IL SITO DEL PRESIDIO DI OPERA E' UNA CARICATURA DEI PROBLEMI LEGATI ALL'INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI NELLA SOCIETA' MODERNA.

SOTTO: LA STORIA DEL PRESIDIO DI OPERA, UN ANNO DOPO.

Dal 21 dicembre 2006 al 12 febbraio 2007 riassunta con gli articoli di giornale più significativi (spesso falsi) ed i comunicati stampa, per non dimenticare:

VERGOGNA, non possiamo permettere questo!

OPERA TRASFERIMENTO DEL SACERDOTE, IL SINDACO INSORGE

Tratto da Il Giorno del 31 agosto 2007
«Don Renato: attacco inaccettabile»
— OPERA —Le parole di Fusco, consigliere comunale della Lega e leader del Presidio contro i Rom, che hanno accolto con esultanza il trasferimento di don Renato Rebuzzini, definito il «parroco che leggeva il Manifesto», hanno provocato una dura reazione del primo cittadino di Opera, Alessandro Ramazzotti. «L’attacco del consigliere Ettore Fusco a don Renato e alla chiesa milanese è inaccettabile. Mi limito a ricordargli le parole del cardinale Tettamanzi al ritorno, nel marzo scorso, dal Pellegrinaggio in Terrasanta: Non è certo alimentando la paura che si può realizzare quel dialogo, quel confronto, quella collaborazione che sono poi l’unica strada possibile per la convivenza». E parlando proprio della preziosa opera di don Renato, complimentandosi per il suo impegno ha detto: «La risposta della Chiesa a emergenze come questa deve essere chiara. Richiamo ai valori e vicinanza alle persone».
D'altra parte, don Renato saluta la comunità di Opera per un avvicendamento normale, peraltro già previsto e «lascia come patrimonio alla città uno straordinario lavoro fatto di atti e di gesti che sono stati, anche per l’Amministrazione, di esempio e di insegnamento. Insisto nel dire che Opera oggi vuole guardare avanti. Cercare rendite politiche continuando a strumentalizzare l'aiuto che Opera ha voluto dare a Milano, un intervento di solidarietà umana sostenuto da tutte le istituzioni di ogni colore politico, compresa il sindaco Letizia Moratti, è chiaramente qualunquista». Mas.Sag.
Il comunicato stampa che ha acceso la collera di Ramazzotti, e ieri di Apuzzo che definiva i miei attacchi "violenti, volgari e ipocriti", è in versione integrale su www.gruppoconsiliarelega.blogspot.com

MA SOCIOLOGO SIGNIFICA IMBECILLE?

Mi domando come possa giungere, una persona che si definisce sociologo, ad affermare idiozie simili: "Lo stesso odio che c'è dietro la vicenda del campo nomadi di Opera dove le persone cosiddette normali bruciano le tende dove ci sono 35 neonati." Qui sotto trovate l'articolo da cui ho estrapolato la frase che, francamente, non ho capito se è di Revelli oppure dell'autore del pezzo che si firma DV. Naturalmente si tratta di Liberazione giornale molto simile al Manifesto dove, lo stesso Marco Revelli, aveva affermato che "nelle tende dormivano le famiglie rom con trenta bambini". Non ho parole!

Da Liberazione del 6/02/2007, pag. 7
Parla il sociologo e voce storica della sinistra italiana
Revelli: «Quella realtà che i media non raccontano»
«Il vizio, l’errore di fondo, nasce quando un problema sociale come l’immigrazione viene presentato esclusivamente come problema di ordine pubblico. Un po’ come si è fatto nell’800 con le rivendicazioni della nascente classe operaia, presentata come vero e proprio pericolo pubblico». Marco Revelli, sociologo, economista e voce storica della sinistra italiana ha pochi dubbi: la percezione distorta dei migranti è frutto di un’informazione chiusa, autoreferenziale e virtuale. «Marocchino uscito con l’indulto massacra la famiglia ».Questo, grosso modo, il titolo della gran parte dei giornali italiani il giorno dopo la strage di Erba.
Il fatto è che il racconto sociale che viene fatto dai media è molto chiuso nella propria dimensione di sistema, nei codici della notizia che esaspera l’eccezionalità invece della normalità. Erba è un esempio chiaro. Ed allora andrebbe compreso che l’informazione non racconta la realtà, soprattutto la relatà dei migranti. Le nostre vite hanno una dimensione ed uno spessore che l’informazione non coglie. Vorrei che pezzi di società riprendano la parola e ricomincino a raccontarsi dimostrando quanto sia falso il racconto dei media. Di qui l’idea che i migranti siano presentati come era presentata la classe operaia nell’800.
Certo, esattamente come accadde due secoli fa con l’emergere di una classe di lavoratori salariati che fu interpretata come la nascita di una classe sociale pericolosa, come un problema di sicurezza. Così nacquero le leggi sul controllo militare di questa classe. Esattamente come i migranti del 2000 che vengono presentati come soggetti pericolosi mentre, nella realtà, sono la nuova forza lavoro planetaria.
C’è un razzismo inconsapevole del nostro sistema dei media; un razzismo di fondo che presenta l’altro come un delinquente abituale. Con Erba, inoltre, abbiamo mancato l’occasione per indagare questa violenza strisciante e domestica. Una violenza tutta italiana.
Oltre al soprassalto di vergogna con cui i media hanno presentato quel che è accaduto, la cosa che stupisce è che si è rimossa, si è ignorata la grave malattia del territorio. Di questo nostro Nord-est e di tutto il settentrione. Proprio in quella padania così ricca, in quel Nord-est pieno di suv, di palazzi di vetro e cemento, quel Nord-est in cui la vulgata colloca il motore del benessere dell’italia che tira; ecco, proprio lì scopriamo che il nostro territorio è attraversato da grumi di risentimento di cui i due assassini sono la sintesi. Lo stesso odio che c’è dietro la vicenda del campo nomadi di Opera dove le persone cosiddette normali bruciano le tende dove ci sono 35 neonati. Ed allora io credo che proprio lì, in quelle occasioni, viene fuori un sentimento di depauperazione che porta a tutto questo. I coniugi di Erba non avevano quel che aveva quella coppia: quel fertile disordine così incomprensibile per loro. I due assassini erano apparentemente perfetti e invece mancavano di tutto. Questo vuoto è un vuoto di relazioni, di rapporti di senso della vita e di gusto della scoperta dell’altro. Sono vite svuotate, prive di un orizzonte di senso che si ritrova solo nell’odio per tutto quanto è altro da sé.
D.V.

GENITORI CHE... educano alla verità i propri figli!

Voglio farvi leggere questo bel post tratto dal forum di genitoriche.org L'autore è un esempio di razzismo al contrario in casa nostra, infatti, Afroitaliani/e è già tutto un programma... comunque, come sempre ripeto, gente così è meglio davanti ad un pc piuttosto che ha calarsi le braghe davanti ad un asilo. Lo storico Marco Revelli, invece, è uno dei tanti comunisti che ha scritto le peggiori nefandezze sulla vicenda del Presidio usufruendo dello spazio sul "Manifesto". Chi esalta un personaggio simile, che purtroppo ho conosciuto prima di leggere le sue menzogne, è davvero un genitore che... sarebbe meglio fosse sterile! Vi rammento che Revelli, tra l'altro, ha scritto: "nella stessa notte aveva provocato un assalto al campo con l'incendio delle tende in cui dormivano le famiglie rom con ben 30 bambini, protraendosi poi tra momenti conviviali, bivacchi, e una continua, sistematica pratica dell'aggressione verbale con insulti, sputi, minacce ai nomadi e ai volontari che ogni mattina accompagnavano i bambini a scuola." A parte gli insulti e gli sputi ai nomadi ed ai bambini, menzogne di cui dovrebbero rispondere tutti quelli che le hanno riportate, il grande (come viene definito dal suo estimatore) Revelli ha saputo aggiungere anche le famiglie rom con 30 bambini che dormivano nelle tende bruciate... strano che non abbia indicato anche il numero di morti! Voi lo ricordate Revelli quando diceva che sono tutte leggende quelle sugli zingari che rubano ecc ecc? E la moioli che raccontava che non prendono i soldi? Strano poi sentire gli zingari intervistati che raccontano di essere obbligati a rubare poichè non trovano lavoro (allora rubano n.d.r.) o quelli che sempre davanti ad una telecamera si lamentano che con 1.100 euro dallo Stato mica ci possono mantenere la famiglia (allora qualcuno li prende sti soldi). E la Pavlovijc a Telelombardia accanto a Ramazzotti che diceva la stessa cosa, piangendo quasi, poichè i poverini non potevano campare con mille euro e quattro figli? Soldi dei sussidi, lo diceva lei. Proprio leggende cari amici... proprio leggende grande Marco Revelli!
Per chi volesse farsi due risate... guardate che finezza, poi, nel definire un genitore che... di figli ne ha tre, se li mantiene da se, e di balle non ne racconta!
Chi ha visto l'Infedele ieri sera?
inviato: 25/01/07 12:35
afroitaliani/eRegistrato: 06/02/06
ieri sera all'INFEDELE di gad lerner si parlava di rom , campi e discriminazione. In studio tra gli altri i leghisti di Opera, l'assessore moiolino, penati, don colmegna, il sindaco di opera, il grande storico MARCO REVELLI , Rosetta Loy e pubblico composto da residenti non rom di via triboniano e opera, e rom rumeni e italiani. Che ne pensate? a me è parso fatto bene, e poi c'era REVELLI, di cui ho una grandissima stima, peccato che non l'abbiano fatto parlare tanto quanto quell'abietto leghista, fusco mi pare si chiamasse....che ha detto impunemente le solite falsità trite (è una loro scelta vivere così, sono dei nomadi, vogliono vivere nelle tende !!!!!) mi è piaciuta molto anche Rosetta Loy che ha confutato , unica tra i tanti, neanche Colmegna l'ha fatto, l'affermazione che sia una "scelta" vivere nel degrado. e ha fatto benissimo Lerner a ricordare il doppio standard cioè che se si insultano pubblicamente gli ebrei in quanto gruppo si scatena giustamente la condanna unanime e bipartisan, ma se si fa lo stesso per i rom , nessuno, (o ben pochi) alza un sopracciglio chi è che ha FINALMENTE detto , mi sembra il regista Ferrario (film La strada di Levi, da non perdere) che la responsabilità di un crimine è dell'INDIVIDUO non del gruppo etnico a cui appartiene. una cosa così scontata, non è mai venuta in mente prima d'ora di dirla a nessun conduttore o politico? e poi bellissimo il reportage di francesca esposito, sull'europa dell'est, i pogrom in romania, il massacro del villaggio di HADARENI, I cartelli con su scritto : non serviamo i rom , che si trovano impunemente in romania.... e lerner ha anche ricordato l'iniziativa di oggi a Roma all'auditorium , che la redazione di genitoriche ha anche segnalato in che fare in città (grazie)..... per quanto riguarda il patto di legalità, io sono d'accordo con la signora rom italiana: ma dove siamo , in regime di apartheid , che esclusivamente a un particolare gruppo etnico viene chiesto di firmare un contratto di legalità??? presumendo che altrimenti il gruppo etnico delinqua, anche se nessun individuo di quel gruppo ha mai fatto niente di male?? lerner non ha aggiunto, ma avrebbe dovuto, che simili patti ricordano anch'essi il trattamento riservato agli ebrei durante il nazismo, o forse, per la questione del lasciapassare, a me ricordano la discriminazione perpertrata al giorno d'oggi dagli israeliani verso i palestinesi..... comunque la trasmissione era veramente , per una volta, informativa, (finalmente si è confutata la leggenda metropolitana dell'inesistente "sussidio ai rom") ....e penso che i neo-nazi di Opera non ne siano usciti così bene..... io mi sono messa nei panni di quelle persone rom che erano presenti in studio, come si sentiranno a sentirsi scaraventato addosso tanto odio, tanti pregiudizi..... hai visto l'idiota (perdonatemi) leghista, che a un certo punto ha detto : "beh se ci sono tutti questi luoghi comuni è perchè alla base c'è del vero" e ha aggiunto, facendo un infelice paragone con la Shoah : " se si vuole punire chi confuta l'Olocausto, si dovrebbe anche punire chi confuta queste verità" (o qualcosa del genere, al che Lerner , giustamente punto sul vivo ha replicato : non ho ben capito il senso di ciò che vuole dire.." peccato che non ha voluto infierire sul povero idiota, pardon, leghista, che sarebbe venuto fuori tutto il suo antisemitismo e odio razziale..... e la figura sarebbe stata ben più barbina.....

ALTRO CHE TENDE IGNIFUGHE!

Ancora una volta siamo a rilevare una delle tante menzogne che i media e le istituzioni hanno sostenuto fino alla nausea per dimostrare quanto fossero stati cattivi i cittadini che hanno bruciato le tende. Ricordano, i signori delatori del popolo operese, quante volte hanno ripetuto che le tende erano ignifughe per sottolineare la premeditazione e la caparbietà con cui si era compiuto l'efferato delitto? Persino mass media e istituzioni avevano insistito su questo punto. Bene, vi cito dall'Atto di chiusura delle indagini preliminari: "..appiccava il fuoco ad almeno 6 delle 13 tende collocate nell'area di Via Marcora, fabbricate con tessuto altamente infiammabile, al solo scopo di danneggiare le strutture di proprietà della protezione civile della Provincia di Milano..". Avete notato che le tende, a quanto pare, fossero addirittura "altamente infiammabili"? La storia delle tende ingnifughe è l'ennesima menzogna in merito alla vicenda e, seppure di reato si continuerà a parlare, visto che comunque sono state danneggiate le tende della Protezione Civile (e non di Don Colmegna o dei Rom, tende nostre quindi), la posizione degli accusati cambia. Io credo, anzi, che visto il caos di quella sera, cui non ho assistito poichè mi trovavo in Consiglio Comunale, qualcuno potrebbe anche aver gettato un mozzicone di sigaretta contro una delle tende ed aver provocato il danno senza neppure l'intenzionalità di cui gli operesi sono sempre stati accusati. Tra le tante menzogne sentite, come ho sempre ribadito, chissà perchè non ho mai sentito una bugia da parte di chi non voleva i rom a Opera. Erano forse, semplicemente, onesti cittadini quelli che hanno deciso di difendere la LEGALITA' nel nostro paese? Cordiali saluti.

Fabrizio Dalcerri con UNO DEI NOSTRI!

Anche da Umberto Bossi è giunto l'interessamento per la nota vicenda del Presidio di Opera e della chiusura delle indagini preliminari in relazione a presunte responsabilità da parte di cittadini operesi nel rogo del 21 dicembre 2006 quando le tende, che la protezione civile stava allestendo per accogliere un campo nomadi, vennero irrimediabilmente danneggiate da ignoti infiltratisi nella protesta dei cittadini che chiedevano chiarimenti al Sindaco Ramazzotti. Naturalmente dal Senatur sono giunti gli auguri al Consigliere leghista Ettore Fusco ed agli altri otto ragazzi ancora implicati nella vicenda. Con la grinta del condottiero del carroccio la nostra forza si moltiplica e la lotta si fa più decisa. L'unica colpa degli operesi, se di colpa si può parlare, è quella di avere troppo a cuore la propria terra. Siamo fieri di essere operesi.

"Il consigliere della Lega Ettore Fusco, in attesa del rinvio a giudizio per istigazione a delinquere, è a piede libero."

Con questa frase, tratta da il Manifesto del 27 luglio, si conclude l'articolo che annuncia la notizia relativa alla chiusura delle indagini preliminari. Non vado a vedere cosa scrivono di Caruso, i pennivendoli di sinistra, per non pentirmi della libertà di stampa. L'immagine, invece, è stata presa da uno dei tanti siti comunisti ed antifascisti che hanno dovuto trattare Opera come una questione di razzismo. Sono finiti i tempi degli ideali... oggi il proletariato rivoluzionario si occupa solo di rom, immigrati clandestini e dimentica la classe operaia. Il futuro del proletariato e quindi la ninfa vitale per il tesseramento alla triplice, in particolare alla CGIL, sono proprio i diseredati del mondo. La rincorsa a chi finge di essere più vicino ai loro bisogni è cominciata. I sindacati ne hanno di esperienza in questo campo.

CHIUSURA DELLE INDAGINI PRELIMINARI. SIAMO RIMASTI IN NOVE. UNICO POLITICO: ETTORE FUSCO della Lega Nord.

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UNA NUOVA BATTAGLIA DA COMBATTERE UNITI. PER IL NOSTRO PAESE.

Opera deve lottare, ancora una volta, per difendere il proprio diritto alla sicurezza. Opera Sicura è con chi vuole mantenere uno stato di vivibilità che gli operesi si sono saputi conquistare con il lavoro di chi non antepone il profitto ai bisogni del cittadino. L'inceneritore a Opera non si farà. Vinceremo anche questa battaglia. UNITI SI VINCE.

BANDIERE DI MILANO PER LA LEGALITA'.

Milano, 9 luglio. Erano una decina, su circa quattrocento milanesi, gli operesi in rappresentanza del Presidio di Opera alla fiaccolata organizzata dal comitato cittadino Treccani degli Alfieri e dalla Lega Nord che hanno sfilato nella zona tra Piazza Agrippa e Piazzale Abbiategrasso per ribadire la richiesta di essere ascoltati dalle istituzioni. Nel sud Milano, quella di Via Treccani degli alfieri, non era l'unica manifestazione. A Chiaravalle prosegue il presidio davanti all'Abbazia tutte le sere. Ieri era previsto l'arrivo della Moratti ma, forse per la notizia che ci sarebbe stato un comitato cittadino "di benvenuto", il Sindaco di Milano ha preferito disertare l'appuntamento. Alcunii cittadini del presidio, hanno partecipato anche a quel sit in di milanesi esasperati. Il problema dei rom è di tutti, non sono pochi kilometri di distanza dalla propria abitazione che permettono una vita tranquilla. Il Presidio di Opera è con i milanesi nell'impari lotta alle istituzioni ed ai campi nomadi abusivi.

OPERA GAGIA: GIOVEDI' 5 LUGLIO ORE 21

ATTENZIONE CI GIUNGE NOTIZIA DI UNA IMPROVVISATA PROIEZIONE DI OPERA GAGIA, IL DOCUMENTARIO SUL PRESIDIO, IN PROGRAMMA IL 5 LUGLIO 2007 AL CINEMA TEATRO EDUARDO. SIAMO STUPITI DI UNA SIMILE OPERAZIONE IMPROVVISA E NON PUBBLICIZZATA SE NON CON VOLANTINI APPARSI IN PAESE SOLO OGGI (4 LUGLIO) A FIRMA COMITATO FESTA DEI POPOLI. AUGURIAMO ALL'AMMINISTRAZIONE DI NON AVERE PATROCINATO (OVVERO PAGATO!) UN SIMILE EVENTO SENZA DEBITAMENTE PUBBLICIZZARLO TRA LA CITTADINANZA ED INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE E DIFFONDERE LA NOTIZIA.

OPERA GAGIA PRESTO IN VERSIONE DEFINITIVA

Il presidio di Opera è diventato un documentario che, bello o brutto, oramai è stato prodotto. Personalmente credo sia incompleto ma, effettivamente, se avessero dovuto mettere tutto quello che secondo me ci sarebbe voluto non avrebbero potuto fare un documentario della durata di un ora ma bensì una soap opera da 1600 puntate. L'unica cosa su cui possiamo ancora contribuire a migliorare il lavoro del regista Antonio Bocola è la pulizia delle immagini e dell'audio rendendo comprensibili le interviste ai presidianti che nella versione dell'anteprima erano contraffatte sia nell'audio che nell'immagine. Questo ha prodotto un pessimo risultato in quanto la sensazione di un volto contraffatto ed una voce alterata fa passare in secondo piano l'intervista lasciando invece spazio ad altre considerazioni sul perchè non si siano mostrati i presidianti mentre i rom intervistati sono sempre tutti sorridenti. La soluzione l'ho trovata con il regista offrendomi di recuperargli le liberatorie degli intervistati che, salvo una persona che non ho ancora riconosciuto, ho già tutti contattato. Naturalmente appena disponibile anche l'ultima liberatoria provvederemo a farci fornire delle copie del documentario presentabili e corrette anche nell'audio (lavoro tecnico che nella versione cinematografica di presentazione non era stato ancora fatto). L'idea è comunque quella di organizzare delle proiezioni al cinema di Opera aperte a tutti i cittadini. Per le copie da diffondere ai cittadini è preferibile quindi aspettare ancora alcuni giorni per la versione definitiva e per ricevere le opportune autorizzazioni. Chiunque fosse interessato può scriverci all'indirizzo mail presidiodiopera@libero.it. Un ultimo appello: per aiutarmi ad identificare l'ultimo cittadino che ancora non ho riconosciuto invito chi ha visto il film a scrivermi i nomi delle persone che pensa di avere visto nella versione contraffatta.

ULTIME NOTIZIE: Per le tende distrutte a Opera

Si avvia alla chiusura l'indagine del pm Laura Barbaini sull'incendio doloso delle tende destinate a una settantina di rom a Opera del dicembre scorso. Sedici erano i nomi finiti nel registro degli indagati. Tra questi oltre a residenti della zona che avevano partecipato alla manifestazione contro l'insediamento di donne e bambini sgomberati da via ipamonti ci sono tre esponenti politici. Alberto Pozzoli di Alleanza Nazionale, Ettore Fusco del Carroccio, Vittorio Calvi di Forza Italia, capogruppo in consiglio comunale. L ipotesi di reato a carico di Calvi è di concorso in danneggiamento aggravato e in invasione di terreni ed edifici. Diversa da quella di istigazione alla violenza contestata agli altri due politici finiti nel mirino della procura ormai mesi fa. Un filmato girato con un telefonino, nel quale sarebbe ripreso l'incendio del campo allestito dalla Protezione Civile incendiato lo scorso dicembre per togliere il tetto di tela ai rom. Il video sarebbe stato sul computer di Calvi, che però ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento. Alla lista qualche settimana fa solo i nomi dei piromani, ma qualcosa potrebbe essere cambiato.
tratto da E-POLIS del 25 giugno 2007

OPERA GAGIA. Figuraccia di Ramazzotti!

Piuttosto sorprendente il lavoro del regista del documentario sul presidio di Opera, Antonio Bocola (nella foto con l'Assessora provinciale alla cultura Daniela Benelli e due presidianti) che anzichè dipingere la protesta cittadina, durata due mesi, come l'atto di intolleranza razziale cui avevamo fatto l'abitudine ad essere accomunati leggendo i giornali ed ascoltando la televisione si è limitato a produrre una discreta testimonianza di un avvenimento che ha avuto un forte impatto sull'opinione pubblica nazionale ed un devastante riflesso sulla comunità operese. Un effetto, quello locale, che è già stato dimenticato dai protagonisti del presidio e non ha certo lasciato traccia se non nella stanchezza fisica recuperata in qualche settimana. Altrettanto non si può dire dei quattro gatti che hanno tentato di fare credere che Opera fosse divisa e che ancora oggi ci vengono a provocare con le scritte sui muri, con le incursioni nei nostri blog, con il saluto negato quando ci si incontra per la strada, con il tentativo di attaccar briga in occasioni come quella di ieri all'Oberdan, con volantini infamanti e chissà quanta altra propaganda sotto banco. La dice comunque lunga il fatto che questa parte di Opera, quella che voleva i rom ed insultava i presidianti, sia tutta rappresentata da chi qualcosa ci avrebbe guadagnato dalla loro presenza, vedi ad esempio i volontari pagati, i militanti di rifondazione comunista già pronti con le loro cooperative sociali, il parroco ed i suoi militanti pronti a ricevere i finanziamenti tramite la caritas, i politici del centrosinistra per difendere gli interessi cattocomunisti legati alla poltrona che occupano. Chiunque di noi invece può girare per il paese a testa alta e dire a chi non veniva al presidio per pigrizia ma si limitava a dire "Bravi ragazzi, fate bene. Se avessi tempo verrei pure io" che se ci fossimo stati tutti avremmo lottato di meno, vincendo prima la nostra battaglia, ed oggi nessun sindaco o assessore potrebbe ancora permettersi di girare liberamente per il paese raccontando di teste rasate venute da milano e saluti romani in consiglio comunale.

PARTECIPIAMO NUMEROSI, ECCO COME ARRIVARE

ecco le soluzioni suggerite dalla Paoletta (che mi fa notare che la MM circola fino alle 24 e poi ci si attacca al tram) per arrivare il prima possibile alla sede della proiezione:

ITINERARIO1: LASCIARE L'AUTO A ROGOREDO, PRENDERE LA METRO 3 GIALLA FINO A DUOMO, CAMBIARE CON LA ROSSA DIREZIONE SESTO; SCENDERE PORTA VENEZIA.

ITINERARIO 2: LASCIARE L'AUTO P.LE ABBIATEGRASSO, PRENDERE LA LINEA 2 VERDE, SCENDERE IN CADORNA, CAMBIARE CON LA ROSSA DIREZIONE SEMPRE SESTO; SCENDERE PORTA VENEZIA.

ITINERARIO 3: VENIRE IN PORTA VENEZIA CON L'AUTO E NELLE VIE TRA BUENOS AIRES E CENTRALE CERCARE UN POSTO AUTO. QUALCUNO LIBERO SI TROVA A QUELL'ORA.
anche chi volesse assistere alla seconda proiezione, non riuscendo ad essere li per le 20.30, venga ugualmente appena possibile per dimostrare l'interesse della popolazione operese.

Mercoledì 20 giugno allo Spazio Oberdan: anteprima di “Opera Gagia”, film documentario diretto da Antonio Bocola e prodotto dalla Provincia di Milano

SICURAMENTE SARA’ DEMAGOGIA ALLO STATO PURO…
MA ALTRI POTREBBERO RICREDERSI VEDENDOLO E CAPIRE CHE NELLA VITA
SI DEVE LOTTARE PER GLI IDEALI DI GIUSTIZIA, SICUREZZA E LIBERTA’
IL NOSTRO FILM SI DOVREBBE INTITOLARE: OPERA LIBERA!
OPERA GAGIA
La paura degli zingari, fra ragioni e fantasmi, alle porte di Milano
foto roberto re
Mercoledì 20 giugno alle ore 20.30 e alle 22.30, presso Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2: anteprima di “Opera Gagia” (DV, 57’, Milano, gennaio/maggio 2007; produzione E-Tica Srl - divisione Film), regia di Antonio Bocola, ricerca giornalistica e interviste Alfredo D’Amato e Francesco Scarpelli. Documentario prodotto da Provincia di Milano/Settore cultura.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Realizzato fra gennaio e maggio 2007, “Opera Gagia” racconta i fatti seguiti allo sgombero con procedura d’urgenza, nel dicembre 2006, della comunità di settantadue Rom rumeni da uno degli accampamenti abusivi di Via Ripamonti a Milano, e le reazioni al loro trasferimento nei terreni temporaneamente loro destinati da Comune e Provincia di Milano nell’adiacente comune di Opera. Il film ricostruisce l’intera vicenda attraverso immagini di repertorio, interviste ai protagonisti e riprese all’interno della comunità Rom e tra gli abitanti del paese: dal corteo spontaneo di protesta radunatosi sotto la sede del Comune, all’incendio delle tende allestite dalla Protezione Civile, ai presidi permanenti all’ingresso del campo; dall’immediato ciclone mediatico, che divide gli abitanti di Opera e l’opinione pubblica tra chi è “contro gli zingari” e chi invoca i nuovi “imprenditori politici della paura”, fino alla partenza volontaria dei Rom, stanchi del clamore e dei continui insulti, annunciato cinquantadue giorni dopo con una lettera aperta a tutta la cittadinanza gagia, cioè non-zingara.

“Opera Gagia” ripercorre attraverso le voci dei protagonisti le tappe dell’affermazione di una non-identità come soluzione di un conflitto sociale e culturale, a Opera come a Milano, attraverso la vittoria delle divisioni e delle solitudini.

Antonio Bocola (Napoli,1967) vive e lavora a Milano. Diplomato all’Itsos di Milano, cresce professionalmente allo Studio Pontaccio, dove lavora come come aiuto regia di Marco Bechis e segue la produzione di diversi programmi TV di successo. Dal 1990 ha lavorato come Aiuto Regista/Producer per diverse case di produzioni e agenzie pubblicitarie.
Da molti anni lavora con Paolo Vari, con il quale ha firmato documentari, fiction e programmi TV. Nel 2004, realizza con Vari il lungometraggio Fame chimica (2004), selezionato al 60° Festival Internazionale del Cinema di Venezia e vincendo, lo stesso anno, il Festival di Annecy, in Francia. I loro i lavori precedenti sono Potrei credere solo a un Dio che sapesse danzare (1996), Pompeo (1998), Lavoro in corso (1998).
Di I love Italy - la prima docusoap italiana, e di Metti... Un posto al sole, è autore e regista.
Cura la regia di Chicas, un programma con Ambra Angiolini per Fox.
Ultimi lavori, per Rai Due e per Rai Sat Arte, dei documentari sul design italiano, sull'artista Damien Hirst, quindi un documentario sull’artista Tom Sachs per Fondazione Prada.
Curatore del Laboratorio sperimentale cine-tv presso l'IPM Beccaria da febbraio 2007.
Dal 2005 è amministratore delegato di E-tica srl, in comproprietà con Studio Azzurro.

Francesco Scarpelli (Milano, 1965) giornalista, sceneggiatore e autore televisivo, collabora con Antonio Bocola da dieci anni. Nel 1996, con Bocola e Paolo Vari, scrive il documentario sul teatro italiano d’avanguardia Potrei credere solo a un Dio che sapesse danzare. Nel 1997/1998, con gli stessi registi, scrive i mediometraggi Fame chimica e Pompeo, e nel 2001, è autore e sceneggiatore della docusoap I love Italy – Italiani d’America (Camera GP, Tele+, TSI). Nello stesso anno è autore e coregista, con Marco Carraro, Emiliana e Paolo Poce, di Racav Lavor / Cerco Lavoro, documentario sugli zingari di Milano. Nel 2004 firma con Paolo Poce, Porrajmos, una persecuzione dimenticata, documentario sul genocidio nazifascista degli zingari europei. Sempre con Bocola e Vari ha firmato dialoghi e sceneggiatura del lungometraggio Fame Chimica; con Tekla Tidelli ha firmato il lungometraggio FuoriVena (2005), selzionato al 58° festival del Cinema di Locarno.

Alfredo D’Amato, giornalista professionista, è nato a Milano 39 anni fa.
Ha cominciato la sua attività di indagine investigativa e divulgativa sui fenomeni criminali a Milano, alla fine degli Anni Ottanta, lavorando con Nando dalla Chiesa per il mensile Società Civile.
Sotto la direzione di Indro Montanelli, è stato cronista di "Nera" per il Giornale.
Per dieci anni ha lavorato in Rai, prima con il regista e autore Gilberto Squizzato, realizzando una serie di docu-movie, vere e proprie inchieste giornalistiche, raccontate con un linguaggio cinematografico. Poi, è stato redattore del Tg3 Regionale e dei Servizi Speciali della Testata giornalistica regionale della Rai. Negli ultimi due anni, ha ricoperto l’incarico di Responsabile della Comunicazione e di Addetto Stampa della Presidenza del Consiglio comunale di Milano.
Oggi, fa parte del pool di giornalisti che ha fondato il nuovo quotidiano milanese Cronacaqui, dove lavora come cronista di "Giudiziaria".

Informazioni al Pubblico:
Provincia di Milano/Settore cultura, tel. 02.7740.6371
www.provincia.milano.it/cultura

PRESIDIO DI OPERA - RONDE DI POASCO Poasco, 14 giugno 2007

Opera purtroppo non possiede un campo a 7 e quindi la gara di ritorno con i poaschesi si disputerà ancora sul campo (stavolta con l'erba tagliata) del Cavallino Bianco a Poasco. Giocatori: Ettore, Pitti, Bartolo, Lorenzo, Simone, Andrea, Micio, Bacco, Jerry, Mauro e Pino. Dopo la partita tutti da Mimmo (il Vivà) a mangiare la pizza.

MIRASOLE: DOMENICA 17 GIUGNO dalle ore 15.30

A grande richiesta si replica all'Abbazia di Mirasole organizzando la seconda Festa di Mirasole.
MANCARE E' UN DELITTO... soprattutto per un presidiante.

IL PRESIDIO DI OPERA PERDE IL DERBY ANTI-ROM SUL CAMPO DELLE RONDE DI POASCO

GRANDE RIMONTA DELLA SQUADRA DI POASCO DOPO UN INIZIO FULMINANTE DEGLI OPERESI
RONDE DI POASCO – PRESIDIO DI OPERA 9-7 (primo tempo 3-3)
marcatori Presidio Opera: Ettore, Bartolo, Ettore, Micio, Micio, Bartolo, Micio.
Poasco, 8 giugno 2007 - Il primo atto del derby anti-rom va ai padroni di casa delle Ronde di Poasco, protagonisti di una straordinaria rimonta dopo che la compagine operese si era portata avanti addirittura per 3-0 nel primo tempo.
In effetti dopo i primi 20 minuti di gioco la partita sembrava essere in discesa per gli ospiti, una doppietta dello scatenato Ettore ed un gol di Bartolo ci avevano illuso di aver già messo il risultato in cassaforte, invece i ragazzi in maglia blu delle Ronde di Poasco non hanno mollato e sono riusciti prima a chiudere il primo tempo in parità, poi addirittura a dilagare nel secondo tempo e a vincere meritatamente la partita.
Il Presidio di Opera si presenta al centro sportivo Cavallino Bianco di Poasco con questa rosa di giocatori: Antonio, Pitti, Bacco, Mauro, Lori, Ettore, Simone, Pino, Bartolo, Micio e, nel secondo tempo, Gerry.
I nostri partono fortissimo e vanno in vantaggio grazie ad un bel diagonale del bomber Ettore, il raddoppio è opera di Bartolo che batte l’ottimo portiere avversario da due passi, passano pochi minuti e arriva addirittura il terzo gol che porta la firma ancora di Ettore, sul 3-0 i nostri si disuniscono e i padroni di casa cominciano ad imporre il proprio gioco, molti giocatori di Opera giocano con scarpe da calcetto e, complice anche il campo bagnato, faticano a mantenere l’equilibrio ed a controllare il pallone reso viscido dall’acqua.
Nel giro di 10 minuto dal 3-0 si passa al 3-3 e si va al riposo in parità.
Nella seconda frazione di gioco le Ronde di Poasco fanno valere il fattore campo e allungano fino al 5-3, gli operesi rimangono in qualche modo aggrappati al match grazie ad una prodezza di Micio che al volo batte l’estremo difensore di Poasco dal limite dell’area perfettamente imbeccato da un bel assist di Bartolo.
Ma è solo un’illusione, ormai il Presidio è in debito d’ossigeno e non basta l’ottimo inserimento di Gerry, compensato nelle file dei nostri avversari dall’ingresso in campo di un giovanissimo ed ottimo elemento, per raddrizzare un risultato ormai compromesso, le Ronde vanno in gol con estrema facilità grazie agli spazi concessi dalla nostra difesa sbilanciata in avanti nel disperato tentativo di rimonta e, in contropiede, i poaschesi ci fanno molto male, un lampo di Pino che sfonda a centrocampo da a Micio la possibilità di mettere dentro la sua doppietta personale, poco dopo un gol di Bartolo ci da ancora qualche speranza ma ormai il risultato è di 9-6, l’ultima fiammata proprio allo scadere è ancora di Micio (tripletta per lui) che mette dentro il definitivo 9-7.
In sintesi una partita dai due volti, ottimo primo tempo dei nostri che però non riescono a chiuderlo in vantaggio e Ronde di Poasco che invece vengono fuori alla distanza e si fanno nettamente preferire nella seconda frazione di gioco, risultato finale sostanzialmente giusto e va letto anche considerando il fatto che gli operesi erano al loro esordio a 7, quindi gli automatismi e i movimenti erano tutti da testare.
Ora si attende il match di ritorno in quel di Opera, ci sono da rimontare 2 gol, impresa difficile ma non impossibile.
Andrea.
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