facenti parte di un sedicente Comitato a favore del campo nomadi. Si tratta della figlia del capogruppo di maggioranza Angelo Scaglione ed uno sconosciuto accompagnatore.
Il ViceSindaco ed i due favorevoli al campo non vengono ricevuti dal Prefetto, anche poiché non convocati.
I rappresentanti dei cittadini ottengono la sospensione di qualsiasi attività fino almeno al 27 dicembre, giorno entro cui riunirsi con l'Amministrazione operese per valutare aree alternative.
Al ritorno in paese Ettore Fusco e Mario Borghezio riportano, megafono alla mano, quanto discusso in Prefettura alle centinaia di persone che, nell'attesa del rientro dall'incontro a Milano, si sono radunate occupando anche la sede stradale dell'intera rotonda dinanzi all'area circense.
Unica certezza è lo scioglimento del Presidio per i giorni 24, 25 e 26 dicembre: Il Prefetto ha garantito che nulla accadrà in quei giorni. Si torna tutti a casa con la promessa di ripristinare l'assedio al campo dall'alba del 27 dicembre, giorno di scadenza della tregua.

“Tregua natalizia” dopo l’intervento della lega
Opera, battuta d’arresto per il campo nomadi
Il prefetto assicura che i lavori resteranno fermi per tre giorni, intanto si cercheranno soluzioni alternative
di ALESSANDRO MORELLI (la Padania del 24 dicembre 2006)
La protesta della gente vince grazie alla Lega. Dopo 3 giorni passati all’addiaccio con i cittadini a presidiare anche di notte, la gente di Opera ha avuto una prima vittoria, il prefetto di Milano, Gianvalerio Lombardi, ha assicurato che i lavori per il campo nomadi non partiranno almeno fino al 27 dicembre. Anzi, grazie alla mediazione del rappresentante del Governo, che è riuscito a placare anche gli animi dei più decisi, è stato assicurato del tempo per trovare soluzioni alternative tra comitati e Comune prima dell’inizio dei lavori. “Tregua” natalizia assicurata dunque.Risultato ottenuto dunque, grazie all’intervento fondamentale della Lega che nei giorni scorsi era scesa in campo con il consigliere comunale di Milano, Matteo Salvini e il consigliere regionale Fabrizio Cecchetti e ieri con l’assessore regionale, Davide Boni e l’eurodeputato Mario Borghezio.
Zittite le tante balle ricamate dai media, la realtà dice che gli operesi scesi in piazza sono riusciti a sospendere la costruzione del campo per zingari. Cosa fatta capo ha.Dal 27 si vedrà dove mettere questi rom che nessuno vuole tranne il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti. «Siamo qui - afferma Borghezio - per ribadire la nostra vicinanza ai cittadini di Opera, deprecando il comportamento tenuto da alcuni violenti, probabilmente disobbedienti infiltrati, ma rimarcando i gravi errori del sindaco che ha preso una decisione repentina senza informare adeguatamente la popolazione».In queste situazioni, spiega Borghezio «bisogna avere la testa sulle spalle da entrambe le parti, capire le ragioni degli altri senza eccedere in protagonismi che rischiano di scaldare gli animi. Sbagliare è umano, il sindaco lo ha fatto, se lo ammettesse e tornasse indietro sui suoi passi nessuno lo criticherebbe. Invece la posizione di Ramazzotti - spiega Borghezio - è arroccata e la gente non può certo comprenderla».
«In questi giorni - afferma il consigliere comunale leghista di Opera, Ettore Fusco - è stata lesa la dignità degli operesi, apparsi come devastatori sulle pagine dei giornali. Ora però dobbiamo pensare a mantenere alta l’attenzione sulla promessa fatta: il presidio continua. Di promesse non mantenute da questo sindaco ne abbiamo avute già abbastanza e noi torneremo qui il 27 mattina per essere certi che nessuna opera venga fatta senza l’accordo con la cittadinanza».
Una vicenda fatta di lotta della gente sul territorio e di bugie, palesate nero su bianco sul Manifesto di ieri. In un articolo si dice che il sindaco operese “certo non si è autocandidato ad accoglierli (i rom, ndr)”, in un’altro nella stessa pagina in un’intervista a don Massimo Mapelli della Casa della Carità si scrive che la giunta di Opera si è comportata “con sensibilità e responsabilità” dando “la sua disponibilità a tamponare un’emergenza creata da altri”. Tesi tenuta anche dal prefetto Lombardi che nei colloqui avuti in mattinata con Borghezio e alcuni rappresentanti dei cittadini avrebbe affermato di aver ricevuto direttamente dal primo cittadino la proposta dell’area.
Evidentemente qualcuno non è chiaro con la cittadinanza, forse chi accusa di squadrismo la Lega per un presidio pacifico cui hanno partecipato studenti, pensionati e famiglie intere?Proprio su questo interviene il segretario leghista della Martesana, Marco Rondini che dopo aver letto la rassegna stampa di ieri afferma: «Un comportamento simile ce lo aspettiamo da RaiTre, non certo dai media vicini a Berlusconi. Purtroppo la realtà è stata palesemente falsificata, tanto che pubblicamente Penati si è complimentato con Tg5 e Giornale per l’informazione data sulla vicenda...».

22 DICEMBRE 2006: DOPO LA RIVOLTA SI ORGANIZZA IL PRESIDIO

Tg1 ore 20:00 del 22 dicembre 2006
Proteste contro insediamento nomade alle porte di Milano
Opera, alle porte di Milano, in rivolta contro il campo nomadi allestito per il periodo invernale, ieri erano state date alle fiamme le tende appena posizionate, il sindaco di Opera parla di gruppi organizzati di Lega e An che avrebbero guidato la rivolta.
INTANTO I CITTADINI operesi si organizzano e, dopo avere trascorso la notte all'addiaccio, cominciano a predisporre l'area "dell'assedio", con tavoli, bidoni, legna per scaldarsi, cibi e bevande per i "presidianti", un'azione indispensabile per dimostrare alle istituzioni che non si può insediare per legge qualcosa di illegale. Soprattutto non lo si può fare senza il consenso del Popolo.
La giornata fila via liscia con migliaia di persone che transitano dal presidio sin dalle prime ore del mattino ed alla sera si radunano circa 500 operesi davanti al Comune che, in corteo, sfilano lungo il Viale principale del paese che porta fino all'area circense dove, per tutto il giorno, gli inquirenti hanno raccolto prove per trovare i responsabili del rogo delle tende.
La notte precedente, quella dei disordini, è un ricordo. Adesso il paese è invaso da un centinaio di agenti tra polizia e carabinieri che si alternano nel presidio dell'area circense, del Comune ed anche della casa del Sindaco Ramazzotti.
Il Sindaco ha paura, ovviamente non esce di casa e se lo fa viene scortato. Ma la scelta è stata sua.
Il primo comunicato stampa dal Presidio:
COMUNICATO STAMPA: PRESIDIO OPERA “NO CAMPO NOMADI”
Udite le vergognose notizie riportate da rai tre nell’edizione della Lombardia, dal Gazzettino e da alcune dichiarazioni in una trasmissione di Antenna 3 teniamo a precisare quanto segue:
La Lega Nord per l’indipendenza della Padania prende le distanze da fatti illeciti verificatisi in occasione dell’inizio del presidio dell’area circense di Opera.
Ogni accusa di aver istigato e fomentato attività non legittime, al di fuori della mera occupazione per la tutela di una zona del nostro paese che non vogliamo sia adibita a campo nomadi, è assolutamente falsa è strumentale.
La Lega Nord è sempre dalla parte della gente e continuerà, con i cittadini operesi, a presidiare permanentemente l’area che il Sindaco di Opera vuole adibire a campo nomadi pur non approvando il gesto dei moltissimi cittadini che si sono recati, anticipando il corteo, a dare fuoco alle tende preparate per ospitare i nomadi. Cittadini infuriati ed esasperati dal comportamento del Sindaco che, in un giorno,ha imposto un campo nomadi ad Opera ignorando la protesta spontanea di migliaia di cittadini,
Il presidio ad oltranza terminerà solo quando il Prefetto prenderà in considerazione l’ipotesi di cercare una zona più idonea lontana dalle abitazioni; ovviamente non ad Opera.
Naturalmente ci riserviamo di tutelare la nostra immagine ed il buon nome del Capogruppo diffamato a mezzo stampa e televisione nelle sedi più opportune.
Opera, 22 novembre 2006
Ettore Fusco (Capogruppo della Lega Nord per l’indipendenza della Padania)

21 DICEMBRE 2006: IL GIORNO DEL CONSIGLIO COMUNALE E DELLE TENDE BRUCIATE

Il 21 dicembre 2006, nonostante l'assicurazione data il giorno precedente, il Sindaco Alessandro Ramazzotti autorizza l'inizio dei lavori all'interno dell'area circense di Via Marcora all'ingresso del paese.
All'alba giungono mezzi e persone della protezione civile milanese per allestire il campo, piazzare la fossa biologica e la rete fognaria, preparare gli allacciamenti di acqua potabile e luce ed installare la parabola TV.
Anche uomini della protezione civile di Opera contribuiscono alla colonizzazione dell'area ma, a detta degli stessi, a loro insaputa. Secondo quanti prendono parte alle operazioni il presidente locale della protezione civile comunica loro che si tratta di un'esercitazione. Ma l'impiego di ruspe per gli scavi rende alquanto sospetta questa loro affermazione.
Durante la giornata i cittadini si avvisano vicendevolmente di quanto accade dandosi appuntamento alle 21 presso il Municipio dove è in programma un Consiglio Comunale, già convocato da tempo, per altre ragioni.
Nella notte sono apparsi manifesti di Lega Nord, Alleanza Nazionale e Forza Italia che invitano proprio i cittadini a dire la propria con la presenza in Aula e tentare di dissuadere dai propri propositi la Giunta operese.
Alle 21 sono mille gli operesi che circondano il Municipio, solo duecento riescono ad entrare nell'Aula Consiliare, gli altri restano fuori.
Inizia il Consiglio Comunale ma non c'è niente da fare, Ramazzotti non sente ragioni e parla di emergenza umanitaria, il suo Vicesindaco Liguori fa altrettanto con maggior arroganza ed il Consiglio viene sospeso dal Sindaco contestato da centinaia di persone contrarie alla sua scelta.
Mentre fuori dal palazzo alcune centinaia di persone aspettano notizie, all'interno dell'aula prende la parola il Consigliere leghista Ettore Fusco che, sollecitato dalla folla, contesta la scelta di Ramazzotti e lo invita a rivedere la sua posizione.
Gli animi sono incandescenti e l'unica soluzione pare quella di organizzare una protesta pacifica all'esterno del campo in allestimento per fare capire alle istituzioni che non vi è il consenso popolare e quindi non si deve portare ad Opera alcun campo rom.
Nel frattempo, all'esterno, centinaia di persone spazientite già si dirigono all'area circense incustodita e lasciata colpevolmente aperta.
L'unico Carabiniere presente in aula invita il Consigliere Fusco a calmare gli animi dei cittadini che dall'ingresso principale sembra spingano per voler entrare. Se dovessero sfondare le porte del comune - dichiara il militare - si renderebbe indispensabile l'intervento repressivo.
Così il leghista si affaccia al balconcino del Municipio ed invita la gente davanti al palazzo a stare calma, non fare gesti avventati ed aspettare che si scelga la metodologia della protesta.
Probabile soluzione quella di recarsi all'area circense per presidiare l'aree e contrastare la scelta del Sindaco di utilizzare un'area del Comune di Opera per dare accoglienza ad un campo rom. Opera non vuole diventare come alcuni quartieri periferici del capoluogo lombardo dove attorno ai campi nomadi regna un degrado vergognoso.
Ma oramai all'area circense sono già arrivati quattro, cinquecento cittadini che, trovando aperto il cancello ed incustodita l'area, entrano spontaneamente non sapendo cosa fare.
Proprio il non sapere cosa fare induce qualcuno al gesto estremo e, con un semplice accendino, si cominciano a dare alle fiamme le tende già montate.
La notizia giunge anche in Comune e molti si recano a vedere cosa succede, tra questi anche Fusco ed altri consiglieri di opposizione mentre, quelli di maggioranza, sono già scappati tutti per paura di essere linciati dalla folla inferocita.
Intanto il Sindaco riprende la seduta, davanti ai cittadini più tranquilli, ma dopo aver ripetuto la storia dell'azione umanitaria viene interrotto da un cittadino che gli espone semplicemente il pensiero degli operesi: "Signor Sindaco, abbiamo capito il suo pensiero, ma adesso che ha visto che noi operesi non vogliamo un campo nomadi a Opera, cosa pensa di fare?".
Ramazzotti interrompe definitivamente la seduta e se ne va sbottando: "allora non volete capire, me ne vado" e sparisce definitivamente con i pochi suoi colleghi rimasti.
Fino a notte fonda restano in strada i cittadini che nel frattempo organizzano un presidio fisso dinanzi all'area circense. Si stabiliscono i turni per passare anche la notte.
Il 21 dicembre 2006 iniziano i moti popolari con i disordini che proseguono fino a notte fonda.
Dal Tg1 del 22 dicembre 2006:
SPEDIZIONE PUNITIVA NEL MILANESE
Ieri sera ad Opera 300 persone hanno dato alle fiamme alcune tende della protezione civile approntate per ospitare una sessantina di rom sfollati da un campo abusivo.Il sindaco di Opera denuncia la presenza nel corteo di infiltrati esterni della Lega e di AN: Salvini e La Russa negano e quest'ultimo minaccia querele.
da Il Giornale
OPERA, 400 PERSONE IN PIAZZA. FUOCO E FIAMME CONTRO I ROM
di Paola Fucilieri
Un vero e proprio blitz. Conclusosi con 6 tende della Protezione civile bruciate e altre 7 divelte nel campo che il comune di Milano sta allestendo a Opera – all’angolo tra via Borsellino e via Marcora – per i nomadi sgomberati in zona Ripamonti due settimane fa. Quasi contemporaneamente un’incursione di circa 400 persone hanno impedito al consiglio comunale di Opera di proseguire mentre altri portavano come un trofeo, davanti al municipio, parte di quelle tende bruciate.A Opera i nomadi non li vogliono, è chiaro. Il sindaco Alessandro Ramazzotti (Ds), tra le 20 e le 21 di giovedì, ha tentato di illustrare al consiglio comunale e ai cittadini imbufaliti che affollavano l’aula il protocollo d’intesa appena raggiunto con le istituzioni milanesi per sistemare i 67 rom (di cui 34 bambini) che hanno dovuto lasciare l’accampamento abusivo di via Macconago giovedì 14 dicembre perché sgomberati dalla polizia. Il primo cittadino, però, si è dovuto interrompere perché il vociare di proteste gli impediva di parlare. E a nulla sono valsi i 15 minuti di pausa: Ramazzotti è stato costretto a sospendere il consiglio comunale mentre l’orda di gente, dietro incitazione dei rappresentanti della Lega, si riversava sulla strada e, bloccando il traffico davanti alla rotonda, agitava una specie di vessillo: il lembo di una delle tende che alcuni di loro avevano bruciato (probabilmente durante il consiglio comunale).In via Borsellino l’altra sera, subito dopo il rogo, sono giunti i carabinieri della compagnia di Corsico, quelli del nucleo radiomobile di Milano e, ieri mattina, la Digos che, insieme ai militari, ha presidiato la zona, non recintata e decisamente poco vigilabile. Sul posto sono state trovate delle taniche di benzina. E, oltre ai leghisti, c’è chi giura che tra i piromani ci fossero anche esponenti dell’estrema destra.Nei giorni scorsi a Opera era nato un vero e proprio vespaio di proteste quando il Comune e la Provincia di Milano – non appena deciso di approntare l’area verde all’angolo tra via Borsellino e via Marcora per il campo nomadi provvisorio, con le grosse tende azzurre riscaldate della protezione civile – avevano mandato subito sul posto le ruspe per iniziare i lavori. I residenti erano scesi allora sul piede di guerra, impedendo alle ruspe di andare avanti. E non erano stati solo i vertici della casa di riposo «Anni Azzurri» che si trova nell’area, ma tutti coloro che in quella zona stanno per andarci ad abitare.«È un’area dove sono state costruiti molti alloggi nuovi. E dove la gente non vuole più andare a vivere ora che sa che accanto ci saranno i rom. Avevamo detto no al campo nomadi di Noverasco e adesso ne allestiscono uno lì accanto» aveva protestato il sindaco di Opera con il prefetto Gianvalerio Lombardi lunedì quando, in piena emergenza proteste, era stato avvertito solo a lavori già iniziati. Poi le polemiche sembravano essersi quietate e l’accordo con la Provincia raggiunto. Ma c’era chi attendeva solo il momento giusto per agire. Adesso l’area dell’incendio è sorvegliata 24 ore su 24. Nel timore di nuovi blitz.